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LA MORTE DI UN AMBULANTE DELLA PIAZZOLA
Da due sabati c’è un banchetto vuoto in Piazzola. Sabato pomeriggio, la
Comunità dei cittadini del Bangladesh si è data appuntamento nel cimitero
della Certosa per ricordare Kabir Humayon. Un uomo giovane, morto a
Bologna una settimana prima.
Kabir non era un clandestino, non era uno spacciatore, non era un lavoratore
in nero. Era un imprenditore, aveva gestito attività economiche nella nostra
città e, ogni sabato, montava il suo banchetto di bigiotteria in Piazza VII
agosto. Aveva una moglie e un figlio, rientrati da un po’ di tempo nel Paese
d’origine. Anche suo fratello vive a Bologna. Kabir ha scelto un modo atroce
per farla finita. Si è lanciato dal 5° piano di un fabbricato di viale Masini.
Kabir era disperato. Un uomo sfortunato. Forse non aveva il bernoccolo degli
affari; aveva fatto scelte andate male. Non riusciva a incassare crediti e si
era fortemente indebitato. Sembra che avesse anche un debito, un piccolo
debito, con un mediatore della Piazzola.
Perché la Piazzola, il mercato più amato della città, non è solo quello che si
vede in superficie. Oltre le facce rassicuranti dei commercianti che, al
venerdì e al sabato, offrono biancheria, utensili, calzature, pellami ed
abbigliamento, c’è dell’altro. Una rete di affari poco chiari e poco puliti,
di cui sono vittime gli stessi ambulanti che vendono a noi le calze, le maglie
e l’abbigliamento sportivo.
La Piazzola ha cambiato volto da molti anni. Quando fu realizzato il
parcheggio sotterraneo e quando i banchetti furono sparpagliati in Montagnola
e in via Indipendenza, molti erano scettici che il mercato sarebbe tornato
come prima. Furono cedute tante attività, tanti posteggi. Alcuni, comprati da
ambulanti, che avevano maggiore disponibilità economica. Ma molti “posti”
furono acquistati da persone esterne al mercato. Speculatori, che non hanno
venduto mai una canottiera o un paio di stivali.
Le “cessione di ramo d’azienda” è la formula che consente a costoro
(prestanome degli investitori che non compaiono, anche perché professionisti o
dipendenti pubblici) di dare in affitto un posto per un anno, per 6 mesi, per
3 mesi o per poche settimane. Con contratti fatti in serie, tutti uguali.
Legalmente ineccepibili. Gran parte degli atti, confezionati e garantiti
sempre dallo stesso studio notarile.
Ogni venerdì, nei bar sotto i portici di via Irnerio, si apre un mercato
invisibile. Pochi, noti mediatori “piazzano” sia i posteggi acquistati da
altri ambulanti (operazioni ineccepibili per i veri commercianti della
Piazzola), sia i posteggi degli speculatori esterni al mercato. Le cifre
ufficiali di affitto nascondono ricchi giri di affari e ben altri canoni
reali. I “rami d’azienda” passano, a velocità incredibile, da una mano
all’altra. Spesso, ne diventano titolari temporanei gli ambulanti italiani in
stato di necessità. Ma anche cittadini stranieri, che capiscono poco o niente
d’italiano e che ignorano i regolamenti del mercato.
I commercianti stranieri (bangladesi, pakistani, cinesi) si legano ai
“caporali” che impongono anche la fornitura della merce e che fissano prezzi e
percentuali. Il passo per diventare preda di usurai (che in Piazzola ci sono)
è breve. Gli strozzini sono sempre pronti ad “aiutare” i commercianti più in
crisi. Che si indebitano sempre più e diventano loro schiavi. Da debiti
piccoli, a debiti sempre più grandi.
Nel mercato della Piazzola, con il nuovo regolamento votato un anno fa, si è
cercato di limitare e ostacolare questi fenomeni sotterranei, che impedivano
al Comune di conoscere, finanche, di settimana in settimana l’identità dei
titolari dell’attività. Sul mercato, si è abbattuta una lunga indagine della
Magistratura, con irruzioni e controlli della Guardia di Finanza. La Polizia
Municipale è presente in forze. Ma i traffici sotterranei non sono finiti.
Ecco quello che c’è dietro il colorato ed allegro mercato che conosciamo. A
Bologna si è tanto parlato, a vuoto, di legalità teorica. Ma quella legalità
di plastica non serve a nessuno, se non a chi ne blatera. In Piazzola serve,
invece, un vero e coerente impegno di chi amministra, con altre Istituzioni
dello Stato, per smascherare ingiustizie e malaffare. Sabato prossimo nel
“posteggio” di Kabir non ci saranno mazzi di fiori. Ci sarà un altro
commerciante. Non bisogna tenere d’occhio lui ma chi ce lo manda.
Serafino D’Onofrio
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