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ALCUNE RIFLESSIONI SU ADOZIONE ED ETEROLOGA
La cosa che più colpisce quando si sente parlare di adozione è che questa
viene indicata quale alternativa alla procreazione medicalmente assistita di
tipo eterologo.
L’adozione è in realtà una forma di genitorialità nella quale il padre e la
madre che adottano non sono genitori biologici. Negli anni la legislazione
sulla famiglia si è sforzata nell’obbiettivo di riconoscere ai figli adottivi
gli stessi diritti dei figli biologici. Ma quale è la differenza tra chi
adotta bambini già prodotti da altri e chi invece chiede di adottare gameti?
Sul piano legale nessuna, i figli in quanto tali hanno eguali diritti e
assumono il cognome del padre. Il problema sarebbe di carattere etico? Ma
quale etica è migliore? Adottare è un atto di amore che si risolve in un
tacito e apprezzabile mutuo soccorso tra il bambino da adottare e i genitori
che adottano: L’adottabile è nella condizione di chiedere un solido soccorso e
la coppia che cerca un figlio attraverso questo istituto ripara a una
situazione di infertilità. Tutto ciò non solo è un bene della solidarietà
umana, ma è anche una questione che andrà esaurendosi con il crescere del
benessere e della cultura. Va ricordato a questo proposito quello che è
accaduto con la catastrofe naturale che ha colpito il l’estremo oriente e che
comunemente porta il nome di tsunami, alla richiesta notevole e pressante di
adozione internazionale, quei paesi uniti hanno deciso che nessun bambino
uscisse adottato verso l’occidente. Poi esiste unproblema morale che non va
sottovalutato, per essere in condizione di adozione generalmente occorre
essere abbandonato dai genitori biologici. Nella pratica dell’eterologa si fa
strada il principio diverso e importante di richiedere o adottare bambini che
sono desiderati e che senza quel desiderio non vedrebbero mai la luce.
Che dire di una morale che predica l’amore e non riesce a vedere al di la dei
propri gameti? Ma non è l’uomo con i suoi sentimenti e la sua cultura che
determina i livelli affettivi e relazionali? Ma se non si accetta l’eterologa
come si può accettare che uomini e donne vedovi con figli, uomini e donne
divorziati con figli si riaccoppiano e formano famiglie?
Avete mai insinuato a una di queste coppie che la sua nuova condizione è di
tipo eterologa? Che il figlio della sua nuova moglie è stato concepito grazie
al seme del suo ex marito o compagno?
Ma ci rendiamo conto che vietare l’eterologa equivale ad una vera e propria
premessa per mettere fuori legge le famiglie che definiamo miste?
L’attaccamento alla propria identità biologica è un grave limite allo sviluppo
delle relazioni e della solidarietà della specie umana. Ridurre tutto al
proprio sangue rappresenta un pensare arcaico e antiquato che mette in
discussione lo stesso progresso della specie.
Dare piena leggittimazione alla pratica di fecondazione assistita di tipo
eterologa significa aprire spazi di leggittimità a situazioni che per amore o
per necessità hanno loscopo di tramandare la vita e far progredire il mondo.
Angelo Gabriele Aiello