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Comunicato stampa 28 aprile 2005
PGM -  Piccolo Gruppo in Moltiplicazione


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Comunicato stampa 28 aprile 2005
PGM -  Piccolo Gruppo in Moltiplicazione

Il manifesto «Cin cin. Bisogna decidersi» è stato sottoscritto da 20mila
cittadine e cittadini in dieci giorni di campagna nel centro storico. Si
sono attivati cinquecento punti per la raccolta delle adesioni presso
associazioni, circoli, locali. E siamo all'inizio!

Quanta fatica fa una media città italiana a convincere un grande nome a
trasferirsi da una capitale per dare lustro a un'orchestra, per valorizzare
un teatro, o, perché no, a fare il sindaco?
Eppoi, quando anche ce la fa, quel grande nome casomai si stufa, se ne sta
in parcheggio per un po' e poi se ne va sul più bello.
Adesso immaginate una città del nord, ricca, collegata a tutte le grandi
vie di comunicazione, con una università importante, con un centro storico
fra i più vasti d'Europa e, per l'appunto, con un grande testimonial come
sindaco.
Beh, non vi viene da pensare che questa città, invece di produrre gente che
poi se ne va dovrebbe macinare gente che ci viene e ci resta?
Bologna possiede un centro di gravità culturale quale poche città hanno: la
sua celebre università. E gli studenti la scelgono anche perché a Bologna è
bello e divertente vivere. Vi pare poco?
Bologna vive di questo brevetto civico, che la rende ambitissima da tutti i
giovani della Penisola.
Tante altre città, certo belle, faticano ad avere anche solo l'ombra di
questo appeal.
Questo è un patrimonio da non dissipare.
Il primato civile di una città non si misura su un'accoglienza generica, né
sui posti letto disponibili, ma sulla capacità di far convivere residenti e
cittadini "a permanenza limitata", giovani casinari e condòmini. L'anima
urbana di Bologna è fatta di queste diversità, si coagula in centro ma si
allunga nelle periferie, si decentra e si concentra insieme.
Bologna si deve decidere. Premiare la diversità o scivolare nella
mediocrità?
Adesso rischia di diventare un parking, forse tra i migliori in Italia per
chi cerca formazione e sapere, un parking a disposizione di giovani che non
temono la mobilità e amano vivere l'università come un'esperienza formativa
a tutto tondo, fattore "ormonale" compreso.
Ma questo parking è a pagamento, e costa molto. E ai giovani che vi
stazionano c'è chi fa notare che però la "vera città" è un'altra, è quella
dei residenti, soprattutto quelli del centro storico.
Se si parla con qualcuno che è stato studente fuori sede trent'anni fa, e
si parla con uno studente fuori sede di oggi, la risposta, siatene certi, è
la stessa. Vi dirà che con questi residenti, con l''erre' maiuscola, ha
avuto ben poco a che fare. Due mondi separati.
Questa separatezza ha provocato la rivolta di un'intera generazione: ma c'è
chi continua a essere impermeabile, guardando solo agli "equilibri
interni".
Insomma l'esterno, in qualsiasi forma appaia, è considerato
destabilizzante. Ed è questa incapacità di leggere la diversità che ha
prodotto e continua a produrre emigrazione massiccia di giovani talenti,
creativi, sperimentatori, ricercatori.
Il problema? Bologna, con la sua storia politico-amministrativa, si sta
raggrinzendo a paesone monouso per soli residenti, centrostorici e affamati
di tranquillità.
L'unica pista lungo la quale Bologna può strutturalmente mantenersi al
passo delle grandi trasformazioni da un lato, e proporsi come centro di
attrazione dall'altro, sta via via scomparendo sotto un'ondata
proibizionista e propagandistica, a uso e consumo esclusivo di pochi
predicatori delle notti senza chiasso. Magari fosse questo, il chiasso, il
vero problema.
L'Amministrazione sembra accettare passivamente questo futuro. Gli
amministratori non sembrano affatto intenzionati a porsi la questione che,
se non ci si riesce a proporre come "capitale di qualcosa", almeno si deve
lavorare tenacemente per difendere quel brevetto civico fondato, se non
sulla coesione, almeno sulla coabitazione tra residenti permanenti e
cittadini a ferma breve.
Questo valore che sta nel nostro brevetto civico non va dilapidato e
nemmeno convertito in ambizioni velleitarie e impossibili: va solo
perfezionato, sino a farne una virtù della città metropolitana.
I sintomi, invece, sono preoccupanti. Si sta mettendo a repentaglio il
brevetto civico di Bologna. La diversità viene sempre meno vista come un
valore, la partecipazione è ridotta a propaganda e a surrogazione politica.
Il gap intergenerazionale, anziché essere governato come possibilità di
vivere in una città che offre un ventaglio di opzioni a persone diverse in
diverse fasi della loro vita, viene sospinto nell'area del conflitto.
È una tendenza da correggere al più presto se si vuole conservare un
livello minimo di forza d'attrazione.
Per amministrare bene oggi è fondamentale rendersi conto della gravità di
questo problema.
Poi c'è un secondo rischio, non meno serio: una città che mette a
repentaglio la propria capacità attrattiva e la propria vocazione
intergenerazionale squalifica la propria università e rende un pessimo
servizio alle imprese, perché oggi più che mai le imprese su cui il nostro
Paese può ancora scommettere sono quelle che pescano dove ci sono energia,
creatività e diversità. Alle imprese il brevetto civico di Bologna può dare
la possibilità di attingere risorse e talenti per continuare a giocarsi la
propria competitività. L'accoppiata è vincente.
Diversamente, il menu prevede nel prossimo futuro uno scenario civico e
culturale molto perbene e "umarel" serviti da una buona rete assistenziale.
Insomma, solo anziani.
Tutto questo c'entra con «Cin cin», sì che c'entra.

PGM ? Piccolo Gruppo in Moltiplicazione

N.b.: ciascuno dei firmatari del manifesto «Cin cin» è autorizzato e
invitato a esprimere la propria opinione e le ragioni per cui ha aderito
alla campagna