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Intervanto di inizio seduta nel Consiglio Comunale del 27 febbraio 2006


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Rassegna Stampa

Zanardi, il crocifisso e il Re - da "Il Domani" del 2 marzo 2006 (file pdf)

 

 

 

 

 

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FRANCESCO ZANARDI IL CROCIFISSO E IL COMPLEANNO DEL RE


Colgo l’occasione di recenti polemiche per precisare al collega Vannini che è arrivato con un po’ di ritardo perché nel mio laicissimo ufficio il Crocifisso c’è da quando la mia segretaria, Nicoletta, ha chiesto di poterlo esporre. Non ho avuto problemi e, in questi due anni, l’immagine sacra ed io siamo, tutto sommato, andati sempre d’accordo.

Ma la più recente e più remota storia della nostra città e della nostra Amministrazione è ricca di esempi di grande rispetto dei laici nei confronti delle religioni.

Un primo caso.

Nel 1968 fu svuotato il vecchio Ricovero di Mendicità di via Albertoni 15. Tutti gli ospiti, sani e lungodegenti, furono trasferiti in una struttura di via Ravenna (l’attuale sede del Giovanni 23°), realizzata dall’assessore all’Assistenza Beltrame (a cui è intitolato oggi il centro di via Sabatucci). Nel 1972, dopo meno di tre anni, il presidente della Regione Guido Fanti inaugurò le due strutture dell’ospedale Malpighi. Nella vecchia struttura del Ricovero di Mendicità le suore prestavano assistenza e servizi vari. Il Consiglio di Amministrazione deliberò che, nella Struttura nuova, i servizi fossero eseguiti da personale laico e risolse così l’eterno dilemma dell’esposizione del Crocifisso. All’atto del ricovero, si chiedeva al paziente se volesse o meno tenere il Crocifisso sul comodino. Lasciando la Struttura, l’ammalato riconsegnava il Crocifisso alla capo-sala. Contemporaneamente, in tutti gli altri ospedali della città, invece, la convenzione con gli istituti religiosi veniva rinnovata e le suore continuavano i loro importanti servizi di assistenza agli ammalati.

Più vecchio il secondo caso, di 91 anni fa.

Il socialista Francesco Zanardi fu eletto sindaco il 5 luglio 1914. Aveva davanti una città divisa, con 193.000 abitanti (di cui oltre 33.000 iscritti nel registro dei poveri), un Comune dissanguato dalle spese faraoniche delle precedenti Amministrazioni ed una situazione igienico-sanitaria drammatica per la vasta diffusione del tifo, della tubercolosi e per la cattiva alimentazione del popolo. Ma, nonostante quei chiari di luna, nella seduta del Consiglio comunale del 26 novembre 1914 intervenne il consigliere Chigi, leader dell’Opposizione (Nazionalisti, Cattolici e parte dei Liberali), per attaccare la scelta dell’Amministrazione Zanardi di non procedere “all’esposizione della bandiera nazionale sugli edifici del Comune nel giorno natalizio di Sua Maestà il Re”. I Conservatori sostenevano che il Comune non può manifestare volontà contrarie allo Stato e che tale iniziativa era un vero e proprio tradimento del giuramento al Re d’Italia fatto da Zanardi, un’ impensabile contrapposizione fra il “Comune Repubblicano e lo Stato monarchico”. Il Sindaco intervenne rivendicando la diversità di vedute fra socialisti e conservatori e precisando “noi non abbiamo mandato il telegramma di condoglianze per la morte del Papa, non ci siamo rallegrati per la nomina del nuovo Papa e ci ha lasciato indifferenti il genetliaco del Re”. Rivendicò la visione laica dello Stato, la rigida osservanza delle leggi, ribadendo che considerava il giuramento “una forma medievale che dovrebbe sparire”. Affermò che il patriottismo consiste nel dare “quotidianamente un maggior senso di consapevolezza e di dignità a moltitudini abbrutite dalla miseria”. Numerosissime le proteste in aula e per le strade. Finanche una manifestazione di studenti che gridavano “beduini” alla Giunta socialista e numerose lettere di protesta alla stampa cittadina da parte di maestri e direttori didattici scandalizzati per la decisione.
Nella stessa seduta il consigliere Chigi, in piena psicosi da “socialisti mangiapreti”, interpellò l’assessore alla Pubblica Istruzione Longhena per sapere se rispondeva al vero che fosse stata inviata ai Direttori Didattici una circolare per “proibire che nelle scuole elementari i fanciulli si facciano il segno della croce”. Mario Longhena, riformista e artefice dell’innovativa politica scolastica di Zanardi (ancora oggi gli sono intitolate le belle scuole materne ed elementari di Casaglia), spiegò che, al contrario, alcuni genitori (non islamici ma bolognesissimi laici di allora) avevano lamentato il fatto che a scuola si imponesse ai fanciulli di compiere atti di religione cattolica. Inviò, quindi, una circolare per invitare gli insegnanti al rispetto delle coscienze e della libera concezione della scuola.

L’Amministrazione Zanardi non eliminò dalle aule scolastiche né il Crocifisso né l’immagine del Re. Anzi, sostituì i Cristi in legno o in gesso con una bella tricromia del Cristo in croce di Guido Reni. I socialisti sostituirono anche l’immagine del Re con una fotografia di stampa migliore.

Serafino D’Onofrio