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intervento di inizio seduta in  consiglio comunale del 16 giugno 2008


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Rassegna Stampa

Napolitano scrive ad Antonio il ferroviere - da "Il Domani" del 17 giugno 2008 (file pdf)

 

Documenti correlati

La lettera inviata dal presidente Napolitano al capotreno Antonio Di Luccio - giugno 2008 (file pdf)

 

 

 

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GIORGIO NAPOLITANO CON I CAPI-TRENO DI BOLOGNA PER IL LAVORO SICURO

C’è stato un episodio gravissimo di razzismo nei confronti di una cittadina Ghanese, offesa e aggredita da un ferroviere a Parma. Una storia inqualificabile ed ingiustificabile di cui non avremmo mai voluto leggere una riga. Un episodio allarmante che offende il lavoro di centinaia di capi treno dell’Impianto di Bologna, che ogni giorno scortano i treni su cui migliaia di persone raggiungono le altre città, i luoghi di lavoro e di studio.

Ma, dopo la vergogna, credo che sia importante rendere noto un gesto che ribadisce la già conosciuta sensibilità del presidente Napolitano ai temi delle morti bianche e della sicurezza nei luoghi di lavoro.

Alla fine di maggio il Presidente, che aveva ricevuto e visto il cortometraggio “Antonio ferroviere”, ha rinnovato la solidarietà e il suo impegno con una lettera a due ferrovieri bolognesi: il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza di Trenitalia Giuseppe Pinto e il capo treno Antonio Di Luccio, vittima di un gravissimo incidente sul lavoro, che lo ha privato degli arti inferiori.

Antonio Di Luccio è anche il protagonista di “Antonio ferroviere”, il film di Alessandro Quadretti che ha raccontato la cronaca dell’infortunio, tra le contraddizioni di un sistema sociale in crisi d'identità e il dolore e coraggio di un capotreno. Nel documentario, Di Luccio ha raccontato quale è stata la sua vita, prima dell’incidente e come è cambiata, dopo. Ha confermato il disinteresse aziendale ed ha ricordato il sostegno ricevuto dai familiari e dai compagni di lavoro e le cure riabilitative presso il centro di Vigorso.

Ma l’infortunio di Antonio Di Luccio non è dovuto al caso o alla distrazione. E’ uno dei tanti incidenti che capitano sui treni italiani a causa delle porte killer.

Solo il 20 maggio scorso sull’Ic Plus 663 Milano Genova 17 delle 19 porte del treno si sono chiuse improvvisamente, ferendo 16 viaggiatori rimasti immobilizzati. I vagoni sono stati sequestrati dalla Magistratura nella stazione di Pavia.

E ancora il 6 giugno scorso, nella stazione di Modena, sono rimaste ferite due donne, rimaste incastrate nelle porte del treno IC Plus 570 Roma Milano. Il treno è stato soppresso e i viaggiatori hanno continuato in pulmann.

Tutte porte-killer che, per un sistema di chiusura non ancora modificato, non si arrestano se trovano un ostacolo e che trattengono la vittima, che viene trascinata dal treno in partenza. Contro queste porte, finora, non hanno potuto nulla le tante vittime di incidenti gravissimi. Non ha ancora potuto nulla un coraggioso film di denuncia. Confidiamo, ora, sulla sensibilità e sull’impegno del Presidente della Repubblica.

Serafino D’Onofrio