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Comunicato stampa del 18 agosto 2006


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Rassegna Stampa

Dibattito sulle IPAB - Il Cantiere: no a privatizzazioni - da "Il Resto del Carlino" ed Bo del 19 agosto 2006 (file pdf)

Ipab siano pubbliche - da "Il Domani" del 19 agosto 2006 (file pdf)

La polemica: Gli ex Ppi contro Sconciaforni - da "La Repubblica" del 19 agosto 2006 (file pdf)

 

 

 

 

 

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UNA GESTIONE SOCIALE DELLE IPAB

L’opportuna scelta dell’assessore Mancuso di oscurare sul sito del Comune di Bologna i dati relativi agli inquilini di alcune IPAB ha riacceso l’attenzione sui rilevanti patrimoni immobiliari delle ex Opere Pie. D’altro canto, le polemiche relative alle lunghe liste di attesa di anziani da inserire nelle Strutture gestite dalle IPAB hanno destato notevoli dubbi sulla capacità del Pubblico di rispondere adeguatamente ai gravi disagi delle famiglie bolognesi.

1 - GIOVANNI 23°- Nonostante una convocazione del Prefetto, le OO.SS. dei lavoratori dell’IPAB hanno confermato unitariamente lo stato di agitazione del personale, che culminerà in settembre con una giornata di sciopero in ciascuna Struttura (V.le Roma, Caserme Rosse, V.le Pepoli e Villa Aldini) e in ottobre con uno sciopero generale e presidio in Piazza Maggiore.

2 - POVERI VERGOGNOSI - In tre domande di attualità (14.3.2005, 30.5.2005, 16.1.2006), ho chiesto all’Amministrazione comunale se coincidano i percorsi e le finalità del Comune di Bologna e dell’IPAB Poveri Vergognosi, in materia di alloggi, di assistenza agli anziani e di scelte per la riqualificazione commerciale della zona universitaria.
La vice sindaco Scaramuzzino ha sempre risposto che le IPAB sono dotate di un’autonomia che non prevede alcun tipo di condizionamento e di controllo. I risultati non sono, però, eccezionali perché la ristrutturazione (o la vendita) della bellissima Struttura di Santa Marta, oggi vuota, è ancora da definire.
I “Poveri Vergognosi” (che gestiscono le strutture di Via Altura, via Bertocchi e via Paradiso) hanno modificato la destinazione di un fabbricato di mini-appartamenti per anziani autosufficienti in via Castagnoli 10 (nel quale oggi risiedono soltanto tre signore del nucleo originario, mentre altri 6 appartamenti sono stati affittati a prezzi di mercato con criteri fissati dal CdA – non solo a casi sociali).
Nella zona universitaria (via Borgo di S. Pietro 13 A e 15) in alcuni negozi sono state avviate attività di ristorazione (in contrasto con l’impostazione data dall’Assessore Mura) e la IPAB si è limitata a prendere soltanto atto dell’avvenuta cessione del contratto di locazione fra due società commerciali.
L’IPAB, che dispone a Bologna di locali idonei, ha confinato il poliambulatorio SOKOS (che presta un’indispensabile attività di assistenza sanitaria agli immigrati e agli emarginati) al piano terra del fabbricato di via Castagnoli 10, in locali insufficienti per metratura e non dotati dei requisiti necessari di sicurezza e per l’accesso dei disabili.

Questi ultimi casi confermano che la gestione del patrimonio immobiliare di una IPAB, se si privilegiano esclusivamente criteri di profitto economico, può portare a scelte poco attente alle emergenze sociali e sanitarie della nostra città.
Infatti, i consiglieri dell’ ALTRA SINISTRA, nel votare la delibera costitutiva della nuova ASP preposta a seguire i problemi dei minori, hanno ribadito alla Giunta che l’attività del nuovo Ente non dovrà giustificare o favorire inaccettabili processi di privatizzazione dell’assistenza pubblica.

Serafino D’Onofrio