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GLI SPRECHI ALIMENTARI A BOLOGNA
Alcuni giorni fa, un grande quotidiano proponeva un’inchiesta inquietante
sugli sprechi alimentari nel Mondo e nel nostro Paese. La consolazione che la
Gran Bretagna spreca tre volte i nostri quantitativi di cibo è ben poca cosa,
visto che in Italia, ogni giorno, finiscono nella spazzatura 4.000 tonnellate
di alimenti commestibili, mentre soltanto 27 vengono salvate e destinate ai
poveri. In Italia il cibo buttato via ogni anno vale 4 miliardi di euro, la
metà di quanto il Paese destina in aiuti internazionali.
La legge 155 del 2003, detta del “Buon Samaritano” permette di recuperare, a
favore di enti assistenziali, generi alimentari non consumati nella
ristorazione collettiva o in prossimità di scadenza nella distribuzione
commerciale. Una legge che consente di aiutare gli indigenti, riducendo gli
sprechi e la produzione di rifiuti. Il Banco Alimentare ha fatto della lotta
allo spreco una battaglia di civiltà ma anche alcuni importanti Comuni
(Torino, Venezia, Roma) e la Provincia di Firenze hanno da tempo intrapreso
questa strada, in collaborazione con le locali Aziende pubbliche che
forniscono i servizi di igiene ambientale.
Nella nostra città esiste una realtà attiva legata all’università e ad alcune
organizzazioni cattoliche e Parrocchie che organizzano presso i supermercati
la raccolta di alimenti, per utilizzarli prima della scadenza. Un’iniziativa
nobilissima ma limitata, un bicchierino da liquore rispetto al gigantesco
bidone degli sprechi quotidiani nella nostra città.
La Società SERIBO spa, di cui il Comune di Bologna è socio di maggioranza con
CAMST e CONCERTA, serve ogni giorno i pasti a 16.000 bambini e, nelle scuole,
lo spreco quotidiano di pane, alimenti confezionati, frutta, e cibi cotti è
enorme.
Una scelta di recupero del cibo non utilizzato da parte di questa grande
Azienda porterebbe ad individuare altri produttori ed altri luoghi in cui,
nella ristorazione collettiva, in quella privata e nella rete distributiva dei
supermarket, sia possibile il recupero e la ridistribuzione di grandi
quantitativi di cibo, ogni giorno.
Poiché una tale scelta dovrebbe interessare il Comune per i suoi effetti
sociali ma vedrebbe la contrarietà di SERIBO, che trova più conveniente la
trasformazione del cibo in rifiuti,
CHIEDO
1 - se l’Amministrazione Comunale intende iniziare, attraverso la società
SERIBO spa una politica di recupero quotidiano degli alimenti, attraverso uno
studio di fattibilità ed una pianta di tutti i punti in cui rimangono
prodotti, anche cucinati, non utilizzati,
2 - se ritiene, a tal fine, di lanciare un progetto solidale ed educativo che
preveda una fitta rete fra tutte le Aziende produttrici che servono privati,
mense e comunità, i consumatori, le organizzazioni di volontariato, la
Consulta per l’esclusione sociale e le organizzazioni del Terzo Settore
(cooperative sociali e ONLUS) che seguono a Bologna la povertà e l’esclusione
sociale.
3 - come ritiene che possa essere coinvolta HERA che, con l’attivazione di
tale servizio, vedrebbe ridurre sensibilmente i quantitativi di rifiuti
prodotti a Bologna
Serafino D’Onofrio
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