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Articolo da "Nuovamente.org" 31 gennaio 2005

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Una città del desiderio
o una città del quieto vivere?


Per la sua storia secolare di accoglienza e di contaminazione questa è una città ideale per costruire una nuova cittadinanza. Non si può rinunciare a una Bologna così: riportare vitalità nella città e impegnarsi a potenziare la vocazione metropolitana della Bologna diffusa è uno dei modi perché non venga degradata a paesone, ma rimanga nel novero delle città che contano. Una città in cui nessun sapere viene disperso anzi: Bologna città dei saperi. Un luogo in cui si dà nuova vita al rapporto fra cultura e democrazia, un luogo a volte irrequieto e rischioso, ma che dà per risultato eccellenze durature e non chiacchiere.
Una città così è libera, forte e diversa. Sembra invece crescere e prevalere un diffuso timore del degrado urbano, uno spettro che spinge verso la tentazione dell’arroccamento. Dobbiamo liberare molti cittadini da quello che rischia di divenire ogni settimana l’emergenza del giorno e ogni mese l’unico problema della settimana. Più ti chiudi peggio stai, a meno di non avere per modello le comunità padane. Dunque siamo un paesone o una città? Occorre decidersi.

La crescita di Bologna in termini di visibilità nazionale e internazionale è la vera scommessa, e si sa che questo non è un dato scontato: votarsi alla chiusura sarebbe togliere opportunità alle generazioni a venire. Tradire la vocazione di Bologna all’accoglienza, alla diversità e alla comunicazione corrisponderebbe a tradire la sua identità.

Questa città è davanti a un bivio: deve scegliersi uno stile di vita e una visione del futuro. Può scegliere di rinchiudersi nella cinta dei viali, di ripiegarsi in un tepore narcotico e tacitare così le proprie ansie. Oppure può scegliere di giocarsi fino in fondo e diventare un polo di quella rete urbana europea delle città in cui si desidera, si immagina, si elabora e si costruisce il futuro.

Una città del desiderio o una città del quieto vivere? Decidersi, nel primo caso le energie ci sono, nel secondo caso le energie non servono e se ne vanno. Le energie sono fatte di tante persone, persone che hanno antenne, viaggiano, ritornano, vedono, agiscono e non si scoraggiano. Questa galassia culturale ha scelto Bologna come polo di attrazione. Circondarla con il filo spinato dei vincoli e delle interdizioni significa una cosa sola: queste persone si cercheranno un’altra città più ospitale e multiforme, e allora tutta la storia di Bologna multiculturale e multietnica puzzerà di falso e demagogico.

L’Università è da secoli il serbatoio dei saperi della città, con la capacità di attrarre giovani dalle altre regioni italiane e dall’estero, e con essi idee ed energie sempre fresche. Immaginate Bologna che tradisce questa missione e vi ritroverete nella pace mortale di tante cittadine che valgono una visita al castello e poi tutti a casa.

Parlare della generosità dei suoi abitanti e della vitalità dei quartieri e delle strade avrà un senso se le barriere di accesso si abbassano e non si alzano.
La partecipazione non è un insieme di interdizioni ma la consapevolezza che bisogna diventare vicendevolmente “l’altro”, e non tollerare nel nome di un primato di appartenenza e di storia. Bologna non è un aggregato di semplici produttori-consumatori. È una città che non può, per sua natura, essere appiattita sul mero ciclo della produzione e del consumo materiale, ma deve essere nutrita dalle idee quale fattore primario di produzione, di una produzione intesa come creazione immateriale in cui tempo liberato e qualità della vita sono centrali per la sua crescita.

La produzione immateriale non deperisce mai, né viene superata dallo sviluppo tecnologico, perché cresce e progredisce con il crescere e il progredire dei pensieri e dei desideri. Questa è l’innovazione. Chi non governa l’innovazione è destinato a restarne vittima. Su questo terreno, oggi più che mai, questo deve essere l’orientamento.

Bologna della costituzione materiale fondata su progettualità concrete, fatta di dialogo, socialità e differenze. È nell’incontro di esperienze, competenze e capacità umane legate da un impegno forte verso la solidarietà che si determina la comunità dei cittadini. Una città consapevole di una cosa: che senza cittadinanza non c’è democrazia; e non solo: non ci sono neppure la dignità dell’uomo, la sua eguaglianza, la sua libertà.

Una città che sa pensare alla cittadinanza come cittadinanza prima di tutto europea e universale. Una rotta difficile da tracciare, ma la meta è l’universalità dei diritti, dell’accesso alle risorse e allo sviluppo. Tradurre il diritto alla cittadinanza in nuovi istituti di partecipazione, nei quali i vincoli imposti agli amministratori siano reali e non lasciati al buon senso degli eletti. Occorre fondare un nuovo patto fra istituzioni e cittadini, con modalità di accesso e di controllo sui procedimenti amministrativi, con spazi di informazione, di scambio, di condivisione, di critica, e innanzitutto di progetto, aperti e accessibili a tutti. Si tratta di migliorare il paradigma della rappresentanza e creare, con questo, una nuova pratica di governo aperta al confronto delle idee e dei progetti.

Per una più libera dimensione della democrazia si devono mettere in moto gli istituti quali le istruttorie pubbliche dove tutti i cittadini che hanno proposte e progetti si riuniscono e si confrontano nella più piena uguaglianza; luoghi dove tradurre il passaggio dallo scontro di interessi alle mediazioni delle ragioni.

Così la città si governa, nell’interazione tra sindaco eletto dal popolo, rappresentanti istituzionali riuniti nel Consiglio Comunale e cittadini, associazioni, partiti e sindacati.


Amata Dario, Amata Renato, Bacchelli Franco, Benecchi Diego, Bernardi Gabriele, Biosa Stefano, Bonavita Riccardo, Brini Marisa, Cabitza Fabrizio, Calari Elisabetta, Camarda Cosme Erique, Campisi Antonino, Campo Diego,Cavedoni Stefano, Celli Davide, Cesare Savigni, Cipriani Lorenzo, Coppi Nello, Cucurachi Ubaldo, Danielli Elisa, De Battista Claudio, De Donatis Luca, De giovanni Antonella, De Luca Massimiliano, De Rose Giovanni, Dehò Valerio, Di Camillo Silvia, Di Giusto Paolo, Di Martino Daniela, D’Intino Teresa, Falzone Giampiero, Fonzo Eufrasia, Fornasari Andrea, Galloni Gianni, Ghesini Manuela, Giorgini Bruno, Giovetti Marco, Gottardi Barbara, Grande Francesca, Gugliotta Francesco, Gugliotta Pasquale, Gusato Cristina, Ianneo Fulvio, Liserre Luigi, Lo Russo Giovanni, Lorenzato Michela, Martella Federico, Marzari Marcella, Mele Francesco, Minarelli Marilena, Monte Gianni , Motta Franco, Mumolo Antonio, Muraca Massimo, Nocera Lucia, Panarari Massimiliano, Passarelli Gianluca, Patrizi Patrizia, Regonini Marina, Roffi Rosa, Ruggeri Andrea, Russo Andrea, Sabbioni Alberto, Sansanelli Sabrina, Serenari Maria Assunta, Sgrignuoli Adina, Soffritti Alessandro, Solito Paolo, Tucci Danila, Tucci Paola, Vendruscolo Piero, Viviani Fausto, Zanol Paolo.