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| articolo apparso su "La Stampa" del 7 aprile 2005 | ||||
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POLEMICHE DOPO L'ANNUNCIO DEL MINISTRO GIOVANARDI. Procreazione assistita referendum 5 o 12 giugno. L'esclusione del 29 maggio motivata dalla concomitanza con. alcune elezioni amministrative in Sicilia. I promotori: pretestuoso. Daniela Daniele. ROMA. E' polemica, fino alla fine, per il referendum sulla procreazione assistita. Carlo Giovanardi, ministro per i Rapporti con il Parlamento, ha annunciato la data: si andrà alle urne il 5 o il 12 giugno. E la miccia si è riaccesa. I radicali non hanno gradito l'annuncio. "Il ministro - ha detto il loro segretario, Daniele Capezzone - ha presentato una sequenza di scuse e pretesti politicamente e giuridicamente risibili per evitare il voto il 29 maggio". Nulla impedisce, ribadiscono, di scegliere questa data, onorando le promesse fatte da Silvio Berlusconi quando assicurò che sarebbe stato scelto un giorno in grado di consentire a tutte le famiglie il più ampio ventaglio delle scelte. Giovanardi ha motivato l'esclusione della data del 29 maggio per la concomitanza con alcuni turni di elezioni amministrative in Sicilia, sostenendo che non esistono disposizioni di legge che disciplinino l'abbinamento tra referendum ed elezioni. Insorgono Antonio Del Pennino e Lanfranco Turci, rispettivamente presidente e tesoriere del Comitato promotore dei referendum sulla procreazione assistita. Le argomentazioni di Giovanardi vengono definite "pretestuose". Del Pennino e Turci ricordano, poi, "allo smemorato ministro che una disposizione di legge esiste ed è quella che esclude l'abbinamento nello stesso anno tra elezioni politiche e consultazioni referendarie. Ne consegue che non esiste nessuna disposizione legislativa che impedisca l'abbinamento tra referendum ed elezioni amministrative. Quanto alle argomentazioni sulle ragioni tecniche che non consentirebbero l'abbinamento, va rilevato che si tratta di impedimenti superabili con un semplice decreto". Secondo i promotori del referendum, è evidente che quella del governo è una decisione politica, sensibile alle sollecitazioni del presidente della Cei "e volta a ostacolare la piena partecipazione dei cittadini alla consultazione referendaria". "Quella annunciata dal ministro Giovanardi è una scelta obbligata e ineccepibile", parte in difesa Riccardo Pedrizzi, presidente della Consulta etico-religiosa di An. E aggiunge che si rende necessaria per evitare di provocare "confusione e disorientamento fra i cittadini, con sovrapposizioni stridenti tra la campagna per le elezioni amministrative di maggio e quella per i referendum". Fissare il referendum sulla legge per la procreazione assistita il 5 giugno, cioè nel ponte del 2 giugno, "sarebbe un'assurdità irresponsabile", ribatte il coordinatore della segreteria Ds, Vannino Chiti. "Deve essere chiaro - prosegue - che non si passa da una legge molto negativa a un'assenza di legge, ma, attraverso il referendum, a una sua correzione". Barbara Pollastrini, coordinatrice nazionale Donne della Segreteria Ds, rincara: "È vergognoso il cinismo furbesco del governo. Sa che una larga consultazione popolare sancirebbe la vittoria dei "sì" e reagisce con una manovra intesa a ostacolare un grande coinvolgimento al voto". Ma i Ds non vogliono che il referendum si trasformi "in uno scontro tra destra e sinistra, in un ritorno a una campagna elettorale o a un anticipo di essa". Dichiarano che quello che serve, adesso, è "un confronto serio su un tema che riguarda la civiltà del vivere". E tendono la mano: tutti devono fare uno sforzo perchè il referendum non si trasformi in una guerra tra Chiesa o cattolici contro il resto del mondo, "si devono far valere le questioni di merito, senza giungere a bollare qualcuno con le etichette", a seconda dei casi, di reazionario o amorale. |
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