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Società Civile - Il Cantiere Gruppo Consiliare Comune di Bologna
 
 
     
  Comunicato stampa de "Il Cantiere" dell'18 gennaio 2006  
     
     
 
 

FINALMENTE, L’USL SUL CARCERE DI BOLOGNA

L’USL dI Bologna ha presentato il rapporto semestrale sulle condizioni del carcere della Dozza ed ha rilevato quello che avevamo in parte anticipato negli scorsi mesi.

La presenza di un numero di detenuti al doppio delle capacità della Struttura è diventato il vero problema per la gestione del carcere, delle attività di recupero, per l’espletamento di turni di lavoro dignitosi per la Polizia Penitenziaria.

Il 12 dicembre, in occasione della morte in cella di un detenuto (nei primi giorni dell’anno c’è stato un altro decesso), ho stigmatizzato la gravità delle condizioni igieniche, sanitarie ed alimentari della Casa Circondariale, dovuta anche alla forte presenza di detenuti tossicodipendenti e sieropositivi.

Attendo dall’assessore Paruolo risposte in merito alle richieste formulate.

Però, oggi l’USL conferma l’esistenza di ben tre casi di tubercolosi nel 2005. Una detenuta, contagiata nel maggio 2005, risulterebbe essere stata compagna di camera di un’altra reclusa, a sua volta ammalatasi nel luglio 2004 (come avevamo detto).

Rimane senza risposta la richiesta sulle circostanze misteriose del ricovero di due di questi detenuti ammalati nell’Ospedale di Piacenza, anziché di Bologna, il 13 ottobre 2005.

Così, come rimango in attesa di informazioni in merito ai casi di positività all’indagine MANTOUX da parte di alcuni operatori di Polizia Penitenziaria, con conseguente richiesta di causa di servizio (ma l’informazione è ricavabile anche presso l’Ospedale Militare (C.M.O.) di Bologna, a cui la documentazione va inviata per obbligo d’ufficio.

L’USL ha concluso la sua relazione dettagliando le criticità per la presenza infestante di animali (topi e piccioni) in alcuni cortili e per le condizioni igieniche del bar e delle cucine del personale.

Nel carcere bolognese vengono “promossi” i luoghi di culto, utilizzabili, però, soltanto dai detenuti di fede cattolica, mentre i detenuti di religione islamica (che sono circa la metà dei presenti) non dispongono di un idoneo ed adeguato locale per le preghiere.

Serafino D'Onofrio

 

 
 
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