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Articolo da "L'Unità" del 29 gennaio 2005

 

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L'Unità 29 gennaio 2005

Tra città del desiderio e del quieto vivere c'è una terza via
"Manifesto" di cittadini e intellettuali mobilitati da "Nuovamente". "Spazio comune per associazioni e partiti del centrosinistra".
Natascia Ronchetti
BOLOGNA Meglio una città che coltiva i desideri e - anche rischiando - li realizza, o una città che si apparta nel quieto vivere7 Meglio una città che vive o una città che ansiosamente alle "nove di sera si chiude in casa"? Evidente che gli aderenti al manifesto: "Una città del desiderio o una città del quieto vivere?'" la loro scelta l'hanno già fatta. La prima: i! modello della Bologna che non disperde nessun sapere, e costruendo il rapporto tra cultura e democrazia è "libera, forte e diversa"; che a volte è "irrequieta e rischiosa ma da per risultato eccellenze durature e non chiacchiere". Città che accoglie, "abbassa le barriere", che la multiformità la vuole praticare per non farsi taroccare con la demagogia la storia di "Bologna multiculturale e multietnica". Giusto giusto l'esatto contrario di quelle città padane che "si rinchiudono nella cinta dei viali", in un "tepore nevrotico". Quest'idea di città è stata proposta ieri sera all'assemblea di associazioni e movimenti con il sindaco di Bologna Sergio Cofferati, sala Atc. L'avevano già condivisa una sessantina di bolognesi - intellettuali, artisti, studenti, ristoratori e tra loro varie anime del centrosinistra, esponenti Ds, Verdi, Rifondazione; c'è un po' di tutto, gente che arriva da Made in Bo o dall'università... Altri si erano aggiunti in poche ore firmando l'adesione in rete. Nel pomeriggio di ieri, poche ore prima dell'assemblea: già cento, dice Diego Benecchi, che è il presidente dell'associazione Nuovamente, un po' lo zoccolo di questo primo gruppo di firmatari che poi si è rapidamente allargato. "Noi vogliamo una Bologna città dei saperi, una Bologna in cui le barriere di accesso si abbassano anziché alzarsi - dice -, e questo non vuoi dire che siamo disattenti alle problematiche relative alla vivibilità del centro urbano, pensiamo però che tali problematiche non siano nulla di più che una questione risolvibile da una buona amministrazione con interventi mirati sul territorio, senza farne un dramma collettivo. Alcuni su questi ci costruiscono campagne e aggregazioni condominiali, e allora vogliamo trasformare Bologna in un condominio?". Dunque, no alla chiusura dei locali a mezzanotte, sapendo che bisogna distinguere tra "criminalità e disturbo", e che alle azioni preventive, magari generaiizzate, "è meglio opporre quando si presenta la necessità interventi mirati". Benecchi e gli altri firmatari condividono "l'approccio di Pavarini (consulente per la sicurezza de! Comune di Bologna, ndr), e per quanto ci risulta l'indrizzo preso dallo stesso Cofferati". Il loro "manifesto" disegna una Bologna ospitale e multiforme, "consapevole di una cosa: che senza cittadinanza non c'è democrazia, e neppure la dignità dell'uomo, la sua eguaglianza, la sua libertà". Città che pensa ad una "cittadinanza europea e universale", e insiste sulla partecipazione, sulle "istruttorie pubbliche dove i cittadini che hanno proposte e progetti si riuniscono e si confrontano, luoghi dove costruire il passaggio dallo scontro di interessi alle mediazioni delle ragioni". Sicché, tutti d'accordo, ragiona Benecchi, "con la proposta di rendere periodici gli appuntamenti fra associazioni e partiti come proposto dal segreterie Ds di Bologna Salvatore Caronna, ma con chiari compiti e impegni di lavoro. Uno spazio comune di partiti e associazioni ha molto senso se il confronto è su progetti e iniziative che preparano le prossime scadenze elettorali". Ma quest'ambito, prosegue, va distinto dalla progettazione di Bologna, obiettivo "per il quale vanno utilizzati gli istituti di partecipazione popolare, come l'istruttoria pubblica, ai quali tutti i cittadini, non soltanto della nostra parte politica, possono partecipare, presentando progetti per la città, in modo che i! governo e il sindaco di Bologna possano decidere confrontandosi, scegliendo. Questo è il loro compito di eletti, a patto che forniscano le motivazioni di quello che si è recepito".