Intervento del Consigliere D'Onofrio in data 24.01.05
Rassegna Stampa
"Vogliamo Sirio acceso contro i nottambuli" - da "L'Unità" del 9 febbraio 2005 (file pdf)
I Comitati bocciano il piano Pavarini: "Inadeguato" - da "Il Domani" del 9 febbraio 2005 (file pdf)
La sfida dei Comitati, Pub chiusi all'una - da "la Repubblica" ed BO del 9 febbraio 2005 (file pdf)
Ecco il perchè del nostro manifesto - da "Il Domani" del 3 febbraio 2005 (file pdf)
Lettera aperta a Diego Benecchi: "Una città aperta a tutti ma sono i residenti la parte debole". Più idee e meno lampioni rotti - da "il Domani" del 31 gennaio 2005 (file pdf)
Una città del desiderio o una città del quieto vivere? - da "nuovamente.org" del 31 gennaio 2005
Tra città del desiderio e del quieto vivere c'è una terza via - da "l'Unità" del 29 gennaio 2005
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INTERVENTO in CONSIGLIO COMUNALE
del 24 GENNAIO 05 sul problema SICUREZZA
Il documento predisposto dal prof. Pavarini è tutt’altro che superficiale. E’
una fotografia reale, un riepilogo analitico dei problemi rappresentati dai
cittadini in questi mesi. Non ci sono omissioni, nessun problema viene
tralasciato o sottovalutato per i suoi aspetti sociali e per le conseguenze
sulla vivibilità di ogni giorno.
Ma allora, perchè tanta delusione ed ostilità da parte dei Comitati?
Il problema nasce dal fatto che, dopo tanta suggestiva attesa, il prof.
Pavarini fornisce all’Amministrazione pochissimi spunti per soluzioni
innovative, offrendo della città e del suo futuro un quadro senza speranza.
Il documento, infatti, collegando la situazione bolognese al disagio di
Capitali europee in condizioni analoghe o ben più gravi, è improntato ad un
generale rassegnato sentimento di pessimismo nei confronti della popolazione
studentesca e giovanile sotto le due Torri. Considera scontata la vocazione
nottambula e godereccia di Bologna che, ormai, deve limitarsi ad
un’esposizione di locali notturni cari e scadenti, che sono diventati
l’attrazione di tutti i giovani padani che, ricchi o poveri, hanno necessità
di respirare l’aria dei portici per entrare in un automatico clima da sballo
che non prevede interessi per la cultura.
Però, se si dà per scontato il fatto che, prima o poi, dilagherà anche da noi
un pericoloso fenomeno di bande giovanili violente e distruttrici che assilla
tante altre città europee, si conferma lo stereotipo, per noi inaccettabile,
del giovane-povero-cliente, studente o lavoratore in trasferta notturna che
sia, che, sfruttato e costretto tra quattro mura, non può fare altro che
abbrutirsi nell’alcool, nelle droghe e nell’asocialità.
In realtà, la classe dirigente della nostra città è afflitta ancora da
scrupoli per l’uso economico che da sempre viene fatto degli studenti,
inquilini in nero di piccole costosissime case e sfruttati da tutti, non
ultimi i proprietari dei pub che fanno pagare ogni birra otto, diecimila lire
e che fingono di essere loro alleati nella inutile battaglia della notte.
Inoltre, il documento guarda ai comitati dei cittadini con sospetto. Li
considera protagonisti rigidi e portatori di interessi, sì giusti, ma
sostenuti con eccessiva intransigenza. Insomma, veri e propri moltiplicatori
di problemi ed autentici ostacoli amministrativi, visto che la soluzione
naturale ipotizzata (sia in zona universitaria che nel Pratello) sarebbe la
naturale espulsione dei residenti con il rimpiazzo degli attuali abitanti
negli appartamenti da parte di studenti e gestori di pub e locali notturni.
Non intendo associarmi alle prevenute e pretestuose critiche dei colleghi di
minoranza che, negli scorsi anni, hanno favorito con la precedente
Amministrazione questo fenomeno, che ora non chiedono di governare ma di
sopprimere da un giorno all’altro, invocando misure forti e draconiane, che
per primi non hanno usato. Tanto più che questi colleghi, nei primi mesi del
mandato amministrativo, hanno messo anche in dubbio l’autenticità dei comitati
che avevano contestato le scelte di Guazzaloca e che per loro sembravano
spariti.
E’ anche vero, però, che, se le cose stanno così, è legittimo chiedersi
perché, come centro sinistra, abbiamo portato avanti e vinto felicemente una
campagna elettorale all’insegna della coesistenza serena fra anziani e
giovani, fra fuori sede e vecchi bolognesi, fra italiani e stranieri, per una
città di tutti, accogliente ed aperta ai bisogni di tutti..
Prendiamo il caso di Nora ed Augusto, due signori che hanno superato i 50 anni
e che vivono, una in via Giuseppe Petroni e l’altro in via del Pratello. Non
sono figli di eroi ma i loro genitori sono stati antifascisti, hanno fatto
circolare la stampa clandestina e, dopo la Liberazione, li hanno fatti
crescere in un clima di fiducia e di sostegno nei confronti del Comune di
Dozza, di Fanti, di Zangheri, di Imbeni. Per quale motivo Nora ed Augusto
dovrebbero accettare le previsioni e la rassegnazione del prof. Pavarini?
Perché dovrebbero accettare il principio che orde studentesche e giovanili
sono più forti della città bombardata e ricostruita, della miseria e della
disuguaglianza sconfitte, della polizia di Scelba sparita, del terrorismo che
tante volta ha colpito la nostra città?
La prima volta che ho letto qualcosa del quartiere Corticella avevo 17 anni.
Una pubblicità elettorale del Partito Comunista di Napoli riproduceva alcune
immagini di Bologna: parchi pubblici, asili nido, centri sociali per gli
anziani, scuole attrezzate, impianti sportivi da sogno. Con uno slogan: “Qua
si vive meglio”. Come tante altre carte, non ho buttato via quel documento e,
ancora oggi, sono in tanti che vivono in altre città a dirmi: “Lì, sì, che si
vive meglio”. Anche migliaia di Nora ed Augusto lo pensano così, votano i
partiti di centro sinistra e, con un po’ di irritazione ed impazienza, hanno
ancora fiducia nell’Amministrazione a cui chiedono la garanzia di elementari
diritti.
Perché il Comune non agevola l’apertura nella zona universitaria di ateliers
artigianali e di latterie a buon mercato, dove i giovani, dopo le birre di
Bukowski ed i cocktails di Hemingway, possano appassionarsi anche ai the ed
alle tisane di Roth e di Herman Hesse.
E si arriverà, finalmente, all’apertura serale delle biblioteche, dei musei
universitari e di mercatini per accendere le strade frequentate solo dai
pusher?
Via del Pratello non è mai stata una strada nota per il bon ton ma non è mai
stata la Las Vegas di Bologna. Una volta, pochissimi bar ed osterie, botteghe
artigiane e negozietti. Piccola malavita, un po’ di prostituzione, famiglie
povere ma molto unite, antifasciste ed accoglienti. Tant’è vero che, quando è
stato chiuso il “Roncati”, i matti sono stati e sono non tollerati o
allontanati ma accolti ed assistiti nei bar, nei negozi, nelle famiglie.
Sbaglia chi, a sinistra, crede che la zona sia popolata da fighetti che
vogliono abitare al Quartiere Latino, senza sentirne il casino.
Gli abitanti, che reclamano la riqualificazione, chiedono che i diritti siano
tutelati più degli stati di fatto e cioè:
• una vera pedonalizzazione dell’arteria principale e delle strade che la
intersecano,
• il rifacimento della pavimentazione a ciottoli che, attualmente, è soltanto
una barriera architettonica per disabili ed anziani,
• il rispetto del divieto di sosta anche per le macchine private degli agenti
del locale commissariato di Polizia,
• la verifica del rispetto delle norme di legge per l’installazione e per la
sicurezza dei dehors,
• l’inibizione dell’apertura notturna dei negozi TAKE AWAY già aperti
• il blocco del rilascio di ulteriori licenze di locali pubblici e di cibi da
asporto,
• la verifica che i frequentatori dei locali affiliati ad Enti di promozione
sportiva e culturale siano in possesso di regolare tessera,
• i controlli delle forze dell’ordine tra mezzanotte e le 4 del mattino,
• il contenimento degli orari di chiusura; i residenti dicono che mezzanotte è
gia sufficiente ma la Giunta ipotizza le 3 del mattino, che è francamente
troppo!
Le misure politiche che la Giunta oggi prospetta non presentano elementi di
novità ma, comunque, si basano sull’efficacia di un modello esistente che
prevede l’applicazione di norme e regolamenti comunali spesso disattesi e la
limitazione delle deroghe sugli orari e sulle superfici soltanto ai locali
disponibili ad una collaborazione con l’Amministrazione.
E, allora, i bolognesi chiedono: quando si inizia a fare sul serio ?
Serafino D’Onofrio