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Una città del desiderio
o una città del quieto vivere?
Per la sua storia secolare di accoglienza e di contaminazione questa è una
città ideale per costruire una nuova cittadinanza. Non si può rinunciare a una
Bologna così: riportare vitalità nella città e impegnarsi a potenziare la
vocazione metropolitana della Bologna diffusa è uno dei modi perché non venga
degradata a paesone, ma rimanga nel novero delle città che contano. Una città
in cui nessun sapere viene disperso anzi: Bologna città dei saperi. Un luogo
in cui si dà nuova vita al rapporto fra cultura e democrazia, un luogo a volte
irrequieto e rischioso, ma che dà per risultato eccellenze durature e non
chiacchiere.
Una città così è libera, forte e diversa. Sembra invece crescere e prevalere
un diffuso timore del degrado urbano, uno spettro che spinge verso la
tentazione dell’arroccamento. Dobbiamo liberare molti cittadini da quello che
rischia di divenire ogni settimana l’emergenza del giorno e ogni mese l’unico
problema della settimana. Più ti chiudi peggio stai, a meno di non avere per
modello le comunità padane. Dunque siamo un paesone o una città? Occorre
decidersi.
La crescita di Bologna in termini di visibilità nazionale e internazionale è
la vera scommessa, e si sa che questo non è un dato scontato: votarsi alla
chiusura sarebbe togliere opportunità alle generazioni a venire. Tradire la
vocazione di Bologna all’accoglienza, alla diversità e alla comunicazione
corrisponderebbe a tradire la sua identità.
Questa città è davanti a un bivio: deve scegliersi uno stile di vita e una
visione del futuro. Può scegliere di rinchiudersi nella cinta dei viali, di
ripiegarsi in un tepore narcotico e tacitare così le proprie ansie. Oppure può
scegliere di giocarsi fino in fondo e diventare un polo di quella rete urbana
europea delle città in cui si desidera, si immagina, si elabora e si
costruisce il futuro.
Una città del desiderio o una città del quieto vivere? Decidersi, nel primo
caso le energie ci sono, nel secondo caso le energie non servono e se ne
vanno. Le energie sono fatte di tante persone, persone che hanno antenne,
viaggiano, ritornano, vedono, agiscono e non si scoraggiano. Questa galassia
culturale ha scelto Bologna come polo di attrazione. Circondarla con il filo
spinato dei vincoli e delle interdizioni significa una cosa sola: queste
persone si cercheranno un’altra città più ospitale e multiforme, e allora
tutta la storia di Bologna multiculturale e multietnica puzzerà di falso e
demagogico.
L’Università è da secoli il serbatoio dei saperi della città, con la capacità
di attrarre giovani dalle altre regioni italiane e dall’estero, e con essi
idee ed energie sempre fresche. Immaginate Bologna che tradisce questa
missione e vi ritroverete nella pace mortale di tante cittadine che valgono
una visita al castello e poi tutti a casa.
Parlare della generosità dei suoi abitanti e della vitalità dei quartieri e
delle strade avrà un senso se le barriere di accesso si abbassano e non si
alzano.
La partecipazione non è un insieme di interdizioni ma la consapevolezza che
bisogna diventare vicendevolmente “l’altro”, e non tollerare nel nome di un
primato di appartenenza e di storia. Bologna non è un aggregato di semplici
produttori-consumatori. È una città che non può, per sua natura, essere
appiattita sul mero ciclo della produzione e del consumo materiale, ma deve
essere nutrita dalle idee quale fattore primario di produzione, di una
produzione intesa come creazione immateriale in cui tempo liberato e qualità
della vita sono centrali per la sua crescita.
La produzione immateriale non deperisce mai, né viene superata dallo sviluppo
tecnologico, perché cresce e progredisce con il crescere e il progredire dei
pensieri e dei desideri. Questa è l’innovazione. Chi non governa l’innovazione
è destinato a restarne vittima. Su questo terreno, oggi più che mai, questo
deve essere l’orientamento.
Bologna della costituzione materiale fondata su progettualità concrete, fatta
di dialogo, socialità e differenze. È nell’incontro di esperienze, competenze
e capacità umane legate da un impegno forte verso la solidarietà che si
determina la comunità dei cittadini. Una città consapevole di una cosa: che
senza cittadinanza non c’è democrazia; e non solo: non ci sono neppure la
dignità dell’uomo, la sua eguaglianza, la sua libertà.
Una città che sa pensare alla cittadinanza come cittadinanza prima di tutto
europea e universale. Una rotta difficile da tracciare, ma la meta è
l’universalità dei diritti, dell’accesso alle risorse e allo sviluppo.
Tradurre il diritto alla cittadinanza in nuovi istituti di partecipazione, nei
quali i vincoli imposti agli amministratori siano reali e non lasciati al buon
senso degli eletti. Occorre fondare un nuovo patto fra istituzioni e
cittadini, con modalità di accesso e di controllo sui procedimenti
amministrativi, con spazi di informazione, di scambio, di condivisione, di
critica, e innanzitutto di progetto, aperti e accessibili a tutti. Si tratta
di migliorare il paradigma della rappresentanza e creare, con questo, una
nuova pratica di governo aperta al confronto delle idee e dei progetti.
Per una più libera dimensione della democrazia si devono mettere in moto gli
istituti quali le istruttorie pubbliche dove tutti i cittadini che hanno
proposte e progetti si riuniscono e si confrontano nella più piena
uguaglianza; luoghi dove tradurre il passaggio dallo scontro di interessi alle
mediazioni delle ragioni.
Così la città si governa, nell’interazione tra sindaco eletto dal popolo,
rappresentanti istituzionali riuniti nel Consiglio Comunale e cittadini,
associazioni, partiti e sindacati.
Amata Dario, Amata Renato, Bacchelli Franco, Benecchi Diego, Bernardi
Gabriele, Biosa Stefano, Bonavita Riccardo, Brini Marisa, Cabitza Fabrizio,
Calari Elisabetta, Camarda Cosme Erique, Campisi Antonino, Campo Diego,Cavedoni
Stefano, Celli Davide, Cesare Savigni, Cipriani Lorenzo, Coppi Nello,
Cucurachi Ubaldo, Danielli Elisa, De Battista Claudio, De Donatis Luca, De
giovanni Antonella, De Luca Massimiliano, De Rose Giovanni, Dehò Valerio, Di
Camillo Silvia, Di Giusto Paolo, Di Martino Daniela, D’Intino Teresa, Falzone
Giampiero, Fonzo Eufrasia, Fornasari Andrea, Galloni Gianni, Ghesini Manuela,
Giorgini Bruno, Giovetti Marco, Gottardi Barbara, Grande Francesca, Gugliotta
Francesco, Gugliotta Pasquale, Gusato Cristina, Ianneo Fulvio, Liserre Luigi,
Lo Russo Giovanni, Lorenzato Michela, Martella Federico, Marzari Marcella,
Mele Francesco, Minarelli Marilena, Monte Gianni , Motta Franco, Mumolo
Antonio, Muraca Massimo, Nocera Lucia, Panarari Massimiliano, Passarelli
Gianluca, Patrizi Patrizia, Regonini Marina, Roffi Rosa, Ruggeri Andrea, Russo
Andrea, Sabbioni Alberto, Sansanelli Sabrina, Serenari Maria Assunta,
Sgrignuoli Adina, Soffritti Alessandro, Solito Paolo, Tucci Danila, Tucci
Paola, Vendruscolo Piero, Viviani Fausto, Zanol Paolo.