
Comunicato stampa dell' 14 marzo 2009
Rassegna Stampa
Denuncia a 4 attivisti Bologna Città Luibera per la manifestazione di protesta che Bologna Città Libera ha tenuto sabato 7 marzo in Piazza Maggiore La mobilitazione contro la Direttiva Maroni e l’ordinanza del Prefetto di Bologna. - 14 marzo 2009 (file pdf)
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BOLOGNA CITTA' LIBERA
LIBERTA' CONTRO LE DENUNCE
Una direttiva ministeriale liberticida vieta le manifestazioni politiche.
Un Prefetto e un sindaco zelanti danno esecuzione immediata alla direttiva
ministeriale.
Cinque manifestanti denunciati.
Un pericolo per la democrazia.
A Bologna diciassettemila lavoratori sono in cassa integrazione.
La grande recessione, prodotta da venti anni di politiche liberiste, riduzione
del costo del lavoro, aumento dello sfruttamento, sta per abbattersi come
un’onda limacciosa contro la nostra vita quotidiana.
Coloro che in questi venti anni hanno aumentato enormemente i loro profitti
riducendo il salario a aumentando lo sfruttamento, coloro che ci hanno spinto
a indebitarci illimitatamente per rincorrere modelli pubblicitari – sono i
responsabili di questa catastrofe.
E ora cosa sanno fare di fronte alla recessione che le loro politiche idiote
hanno provocato?
Sanno soltanto agitare le manette davanti ai nostri occhi. Sanno minacciarci e
prometterci galera.
Questo sanno fare coloro che hanno preparato la peggiore catastrofe che la
nostra generazione abbia visto.
Si preparano a colpire duro contro coloro che oggi alzano la testa e che
domani scenderanno in strada a migliaia a centinaia di migliaia?
Preparano forse la guerra contro i lavoratori coloro che oggi ci vietano di
manifestare?
Minacciano leggi speciali contro gli sfruttati?
LIBERTA’ DI MANIFESTAZIONE
LIBERTA’ DI SCIOPERO E DI ORGANIZZAZIONE PER I LAVORATORI
Articolo 17 DELLA COSTITUZIONE REPUBBLICANA
I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz'armi.Per le
riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso.
Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che
possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità
pubblica.