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POLEMICHE DOPO L'ANNUNCIO DEL MINISTRO GIOVANARDI.
Procreazione assistita referendum 5 o 12 giugno.
L'esclusione del 29 maggio motivata dalla concomitanza con.
alcune elezioni amministrative in Sicilia.
I promotori: pretestuoso.
Daniela Daniele.
ROMA.
E' polemica, fino alla fine, per il referendum sulla procreazione assistita.
Carlo Giovanardi, ministro per i Rapporti con il Parlamento, ha annunciato la
data: si andrà alle urne il 5 o il 12 giugno.
E la miccia si è riaccesa.
I radicali non hanno gradito l'annuncio. "Il ministro - ha detto il loro
segretario, Daniele Capezzone - ha presentato una sequenza di scuse e pretesti
politicamente e giuridicamente risibili per evitare il voto il 29 maggio".
Nulla impedisce, ribadiscono, di scegliere questa data, onorando le promesse
fatte da Silvio Berlusconi quando assicurò che sarebbe stato scelto un giorno
in grado di consentire a tutte le famiglie il più ampio ventaglio delle
scelte.
Giovanardi ha motivato l'esclusione della data del 29 maggio per la
concomitanza con alcuni turni di elezioni amministrative in Sicilia,
sostenendo che non esistono disposizioni di legge che disciplinino
l'abbinamento tra referendum ed elezioni.
Insorgono Antonio Del Pennino e Lanfranco Turci, rispettivamente presidente e
tesoriere del Comitato promotore dei referendum sulla procreazione assistita.
Le argomentazioni di Giovanardi vengono definite "pretestuose". Del Pennino e
Turci ricordano, poi, "allo smemorato ministro che una disposizione di legge
esiste ed è quella che esclude l'abbinamento nello stesso anno tra elezioni
politiche e consultazioni referendarie.
Ne consegue che non esiste nessuna disposizione legislativa che impedisca
l'abbinamento tra referendum ed elezioni amministrative.
Quanto alle argomentazioni sulle ragioni tecniche che non consentirebbero
l'abbinamento, va rilevato che si tratta di impedimenti superabili con un
semplice decreto".
Secondo i promotori del referendum, è evidente che quella del governo è una
decisione politica, sensibile alle sollecitazioni del presidente della Cei "e
volta a ostacolare la piena partecipazione dei cittadini alla consultazione
referendaria".
"Quella annunciata dal ministro Giovanardi è una scelta obbligata e
ineccepibile", parte in difesa Riccardo Pedrizzi, presidente della Consulta
etico-religiosa di An. E aggiunge che si rende necessaria per evitare di
provocare "confusione e disorientamento fra i cittadini, con sovrapposizioni
stridenti tra la campagna per le elezioni amministrative di maggio e quella
per i referendum".
Fissare il referendum sulla legge per la procreazione assistita il 5 giugno,
cioè nel ponte del 2 giugno, "sarebbe un'assurdità irresponsabile", ribatte il
coordinatore della segreteria Ds, Vannino Chiti. "Deve essere chiaro -
prosegue - che non si passa da una legge molto negativa a un'assenza di legge,
ma, attraverso il referendum, a una sua correzione".
Barbara Pollastrini, coordinatrice nazionale Donne della Segreteria Ds,
rincara: "È vergognoso il cinismo furbesco del governo.
Sa che una larga consultazione popolare sancirebbe la vittoria dei "sì" e
reagisce con una manovra intesa a ostacolare un grande coinvolgimento al
voto".
Ma i Ds non vogliono che il referendum si trasformi "in uno scontro tra destra
e sinistra, in un ritorno a una campagna elettorale o a un anticipo di essa".
Dichiarano che quello che serve, adesso, è "un confronto serio su un tema che
riguarda la civiltà del vivere". E tendono la mano: tutti devono fare uno
sforzo perchè il referendum non si trasformi in una guerra tra Chiesa o
cattolici contro il resto del mondo, "si devono far valere le questioni di
merito, senza giungere a bollare qualcuno con le etichette", a seconda dei
casi, di reazionario o amorale.