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intervento di inizio seduta in  consiglio comunale del 13 ottobre 2008


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Rassegna Stampa

In Comune un ufficio per il testamento biologico - da "Corriere di Bologna" del 14 ottobre 2008 (file pdf)

II Comune apra ufficio testamenti biologici - da il "Bologna" del 14 ottobre 2008 (file pdf)

Il Comune di Bologna si faccia garante del testamento biologico - da "L'Unità" ed Bo del 14 ottobre 2008 (file pdf)

Un ufficio accolga il testamento biologico - da "Il Resto del Carlino" del 14 ottobre 2008 (file pdf)

Il Testamento Biologico e il ruolo del Comune - da "Corriere di Bologna" del 18 ottobre 2008 (file pdf)

Tra libertà di cura e di "fine vita" - da “Corriere di Bologna” del 21 novembre 2008 (file pdf)

Documenti correlati

Ecco uno schema di testamento biologico -  13 ottobre 2008 (file pdf)

 

 

 

 

 

 

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CHE IL COMUNE DI BOLOGNA SIA IL NOTAIO BIOLOGICO DEI CITTADINI

Eluana Englaro non riesce a morire. Non riesce a vivere. Le è solo concesso di soffrire, dopo 16 anni di stato vegetativo.

Una situazione paradossale in cui i pregiudizi se ne stanno nascosti dietro i principi etici. Con sacerdoti, medici, giudici e parlamentari (del centro destra e del PD) che lavano le proprie coscienze, facendo sì che la responsabilità sia sempre di chi dovrà decidere dopo di loro.

Uno scaricabarile indegno, in attesa che il destino abbia la meglio su un fisico forte ma provatissimo. Un rinvio dopo l’altro, ignorando la sofferenza dei genitori, la dignità e le volontà della persona ammalata.

Il nostro Paese non tiene in nessun conto le opinioni di Eluana che, in occasione della sofferenza di un amico, espresse al padre il desiderio di non finire così. Se Eluana avesse lasciato le proprie volontà scritte, dichiarandosi contraria ad ogni forma di accanimento terapeutico, forse le cose non sarebbero ferme, così crudelmente inerti, da anni.

Il testamento biologico è un documento che qualsiasi persona può sottoscrivere per vedere garantito il rispetto della propria volontà sul trattamento medico, in caso che non sia in grado di comunicarla. E’, quindi, uno strumento laico per esercitare la libertà personale fondamentale, cioè disporre del proprio corpo.

Secondo il protocollo di Oviedo del 1997 «i desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da parte di un paziente che, al momento dell’intervento, non è in grado di esprimere la propria volontà saranno tenuti in considerazione». L’Italia ha firmato il protocollo nel 2001, ma da allora il Parlamento non ha ancora provveduto a dare attuazione di legge a quanto vi è stabilito. Ne consegue che la somministrazione di cure ai malati terminali che si qualifichino come ‘accanimento terapeutico’ è ancora a discrezione dei singoli medici, che restano gli ultimi a decidere sulla vita, sulla morte e sulla sofferenza della persona, secondo un antico atroce paradigma culturale e antropologico.

La Costituzione italiana resta lettera morta nonostante all’art. 13 garantisca l’inviolabilità della libertà personale. Mentre l’art. 32 fissa il principio per cui nessuno può essere sottoposto a trattamento sanitario contro la propria volontà, salvo i casi ritenuti obbligatori per disposizione di legge. Da questi articoli prende corpo l’istituto del consenso informato, che stabilisce il diritto del paziente di accettare o rifiutare il trattamento medico che gli è proposto.

Ma la società italiana è più avanzata della classe politica. Le vicende dolorose di Luca Coscioni, di Piergiorgio Welby e di Eluana Englaro hanno mostrato l’esistenza di un ampio consenso nell’opinione pubblica sull’ interruzione di cure che mantengono artificialmente in vita la persona, costringendola a un’esistenza puramente vegetativa o anche alla prolungata sofferenza fisica. Una tortura legalizzata.

Per queste ragioni il testamento biologico è uno strumento di civiltà. Che tutela la libertà e la dignità personale. E crediamo che un’Amministrazione comunale che intenda porsi come luogo di incontro e di sintesi delle volontà e dei bisogni dei suoi cittadini debba aprirsi a tematiche di questo tipo.

Il testamento biologico deve recare, oltre alla firma del sottoscrittore, quella di un fiduciario e di un sostituto fiduciario e di due testimoni. Viene consigliato di produrne più copie e affidarle a persone di fiducia che possano sottoporlo ai medici in caso di sopraggiunta incapacità di comunicare da parte del sottoscrittore. Attualmente alcune associazioni (Libera Uscita, Exit, Fondazione Umberto Veronesi) raccolgono i testamenti biologici che sono loro inviati quale ulteriore garanzia della tutela delle volontà dei firmatari.

“Bologna Città Libera” vuole affiancare a queste il Comune di Bologna.

Sarà una delle proposte programmatiche della nostra Lista cittadina per le prossime elezioni amministrative.

Vogliamo che il Comune dia vita a un ufficio incaricato di accogliere e conservare legalmente e solennemente i testamenti biologici dei cittadini, residenti e non residenti, italiani e stranieri. Di qualunque persona non possa o non voglia rivolgersi a familiari, amici e conoscenti per questo mesto incarico fiduciario.

Tale ufficio dovrà fornire anche i due testimoni necessari alla validità del documento. Vogliamo che il Comune diventi realmente il notaio biologico della volontà di chi vive a Bologna.

Il Comune dovrà anche fornire un’adeguata pubblicizzazione a questa iniziativa. Per informare doverosamente i cittadini della possibilità di esercitare questo diritto elementare e per accrescere nell’opinione pubblica la consapevolezza che non può essere più rinviato un intervento del Parlamento in materia di regolamentazione delle cure ai malati terminali.

Vogliamo che a Bologna si possa esercitare, nella Casa di tutti, il più triste e laico dei diritti, quello che stanno negando ad Eluana Englaro.
 


Serafino D’Onofrio