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 Società Civile - Il Cantiere Gruppo Consiliare Comune di Bologna
 
 
     
  articolo apparso su "Avvenimenti"  
     
  di Simona Maggiorelli

 
 "Non avranno i suoi occhi, non avranno il suo colore di capelli, ma i
nostri due bambini hanno il suo sorriso. E mio marito quando sta
con loro è felice". Federica racconta così con parole semplici e la voce
ancora emozionata l'esperienza di aver avuto due figli con la
fecondazione eterologa, accettando il seme di un donatore. Ha scelto di
raccontare in pubblico la propria storia. Ha preso un aereo
dall'Alsazia dove vive e lavora per essere a Roma, al convegno della onlus
L'Altra Cicogna. "Mi è sembrato importante -dice, con la
piccola Clara di appena 40 giorni, in braccio -. Questa legge sembra
parlare di concetti astratti, ma chi si vive sulla pelle le sue
conseguenze, sa quanto siano pesanti". La storia di Federica e Stephen -
lei italiana, lui scozzese, entrambi ricercatori - comincia
quando decidono di avere un figlio. Dopo i primi sei mesi di tentativi
hanno cominciato a capire che qualcosa non andava. "Ci siamo
divisi i compiti- racconta Federica -, ognuno si è fatto le sue visite
specialistiche, per capire la causa". La spiegazione arriva presto:
"Scoprii - racconta Stephen - che per la risalita di un testicolo scoperta
a 9 anni, nel mio sperma non c'erano spermatozoi. Non riuscivo a
crederci, pensavo che a me una cosa del genere non sarebbe potuta
succedere.
Avevo sempre creduto - dice - che diventare papà fosse
una cosa scontata e semplice. Ma quando è arrivata la diagnosi definitiva
di azoospermia secretiva, il mondo mi è crollato addosso". "Il
dolore di aver scoperto di non poter avere figli era grande - prosegue
Federica - ma non ci siamo isolati. Ne abbiamo discusso con le
nostre famiglie, con gli amici, non ci siamo nascosti, neanche quando
abbiamo scelto di "adottare" uno spermatozoo". Federica e
Stephen sono andati in Svizzera a cercare il seme di un donatore che fosse
compatibile per gruppo sanguigno "di certo - dicono - non
andavamo a cercare figli con gli occhi azzurri e i capelli biondi".
Federica ce li ha davvero, di suo, gli occhi azzurri, "ma la somiglianza
fisica - dice - non c'entra molto con l'essere genitore, c'entra l'amore".
E la neonata Clara e Samuele, di 3 anni, sono stati molto voluti,
cercati con passione. Basta dire che nel 2000 la coppia fece il primo
tentativo con l'eterologa, seguito da altri 6. Ogni volta la speranza,
ogni volta una delusione. Via, via sempre più cocente. Finché, al settimo
tentativo, quando Stephen e Federica stavano quasi per
mollare, andò a buon fine. "La scelta dell'eterologa, per persone sterili
come me - racconta Stephen - è semplicemente accettare un
dono grande e generoso. Non c'è niente di male, niente di cattivo, niente
di cui vergognarsi. A me il dono di uno spermatozoo ha
permesso di vivere insieme a mia moglie la stupenda esperienza della
gravidanza". "Geneticamente parlando - aggiunge - non sono il
papà di Samuele e Clara, ma in realtà mi sento e sono al 100 per cento il
loro papà". "I nostri figli sapranno come sono venuti al
mondo - dice Federica -. Non è vero che i bambini non capiscono. Capiscono
moltissimo. Raccontargli come sono nati non è difficile -
aggiunge -. Difficile sarà spiegare loro perché in Italia sono fuorilegge".
La preoccupazione di Federica e Stephen, nel caso di un
eventuale rientro in Italia, non è senza motivo. L'eterologa è legalizzata
in quasi tutti i paesi del mondo. Eccetto che in Egitto, in Turchia,
in Arabia Saudita e, dal 10 marzo 2004, in Italia. Come sarebbero guardati?
Che giudizi dovrebbero sopportare Samuele e Clara, si
domanda la loro madre. Che ambiente troverebbero in Italia, dopo la pesante
campagna ideologica e di disinformazione compiuta dalle
gerarchie ecclesiastiche, ma anche da ministri come Carlo Giovanardi che in
tv, a Porta a porta, ha detto esplicitamente che i figli
dell'eterologa "sono fuori legge". Ignorando un vistoso paradosso: che
prima della legge 40, da noi, sono nati migliaia di bambini con
l'eterologa. "Nel caso malaugurato che il referendum fallisse - afferma
Angelo Aiello, psicoterapeuta e autore del sito www.unbambino.it
-, chiederei al re Juan Carlos la cittadinanza spagnola per i miei figli,
nati grazie all'eterologa fatta in Spagna. Come provocazione -
spiega -, ma anche come gesto di tutela. Rispetto a quanto sta accadendo
in Italia dove rischiano di prendere sempre più piede le
posizioni oscurantiste e gli anatemi di Ratzinger". Angelo e sua moglie
sono ricorsi all'eterologa per problemi genetici e, con l'entrata in
vigore della legge 40, sono andati all'estero per continuare il percorso
intrapreso con il Sismer, il noto centro di medicina della
riproduzione diretto da Luca Gianaroli. "Siamo andati in Spagna - racconta
Angelo -, sapendo che in quel centro lavoravano specialisti
formati da lui. Il che, era già un'importante garanzia". Questa coppia
bolognese insomma, fa parte di quel 20 per cento in più di
"turismo terapeutico", dall'Italia all'estero, che si è venuto a creare con
la nuova legge. I costi? "In tutto abbiamo speso circa 6200 euro
- rivela Angelo -, ma da un anno a questa parte i prezzi sono molto
lievitati e c'è chi se ne vede chiedere anche più di 9mila". Senza
contare che i trattamenti di fecondazione assistita raramente vanno subito
a buon fine, e bisogna fare più cicli. Inoltre, "rivolgendosi,
come molti fanno, a quei centri che oltre confine stanno nascendo
rapidamente, nella ex Jugoslavia, come a Lugano, - denuncia lo
psicologo bolognese - non sempre si ha la garanzia di adeguati controlli
sui donatori". Un allarme lanciato anche dal dottor Andrea
Borini, presidente del Cecos, un centro che si occupa da anni di eterologa
E che solo, tra il 1997 e il 2002, ha praticato l'eterologa su
quasi tremila coppie, facendo nascere 1178 bambini. "Una fase importante
del nostro lavoro - dice Borini - era lo screening dei donatori,
per vedere eventuali infezioni o altre patologie". In Italia l'eterologa si
praticava con controlli severissimi sugli spermatozoi e ovociti
donati, ci spiega Guido Ragni direttore del centro di infertilità
dell'Università di Milano, ma oggi una coppia che faccia l'eterologa in
Albania o in Svizzera che garanzie ha? "Con questa legge - denuncia il
professore - l'Italia delega ad altri stati il controllo e l'accurata
selezione dei donatori, abdicando così alla difesa della coppia e del
nascituro. Senza contare che il proibizionismo crea facilmente il
mercato nero, al di fuori di ogni controllo". In molti paesi la
legislazione prevede la possibilità di compensi in denaro per chi dona i
gameti, sperma o ovicita. In Italia, prima della 40, erano soprattutto le
donne che si erano sottoposte a fecondazione assistita a donare
gli ovociti in soprannumero. Ma oggi storie come quella di Michele che,
dopo aver avuto tre gemelli grazie l'eterologa, vorrebbero a sua
volta farsi donatore, si confrontano con i duri stop della legge, che non
permette più nemmeno di congelare gli embrioni."Una legge
insensata, piena di assurdi divieti - dice il professor Ragni -, una norma
in cui già i nomi stessi sono del tutto sbagliati. Definire la
fecondazione che avviene con gameti donati, "eterologa", è un errore anche
linguistico perché eterologo, per definizione, è ciò che
appartiene a una specie diversa e porta con sé una valutazione negativa
che esclude, per esempio, l'atto della donazione solidale.
Quando dal punto di vista medico non c'è nessuna controindicazione a questa
donazione, anzi, spesso è l'unico modo per offrire una
soluzione ad un partner del tutto sterile". Casi sempre meno rari,
avvertono gli specialisti. In Italia una coppia su 5 ha problemi di
infertilità. Per i cambiamenti sociali che spingono sempre più a ritardare
la nascita di un figlio, ma anche per malattie genetiche o
oncologiche che, che con radioterapia e chemio, riducono drasticamente
spermatozoi e oviciti. Così tornano in mente le parole di
Federica, che tenendo stretta la sua bambina, ripeteva: "Crediamo che sia
stata una scelta dettata dall'amore. Certo non pretendiamo
l'approvazione degli altri, ma chiediamo la possibilità di scegliere"


 
 
 
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