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L’ODG PER ELUANA NON SERVE PIU’
Quando, il 19 gennaio scorso, è stato presentato un OdG che offriva una
generale e solidale disponibilità della nostra città ad accogliere Eluana
Englaro, esprimevamo sintonia con la richiesta di circa 300 cittadini che
avevano sollecitato il presidente Errani ad accoglierla in una struttura
sanitaria dell’Emilia Romagna.
L’obiettivo, allora, era quello di creare un varco nel muro di silenzio che
seguiva le sentenze della magistratura, gli editti del ministro Sacconi, i
rifiuti dei governatori di centro-destra, le pressioni ecclesiastiche e
l’attendismo del Partito Democratico.
Avremmo voluto che, oltre a Bologna, altri 1.000 comuni italiani avessero
aperto le porte a questa ragazza ed ai suoi coraggiosi familiari. Nel riserbo
totale, necessario per una scelta così dolorosa. Una disponibilità di
principio, che non sbatteva porte, che altri, invece, avevano chiuso
ermeticamente per cinismo, indifferenza e servilismo.
Il Consiglio Comunale di Bologna ha manifestato tante volte la propria
sensibilità su casi gravissimi di sopraffazione e ingiustizia nei confronti di
persone, popoli e culture mortificati e violentati. Tale solidarietà si è
sempre espressa in OdG, approvati tempestivamente, che hanno anche portato a
conferire la cittadinanza onoraria di Bologna alle vittime. Così è stato per
Ingrid Betancourt, di cui abbiamo riconosciuto la coerenza, il coraggio e le
sofferenze.
In questa vicenda, invece, il Consiglio Comunale di Bologna non è riuscito ad
esprimere ancora alcunché. E’ in corso un dibattito appassionato che si
concluderà, forse, lunedì prossimo. L’orgoglio di Bologna che, per prima ha
ospitato un circolo omosessuale in locali pubblici, è mortificato. Le scelte
amministrative di allora furono all’avanguardia, trascurando le implicazioni
ed i condizionamenti che da quella scelta sarebbero venuti.
La vicenda di Eluana segna, nella città di oggi, l’incapacità di offrire
un’accoglienza solidale ad una famiglia, sballottata da una regione all'altra
perché una sentenza venga eseguita.
Adesso, è veramente il momento di abbassare i toni. Il dibattito in Consiglio
comunale continuerà, chiarendo le rispettive inconciliabili posizioni. Ma noi
ritiriamo il nostro OdG e dichiariamo che non parteciperemo al voto di alcun
documento.
Nella nostra città i veti e l’arroganza delle gerarchie ecclesiastiche hanno
avuto la meglio sui diritti laici. Continueremo la nostra lotta perché Bologna
sia libera da condizionamenti ed autonoma, nelle scelte che rendono libera e
coerente la politica.
Roberto Panzacchi
Serafino D’Onofrio
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