
Comunicato stampa del 7 agosto 2006
Rassegna Stampa
La sinistra ad Amato: "Chiudetelo" - da "Il Resto del Carlino" ed Bo del 8 agosto 2006 (file pdf)
Cpt, il Prefetto apre un'inchiesta - da "La Repubblica" del 8 agosto 2006 (file pdf)
"Quei centri vanno chiusi" - da "Il Domani" del 8 agosto 2006 (file pdf)
Nessun rimpianto per il Galilei - da "Il Domani" del 8 agosto 2006 (file pdf)
Prc e Idv: "troppe zone d'ombra in quella struttura" - da "L'Unità" ed Bo del 8 agosto 2006 (file pdf)
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LA DISPERAZIONE NON VA IN VACANZA
Tre episodi gravi, gravissimi, hanno segnato gli ultimi giorni a Bologna. Un
quadro di eventi che conferma come le situazioni di crisi esplodano nei mesi
estivi, durante i quali i presidi sociali, che dovrebbero essere più presenti,
dispongono di risorse organizzative ed umane inferiori.
Ieri al CPT di via
Mattei (una struttura che ha raggiunto il massimo della capienza con circa 100
reclusi) un ospite tunisino è morto. Una morte che i Responsabili del Centro
dovranno giustificare alla Magistratura, visto che Mohamed era allo scadere
del termine di permanenza di 60 giorni, si era dichiarato tossicodipendente ed
era stato ricoverato già due volte in Ospedale negli ultimi giorni per
patologie diverse.
Quanto tempo si è lamentato prima di morire?
Perché il servizio medico interno non è intervenuto prima?
Il CPT è molto più di una zona d’ombra, mentre dovrebbe essere un luogo
trasparente, accessibile al Garante dei diritti dei detenuti, ai
rappresentanti della Giunta e del Consiglio Comunale.
Due giorni fa, nel
carcere della Dozza, un detenuto di origine slava è stato trovato morto in
cella. Era tossicodipendente ed aveva inalato il gas del fornellino da
campeggio.
Dopo il sacrosanto provvedimento di indulto (l’ultimo era del 1990), che ha
comunque alleggerito il numero dei detenuti, le condizioni ambientali del
carcere sono pessime, aggravate dal caldo, ed i detenuti stranieri,
tossicodipendenti e più poveri sopportano le conseguenze peggiori.
Lo sgombero delle ex
scuole Galilei, eseguito in tutta fretta il 4 agosto, ha provocato
un’emergenza che è sotto gli occhi di tutti. I Servizi Sociali del Comune sono
riusciti ad assicurare ospitalità soltanto ad una trentina di persone. Da
allora, circa 60 esseri umani (più della metà dei quali sono donne e bambini
anche piccoli) dormono all’aperto.
Ecco, le evitabilissime conseguenze di un provvedimento adottato mentre la
città è semideserta, la Giunta è quasi tutta in ferie ed i Servizi sociali e
gli uffici pubblici si trovare ad affrontare emergenze notevoli, con organici
ridotti.
Anche a Bologna e’ tempo di affrontare il problema dell’accoglienza dei
migranti non più inseguendo le emergenze ma adottando provvedimenti
strutturali (condivisi dal Comune, dalla Provincia, dalla Regione e dalla
Prefettura) che non si limitino solo a spostare le situazioni di crisi da un
punto all’altro della città.
Roberto Sconciaforni - Gruppo consiliare - Rifondazione Comunista
Serafino D’Onofrio - Gruppo consiliare - Società Civile il Cantiere