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Articolo apparso su "Il Domani" del 24 gennaio 2005

 

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Selva: dichiariamo guerra. Non è una missione di pace

"L'abbiamo mascherata così per avere il si del Quirinale"

Martino: "non ho bloccato io l'invio degli elicotteri Mangusta"


ROMA - Reale natura della missione italiana in Iraq, condizioni di sicurezza dei nostri soldati. Su questo dovrà riferire in aula il ministro della Difesa Antonio Martino chiamato a pronunciarsi di fronte al Parlamento dalle opposizioni subito dopo l'uccisione di Simone Cola. E c'è da giurarci che sarà un martedì di fuoco. Accuse e polemiche rimbalzeranno tra Camera e Senato perché, a complicare un appuntamento già di per sé non facile, si sono aggiunti veleni, minacce di azioni legali, prese di posizione.
C'è l'accusa lanciata dal quotidiano la Repubblica allo stesso Martino di essere il responsabile della decisione "politica" di non inviare in Iraq gli elicotteri d'attacco Mangusta, perché un mezzo considerato "da guerra" e dunque non in linea con la missione di pace votata dal Parlamento. Il ministro, nega e annuncia che procederà per diffamazione contro il quotidiano. E ci sono le dichiarazioni esplosive rilasciate in una intervista a Libero da Gustavo Selva, presidente della commissione esteri di Montecitorio che in sostanza dichiara che l'Italia è in guerra e che la missione è stata "mascherata" da operazione umanitaria solo per ottenere l'ok di Ciampi.
Due scenari nuovi che provocano la levata dì scudi dell'opposizione e che rendono ancora più dure le polemiche sui mezzi a disposizione dei nostri militari, su cui vuole vederci chiaro anche il procuratore militare Intelisano E dubbi, probabilmente li hanno anche gli uomini dello stato maggiore della difesa. Tanto che, annuncia il generale Cecchì, capo del comando operativo interforze, è probabile che gli elicotteri Mangusta possano arrivare presto in Iraq. Una decisione non legata alla morte del maresciallo Cola, che è stata una "fatalità", ma al "peggioramento della situazione".
Dell'utilizzo degli elicotteri A-129 Mangusta parla anche il capo di stato maggiore della difesa, ammiraglio Di Paola, per "scagionare" il ministro Martino: "La questione del loro impiego forma oggetto di valutazione da parte delle autorità militari e non è mai stata fino a ora portata a livello politico del dicastero". E infatti, sottolinea una nota del ministero della Difesa, "è del tutto contrario alla verità e manifestatamente orientato a denigrare la sua persona, che il ministro Martino abbia deciso che non sarebbe stato necessario schierare in Iraq elicotteri Mangusta e che abbia così opposto una sua scelta politica ad una proposta di inviare due di questi velivoli per rafforzare la capacità di protezione del nostro contingente".
Intanto le dichiarazioni di Selva aprono un nuovo scenario. Dice l'esponente di An: "Dobbiamo passare da forza di ingerenza umanitaria a forza combattente- Basta con l'ipocrisia dell'intervento umanitario: è ora di prendere atto che la natura dell'operazione Antica Babilonia è inadeguata guata alla realtà". Dunque bisogna <rafforzare il dispositivo militare" attraverso un nuovo: passaggio parlamentare. A questo punto "il Colle sarebbe tenuto a rispettare la volontà del Parlamento cui spetta la deliberazione dello stato di guerra". D'altra parte, aggiunge Selva, "abbiamo dovuto mascherare Antica Babilonia come operazione umanitaria perché altrimenti dal Colle non sarebbe mai arrivato il via libera".
"Selva ha confessato - reagisce il leader dei Verdi Pecoraro Scanio - II centrodestra ha raggirato il presidente ella Repubblica". Affermazioni di "inaudita gravita - incalza Rizzo del Pdc - è l'ammissione palese che il governo Berlusconi ha ingannato gli italiani".
Comunque stiano le cose per il diessino Minniti occorre ora "chiarezza sulla sicurezza dei nostri soldati uscendo dall'ambiguità con cui si continua a chiamare il nostro intervento in Iraq missione di pace: una ipocrisia che mette in pericolo le truppe italiane" Dunque, via libera anche ai Mangusta, "se serve".
ol.po.