Lista Società Civile Gruppo Consiliare Comune di Bologna  
     
  Articolo 3 da "Il Domani" del 2 febbario 2005  
     
 

Corsi di formazione e laboratori per togliere i ragazzi dalla strada
In missione a Scampia
Parla il religioso che fondo Centro Poggeschi e Primo Levi
Padre Valletti racconta la sua vita a Napoli


di Irene Bisi
Per molti armi la sua messa domenicale a San Sigismondo ha costituito per gli universitari cattolici di Bologna un appuntamento tra i più affollati- Fondatore, nel 1987, del Centro Poggeschi di via Guerrazzi.co-fondatore e presidente per lunghi anni dell'università Primo Levi ideatore dei "campi estivi" del carcere Dozza, assistente di
molti gruppi scout della città e creatore del centro di documentazione mondialità con sede al Poggeschi, Padre Fabrizio Valletti, gesuita romano ma bolognese d'adozione, è oggi uno dei religiosi "di frontiera" che resistono a Scampia, quartiere napoletano teatro della sanguinosa falda tra clan Di Lauro e scissionisti che da mesi insanguina l'intera città facendo registrare una quindicina di vittime solo nel mese di gennaio. A Napoli dal 2001, Padre Fabrizio è ora di servizio insieme a un "collega" gesuita nella parrocchia di Santa Maria della Speranza. Qui cerca di portare avanti programmi di formazione ed educazione per i giovani del quartiere e per i rom accampati poco distante. Il tutto senza dimenticare il servizio di volontariato al carcere di Secondigliano, fulcro stesso del quartiere, luogo dove vanno a finire tanti padri e figli delle famiglie di qui. In questo luogo desolato fatto di palazzi che potrebbero contenere interi paesi, dove i ragazzini sono lasciati a scorazzare in motorino già a otto anni, lo spaccio è semplice routine, i semafori sono sempre spenti, la polizia è off-limits e l'età delle prime gravidanze è decisamente bassa, qui Padre Fabrizio lavora per cambiare le cose.


Padre Fabrizio, ci spiega che tipo di lavoro sta svolgendo con i ragazzi di Scampia?


"In collaborazione con l'ente di formazione Istituto Pontano Arte e Mestieri sto mettendo a punto corsi di formazione per ragazzi dai quindici anni in su. C'è il doposcuola e un laboratorio di danza per le bambine, Per il momento le attività le mandiamo avanti in parrocchia perché la sede della scuola è stato occupato da abusivi. Presto però sarà pronto un centro di formazione costruito con i contributi del Comune e qui pensiamo di creare un laboratorio dì sartoria, uno di informatica e anche una biblioteca per bambini alla cui creazione, tra l'altro, stanno collaborando molti bolognesi grazie a una sottoscrizione aperta presso la banca etica. Ho poi voluto portare qui l'esperienza dello scoutismo: c'è già un gruppo di ragazzi dai sedicianni in su e stiamo avviando una sperimentazione per i più piccoli anche se è molto difficile avvicinare i ragazzini di qui".

Ci può raccontare com'è l'atmosfera lì a Scampia in questi giorni di sparatorie continue?



È triste, semplicemente. Con questa faida e le uccisioni continue la gente ha paura. Anche i bambini ne hanno e cominciano ad avere problemi a uscire di casa".

E lei ha paura?

 "Direi di no, si può restare in mezzo a una sparatoria ma nella vita esistono tanti tipi di incidenti. Più che altro sento l'amarezza e la pena perché non si vede una via d'uscita: servirebbero progetti nuovi da parte delle istituzioni anche se i problemi sono profondi ed endemici. È un processo lento quello che porta al cambiamento di una mentalità, chi nasce quii difficilmente si libera dal fantasma della violenza".


Che ruolo ha il carcere di Secondigliano in tutto questo?


"Non è solo che il carcere è nel quartiere, la cultura del carcere quì è abituale: si vive con i parenti dentro al carcere e quando si esce continua quella mentalità. Anche a Bologna, sia alla Dozza che per la strada si incontrano persone che hanno radici qui e che vivono a valle quello che succede a Scampia. Conoscere Scampia significa darsi una ragione di come si comincia un certo tipo di vita)".


Di che cosa ci sarebbe bisogno per cambiare le cose?


"Ci sarebbe bisogno di investimenti e di unità di progetto. Bisogna avere una coscienza politica nuova che veda nel Mezzogiorno una risorsa da non lasciare in stato di abbandono. Ora dal punto di vista finanziario, data la situazione, si stanno moltiplicando le offerte ma quel che più servirebbe sono persone competenti nell'ambito della formazione della pedagogia".

E Napoli come reagisce?


"Napoli si sta accorgendo di Scampia, da qualche giorno poi tengo una rubrica su un quotidiano locale per mostrare le cose belle del quartiere. Ma anche Bologna potrebbe fare qualcosa, per esempio a-dottando il Sud come terreno di ricerca sul quale costruire progetti per un nuovo disegno politico".

 
 
     
  indietro