| |
FINALMENTE, L’USL SUL CARCERE DI BOLOGNA
L’USL dI Bologna ha presentato il rapporto semestrale sulle condizioni del
carcere della Dozza ed ha rilevato quello che avevamo in parte anticipato
negli scorsi mesi.
La presenza di un numero di detenuti al doppio delle capacità della Struttura
è diventato il vero problema per la gestione del carcere, delle attività di
recupero, per l’espletamento di turni di lavoro dignitosi per la Polizia
Penitenziaria.
Il 12 dicembre, in occasione della morte in cella di un detenuto (nei primi
giorni dell’anno c’è stato un altro decesso), ho stigmatizzato la gravità
delle condizioni igieniche, sanitarie ed alimentari della Casa Circondariale,
dovuta anche alla forte presenza di detenuti tossicodipendenti e
sieropositivi.
Attendo dall’assessore Paruolo risposte in merito alle richieste formulate.
Però, oggi l’USL conferma l’esistenza di ben tre casi di tubercolosi nel 2005.
Una detenuta, contagiata nel maggio 2005, risulterebbe essere stata compagna
di camera di un’altra reclusa, a sua volta ammalatasi nel luglio 2004 (come
avevamo detto).
Rimane senza risposta la
richiesta sulle circostanze misteriose del ricovero di due di questi detenuti
ammalati nell’Ospedale di Piacenza, anziché di Bologna, il 13 ottobre 2005.
Così, come rimango in
attesa di informazioni in merito ai casi di positività all’indagine MANTOUX da
parte di alcuni operatori di Polizia Penitenziaria, con conseguente richiesta
di causa di servizio (ma l’informazione è ricavabile anche presso l’Ospedale
Militare (C.M.O.) di Bologna, a cui la documentazione va inviata per obbligo
d’ufficio.
L’USL ha concluso la sua relazione dettagliando le criticità per la presenza
infestante di animali (topi e piccioni) in alcuni cortili e per le condizioni
igieniche del bar e delle cucine del personale.
Nel carcere bolognese vengono “promossi” i luoghi di culto, utilizzabili,
però, soltanto dai detenuti di fede cattolica, mentre i detenuti di religione
islamica (che sono circa la metà dei presenti) non dispongono di un idoneo ed
adeguato locale per le preghiere.
Serafino D'Onofrio
|
|