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intervento di inizio seduta in  consiglio comunale del 9 marzo 2009


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Rassegna Stampa

"Aggressioni ai medici"  - da "Informazione Bologna"  del 10 marzo 2009 (file pdf)

 

 

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TURNI, RESPONSABILITA’ E LAVORO USURANTE IN “PRONTO SOCCORSO”

E’ poco piacevole fare considerazioni su questa materia, solo pochi giorni dopo un incontro in Commissione Sanità con i Vertici dell’Azienda USL. Ma, al termine della Commissione, ho rilevato che molti delegati appartenenti alla RSU dichiarano che la situazione del personale interna al Pronto Soccorso all’Ospedale Maggiore è molto critica, a dispetto della rassicurazioni fornite ai consiglieri.

L’udienza conoscitiva è stata articolata in due tempi e, quindi, i rappresentanti dei lavoratori (che hanno parlato per primi) non hanno potuto replicare alle valutazioni dell’Azienda.

Da circa un mese, al personale del Pronto Soccorso dell’Azienda USL è stata prospettata una proposta/imposizione di nuovo turno di servizio che ammonta a 11 ore, fatta dall’AUSL al personale (che non è affatto contento e che non ha né scelto, né deciso).

Gli operatori chiedono spazi e modalità di organizzazione del lavoro, fin dalla prima valutazione dello stato di gravità e dell’assegnazione del “codice”. I delegati chiedono che venga fatta in un locale specifico e non in sala d’attesa o in corridoio.

LE DOMANDE CHE I DELEGATI AVREBBERO FORMULATO AI DIRIGENTI USL SONO LE SEGUENTI:

Quante ore lavora in media al mese un lavoratore del PS?
Quanti giorni di ferie residue ha e quante ne effettua in un anno (escludendo i 20gg. di ferie estive)?
Il tempo necessario per lo scambio di consegne (scritte e a voce) con il collega che subentra (alla fine del turno) è previsto e retribuito?
Quanto si ammala il personale del PS?
Le gravidanze, le lunghe malattie, e altre astensioni medio/lunghe (aspettative) come ed in che tempi vengono sostituite dall’AUSL?
Solitamente, nelle Aziende, i dirigenti e i coordinatori vengono incentivati che risparmiano sulle risorse umane. Succede questo anche in AUSL e come si possono evitare iniziative che possono apparire ricattatorie e vessatorie se il personale è risicato?



Quindi, il rischio è che il clima relazionale, interpersonale diventi sempre più insostenibile.

Se i lavoratori sono molto affaticati mentalmente e fisicamente, cresce il pericolo che i margini di errore aumentino (scambio di referti, di provette, terapie, sangue). Tutto ciò comporta meno sicurezza per utenti e personale e non ha nulla a che fare con il “benessere lavorativo” e il “senso di appartenenza” citati nel Piano Strategico Aziendale 2009/11 sul capitale umano da fidelizzare… Il rischio concreto, invece, è quello di psichiatrizzare e non di fidelizzare gli operatori. E le denunce sull’uso frequente di psicofarmaci (sempre smentite dalla Direzione) vengono confermate da numerosi rappresentanti eletti dai lavoratori della Sanità.

Il Pronto Soccorso è un porto di mare. E’ frequentato anche da persone socialmente e economicamente disagiatissime. Con costoro occorrono metodi e tempi di intervento che la concitazione delle cose da fare, spesso, impedisce.

Se una presenza media di 30 persone (infortunati, ammalati e familiari) attende 4, 5, 6, 7 ore in Pronto soccorso, è automatico l’aumento di lamentele, contrasti e aggressioni nei confronti del personale front-line. Io stesso ho, più volte, denunciato che, di notte, manca un servizio di vigilanza e che il posto di Polizia viene chiuso, ma che è, comunque, distante dal PS.

I DELEGATI AVREBBERO VOLUTO SAPERE:

Quanti sono stati i casi di aggressioni nei confronti di medici ed infermieri del PS?
Cosa di fatto sta facendo l’AUSL per tutelare i suoi dipendenti (infermieri ausiliari, medici).