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intervento di inizio seduta in  consiglio comunale del 15 settembre 2008


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DA 50 ANNI NON ESISTE PIU’ LA PROSTITUZIONE DI STATO


E’ ignobile il cinismo con cui, a distanza di 50 anni dalla chiusura delle case di tolleranza, molti continuano ad indicare quello dei postriboli come un esemplare sistema di contenimento e controllo del problema – prostituzione.

La “casa chiusa” era un’istituzione totale di reclusione per donne che versavano in condizioni disperate dal punto di vista familiare, sociale e civile. Un luogo di detenzione che non si sceglieva ma nel quale tante donne erano costrette a vendersi per bisogno. Donne senza istruzione, ragazze madri, contadine fuggite di casa, nella bigotta Italia del dopoguerra. Un Paese nel quale le madri, le mogli, le figlie e gli stessi sacerdoti tacevano sulla vergogna infame delle case con le finestre chiuse. Un Paese nel quale i padri di famiglia, dopo aver accarezzato i figli, uscivano ed andavano tranquillamente al casino.

Infatti, il nostro Paese democratico fu uno degli ultimi a chiudere quella pagina vergognosa, addirittura, dopo l’Egitto, il Giappone e S. Domingo.

La maestra Lina Merlin, collaboratrice di Giacomo Matteotti, partigiana,
eletta all’Assemblea Costituente nel 1946 nelle liste del Partito Socialista, lottò per anni per raggiungere l’obiettivo. Il Parlamento approvò la legge (votata da DC, PCI, PSI e PRI) che vietava le case di tolleranza, con pene severe per gli sfruttatori e per i proprietari che riaffittavano i locali alle vecchie tenutarie. Pene raddoppiate se lo sfruttatore era un pubblico ufficiale e per chi spingeva alla prostituzione le domestiche, le subalterne, le minorenni, le persone di famiglia o in stato di infermità.

Il 19 settembre 1959 in tutto il Paese sopravvivevano solo 560 case e 2.800 prostitute. Le ex prostitute, donne umili e senza famiglia, erano state, per lo più, cameriere, cucitrici, lavandaie o contadine.

Sono passati 50 anni dal giorno in cui fu soppressa la prostituzione regolamentata ed amministrata dallo Stato. Ed oggi il governo Berlusconi ripropone misure legislative che non tengono conto delle dignità umana delle donne costrette a prostituirsi. Donne schiave di racket internazionali. Donne-bambine, illuse da trafficanti senza scrupoli. Donne violentate, minacciate e percosse continuamente dai loro aguzzini.

Lina Merlin raccolse con Anna Barberis (giornalista e moglie di Sandro Pertini), nel libro Lettere dalle case chiuse, quello che le che le prostitute italiane le scrissero, durante i 9 anni di dibattito parlamentare per l’abolizione della prostituzione di Stato.

Il libro fu pubblicato nel 1955 dalle Edizioni Avanti!
Oggi è stato ripubblicato dalla casa editrice del Gruppo Abele con la postfazione di Don Ciotti, un sacerdote che toglie le donne schiave dalla strada, le assiste, le accompagna in percorsi che possono salvarne l’incolumità fisica e la dignità umana.

Le lettere delle prostitute italiane offrono, ancora oggi, un quadro veritiero e crudele del sistema di sopraffazione, di degrado, di ricatto e di violenza che esisteva dietro le finestre chiuse delle “case”. Lo sfruttamento delle donne, da parte delle tenutarie, si moltiplicava in un meccanismo di collusione, corruzione e speculazioni che penalizzava le prostitute e che coinvolgeva i medici, gli agenti di polizia, le persone di servizio nella casa (portieri, camerieri ecc..). Uno sfruttamento reiterato che si esplicitava finanche sulle limitazioni all’alimentazione delle donne rinchiuse. Donne che utilizzavano i loro magri guadagni per fare crescere i figli presso altre famiglie, nascondendo la propria condizione a tutti.

Sono state pagine oscure di un libro nero della storia democratica del nostro Paese, che non dobbiamo più riaprire.


Serafino D’Onofrio