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Selva: dichiariamo guerra. Non è una missione di pace
"L'abbiamo mascherata così per avere il si del Quirinale"
Martino: "non ho bloccato io l'invio degli elicotteri Mangusta"
ROMA - Reale natura della missione italiana in Iraq, condizioni di sicurezza
dei nostri soldati. Su questo dovrà riferire in aula il ministro della Difesa
Antonio Martino chiamato a pronunciarsi di fronte al Parlamento dalle
opposizioni subito dopo l'uccisione di Simone Cola. E c'è da giurarci che sarà
un martedì di fuoco. Accuse e polemiche rimbalzeranno tra Camera e Senato
perché, a complicare un appuntamento già di per sé non facile, si sono
aggiunti veleni, minacce di azioni legali, prese di posizione.
C'è l'accusa lanciata dal quotidiano la Repubblica allo stesso Martino di
essere il responsabile della decisione "politica" di non inviare in Iraq gli
elicotteri d'attacco Mangusta, perché un mezzo considerato "da guerra" e
dunque non in linea con la missione di pace votata dal Parlamento. Il
ministro, nega e annuncia che procederà per diffamazione contro il quotidiano.
E ci sono le dichiarazioni esplosive rilasciate in una intervista a Libero da
Gustavo Selva, presidente della commissione esteri di Montecitorio che in
sostanza dichiara che l'Italia è in guerra e che la missione è stata
"mascherata" da operazione umanitaria solo per ottenere l'ok di Ciampi.
Due scenari nuovi che provocano la levata dì scudi dell'opposizione e che
rendono ancora più dure le polemiche sui mezzi a disposizione dei nostri
militari, su cui vuole vederci chiaro anche il procuratore militare Intelisano
E dubbi, probabilmente li hanno anche gli uomini dello stato maggiore della
difesa. Tanto che, annuncia il generale Cecchì, capo del comando operativo
interforze, è probabile che gli elicotteri Mangusta possano arrivare presto in
Iraq. Una decisione non legata alla morte del maresciallo Cola, che è stata
una "fatalità", ma al "peggioramento della situazione".
Dell'utilizzo degli elicotteri A-129 Mangusta parla anche il capo di stato
maggiore della difesa, ammiraglio Di Paola, per "scagionare" il ministro
Martino: "La questione del loro impiego forma oggetto di valutazione da parte
delle autorità militari e non è mai stata fino a ora portata a livello
politico del dicastero". E infatti, sottolinea una nota del ministero della
Difesa, "è del tutto contrario alla verità e manifestatamente orientato a
denigrare la sua persona, che il ministro Martino abbia deciso che non sarebbe
stato necessario schierare in Iraq elicotteri Mangusta e che abbia così
opposto una sua scelta politica ad una proposta di inviare due di questi
velivoli per rafforzare la capacità di protezione del nostro contingente".
Intanto le dichiarazioni di Selva aprono un nuovo scenario. Dice l'esponente
di An: "Dobbiamo passare da forza di ingerenza umanitaria a forza combattente-
Basta con l'ipocrisia dell'intervento umanitario: è ora di prendere atto che
la natura dell'operazione Antica Babilonia è inadeguata guata alla realtà".
Dunque bisogna <rafforzare il dispositivo militare" attraverso un nuovo:
passaggio parlamentare. A questo punto "il Colle sarebbe tenuto a rispettare
la volontà del Parlamento cui spetta la deliberazione dello stato di guerra".
D'altra parte, aggiunge Selva, "abbiamo dovuto mascherare Antica Babilonia
come operazione umanitaria perché altrimenti dal Colle non sarebbe mai
arrivato il via libera".
"Selva ha confessato - reagisce il leader dei Verdi Pecoraro Scanio - II
centrodestra ha raggirato il presidente ella Repubblica". Affermazioni di
"inaudita gravita - incalza Rizzo del Pdc - è l'ammissione palese che il
governo Berlusconi ha ingannato gli italiani".
Comunque stiano le cose per il diessino Minniti occorre ora "chiarezza sulla
sicurezza dei nostri soldati uscendo dall'ambiguità con cui si continua a
chiamare il nostro intervento in Iraq missione di pace: una ipocrisia che
mette in pericolo le truppe italiane" Dunque, via libera anche ai Mangusta,
"se serve".
ol.po.