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Corsi di formazione e laboratori per togliere i
ragazzi dalla strada
In missione a Scampia
Parla il religioso che fondo Centro Poggeschi e Primo Levi
Padre Valletti racconta la sua vita a Napoli
di Irene Bisi
Per molti armi la sua messa domenicale a San Sigismondo ha costituito per gli
universitari cattolici di Bologna un appuntamento tra i più affollati-
Fondatore, nel 1987, del Centro Poggeschi di via Guerrazzi.co-fondatore e
presidente per lunghi anni dell'università Primo Levi ideatore dei "campi
estivi" del carcere Dozza, assistente di
molti gruppi scout della città e creatore del centro di documentazione
mondialità con sede al Poggeschi, Padre Fabrizio Valletti, gesuita romano ma
bolognese d'adozione, è oggi uno dei religiosi "di frontiera" che resistono a
Scampia, quartiere napoletano teatro della sanguinosa falda tra clan Di Lauro
e scissionisti che da mesi insanguina l'intera città facendo registrare una
quindicina di vittime solo nel mese di gennaio. A Napoli dal 2001, Padre
Fabrizio è ora di servizio insieme a un "collega" gesuita nella parrocchia di
Santa Maria della Speranza. Qui cerca di portare avanti programmi di
formazione ed educazione per i giovani del quartiere e per i rom accampati
poco distante. Il tutto senza dimenticare il servizio di volontariato al
carcere di Secondigliano, fulcro stesso del quartiere, luogo dove vanno a
finire tanti padri e figli delle famiglie di qui. In questo luogo desolato
fatto di palazzi che potrebbero contenere interi paesi, dove i ragazzini sono
lasciati a scorazzare in motorino già a otto anni, lo spaccio è semplice
routine, i semafori sono sempre spenti, la polizia è off-limits e l'età delle
prime gravidanze è decisamente bassa, qui Padre Fabrizio lavora per cambiare
le cose.
Padre Fabrizio, ci spiega che tipo di lavoro sta svolgendo con i ragazzi di
Scampia?
"In collaborazione con l'ente di formazione Istituto Pontano Arte e Mestieri
sto mettendo a punto corsi di formazione per ragazzi dai quindici anni in su.
C'è il doposcuola e un laboratorio di danza per le bambine, Per il momento le
attività le mandiamo avanti in parrocchia perché la sede della scuola è stato
occupato da abusivi. Presto però sarà pronto un centro di formazione costruito
con i contributi del Comune e qui pensiamo di creare un laboratorio dì
sartoria, uno di informatica e anche una biblioteca per bambini alla cui
creazione, tra l'altro, stanno collaborando molti bolognesi grazie a una
sottoscrizione aperta presso la banca etica. Ho poi voluto portare qui
l'esperienza dello scoutismo: c'è già un gruppo di ragazzi dai sedicianni in
su e stiamo avviando una sperimentazione per i più piccoli anche se è molto
difficile avvicinare i ragazzini di qui".
Ci può raccontare com'è l'atmosfera lì a
Scampia in questi giorni di sparatorie continue?
È triste, semplicemente. Con questa faida e le uccisioni continue la gente ha
paura. Anche i bambini ne hanno e cominciano ad avere problemi a uscire di
casa".
E lei ha paura?
"Direi di no, si può restare in mezzo a
una sparatoria ma nella vita esistono tanti tipi di incidenti. Più che altro
sento l'amarezza e la pena perché non si vede una via d'uscita: servirebbero
progetti nuovi da parte delle istituzioni anche se i problemi sono profondi ed
endemici. È un processo lento quello che porta al cambiamento di una
mentalità, chi nasce quii difficilmente si libera dal fantasma della
violenza".
Che ruolo ha il carcere di Secondigliano in tutto questo?
"Non è solo che il carcere è nel quartiere, la cultura del carcere quì è
abituale: si vive con i parenti dentro al carcere e quando si esce continua
quella mentalità. Anche a Bologna, sia alla Dozza che per la strada si
incontrano persone che hanno radici qui e che vivono a valle quello che
succede a Scampia. Conoscere Scampia significa darsi una ragione di come si
comincia un certo tipo di vita)".
Di che cosa ci sarebbe bisogno per cambiare le cose?
"Ci sarebbe bisogno di investimenti e di unità di progetto. Bisogna avere una
coscienza politica nuova che veda nel Mezzogiorno una risorsa da non lasciare
in stato di abbandono. Ora dal punto di vista finanziario, data la situazione,
si stanno moltiplicando le offerte ma quel che più servirebbe sono persone
competenti nell'ambito della formazione della pedagogia".
E Napoli come reagisce?
"Napoli si sta accorgendo di Scampia, da qualche giorno poi tengo una rubrica
su un quotidiano locale per mostrare le cose belle del quartiere. Ma anche
Bologna potrebbe fare qualcosa, per esempio a-dottando il Sud come terreno di
ricerca sul quale costruire progetti per un nuovo disegno politico".
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