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Documenti Correlati

Bologna città libera - Il Documento di Valerio Monteventi E Franco Berardi Bifo - 21 settembre 2008

una scelta di campo (biologico?) - di Serafino D'Onofrio e Roberto Panzacchi - 22 settembre 2008

 

 

Rassegna Stampa

 

 

 

 

 

 

home/documenti/resoconto interventi assemblea 23 settembre Bologna Città Libera

 

 

LA NEWSLETTER “BOLOGNA, CITTA’ LIBERA” N.3


Questa newsletter sarà lo strumento di comunicazione per tutte le persone
interessate al progetto “Inquinamento Zero – Ignoranza Zero”.
“Bologna, Città Libera” vuole essere un progetto collettivo e partecipato.
L'idea è fare un network sociale dove ci si può iscrivere, offrire
contributi ma anche tempo da volontari e militanti, commentare, ecc.
Con varie modalità e diversi strumenti vogliamo proporre una nuova idea
dell'agire collettivo basata sull’intreccio dei saperi (le vecchie forme
rappresentative o centralistiche hanno dimostrato in queste settimane il
livello di degenerazione raggiunto). Insieme a tante altre ed altri
vorremmo far vedere che la società, partendo dai suoi saperi e dalle sue
competenze, ce la può fare ad organizzarsi in modo autonomo per costruire
una città che non sia alla mercè dei custodi dell'ortodossia
produttivistica e dell'ordine mortifero.

SOMMARIO
- L’ASSEMBLEA DEL 23 SETTEMBRE 08 AL BARACCANO
1) il resoconto degli interventi
2) il commento di bifo
3) le email ricevute

- I PROGETTI E LE IDEE FINO AD ORA RICEVUTE

- OGNUNO HA IL SINDACO CHE SI MERITA… NOI NE MERITIAMO 100

- LA GIORNATA SEMINARIALE DEL 4 OTTOBRE



IL RESOCONTO DEGLI INTERVENTI DELL’ASSEMBLEA DEL 23 SETTEMBRE.

Questo “verbale” dell’assemblea del 23 settembre è stato redatto da Cinzia
che per tutta la serata ha raccolto appunti sugli interventi che si sono
succeduti. La ringraziamo di cuore per l’improbo lavoro che potrà essere
molto utile per le persone che non erano presenti.

RESOCONTO
In apertura, una poesia, letta da Elisa Mereghetti, in ricordo di Abdul, il
giovane italiano, originario del Burkina Fasu, ucciso a sprangate a Milano.


Serafino D’Onofrio - Apre l’assemblea (che presiederà per l’intera durata)
come primo intervento, ricordando che il Sindaco uscente ha rappresentato
la “tempesta perfetta”, che però ha deluso tutte le aspettative e
mortificato le speranze.

Questa lista intende assediare e conquistare “il palazzo”, esiste un
precedente il comune di Molinella, nella provincia bolognese, dove non
votavano né le donne, né coloro che non avevano la licenza elementare. I
maestri socialisti del paese organizzarono aule improvvisate nelle osterie
e nei luoghi di ritrovo dei braccianti e dei lavoratori per il
raggiungimento della licenza elementare e di conseguenza del diritto di
cittadinanza, con il voto che portò alla conquista del Comune.
Proposta attualizzata all’oggi è quella avanzata da Bifo e Monteventi
La lista dei cento sindaci ha già trovato otto aderenti e cerca gli altri
92.
Tra le richieste rammenta quella del diritto laico di poter affidare le
proprie volontà biologiche ad una persona di fiducia, sino ad arrivare a
fare del Comune il vero custode delle volontà biologiche delle persone,
sponda istituzionale senza coinvolgere gli affetti.

Il 4 ottobre si svolgerà un seminario per raccogliere progetti e proposte
dei cento sindaci che vorranno proporsi alla guida di questa città
mortificata dalla figura del sindaco che non ci meritiamo.

L’ ASSEMBLEA È CONTINUATA CON INTERVENTI LIBERI DI CIRCA 5 MINUTI.

Sergio Guizzardi – Lavoratore di Hera, rappresentante dei lavoratori per la
sicurezza, con una storia analoga a quella di Dante de Angelis.
Lavora in una piccola azienda collegata ad Hera per il controllo degli
impianti semaforici e della illuminazione delle strade e dello stadio
dall’Ara.
Ad inizio dell’anno era stata chiesta all’azienda un incontro per il
superamento dello stato di precarietà in cui si trovano i 15 lavoratori
impiegati da svariati anni a tempo determinato.
Ha pagato la sua battaglia personale con il licenziamento.
Il Comune di Bologna ha la proprietà degli impianti e permette una gestione
scriteriata e arrogante.

Tania Martinelli – Insegnante di scuola materna la mattina, e di yoga il
pomeriggio. In contatto con tanti insegnanti, ha commentato la
reintroduzione del sette in condotta, voto di valutazione in una materia
che non viene insegnata. La condotta non viene insegnata, ma si viene
giudicati.
Come esperienza di insegnante di yoga, con studi svolti anche in India e
USA, informa che ci sono studi approfonditi per la introduzione nelle
scuole di una materia che si potrebbe definire “Scienza emotiva”. Materia
che non esiste ma che grazie all’apporto di persone, educatori alla scienza
emotiva, può permettere a tutti gli studenti, dalla materna
all’università, di conoscere approfonditamente la propria emotività, la
conoscenza del respiro e delle tecniche respiratorie per due ore
settimanali.

Giuseppe Gommini – Operaio della Ducati Motor. In questi giorni l’azienda,
settore motociclette, ha ritenuto di chiedere 12 giorni di chiusura totale
della fabbrica, con messa in cassa integrazione di tutti i lavoratori. Le
aziende metalmeccaniche nel primo semestre assumono squadroni di lavoratori
atipici, obbligano i lavoratori a tempo indeterminato a accordi lavorativi
con orari più ampi di quelli contrattuali, per poi in autunno, con i
magazzini carichi di moto pronte da vendere, mettere i lavoratori in
flessibilità positiva. Ovvero oggi ti pago con la cassa integrazione e in
primavera mi si rendono le ore di lavoro. Le organizzazioni sindacali,
sollecitati con raccolte firme, rispondono debolmente.
Il problema diventa che il sindacato tentenna con un accordo che prevede in
parte flessibilità positiva e in parte cassa integrazione.
La proposta dei lavoratori è quella di cercare di indurre l’azienda ad
investire sul patrimonio del proprio personale e sulle professionalità
acquisite.

Angelo Aiello – Psicologo-psicoterapeuta – Gli fa piacere aderire ad una
formazione diversa dalle abitudini, con persone che non rappresentano
categorie o associazioni o partiti, ma rappresentano fortunatamente se
stessi.
Trascorsi di militanza, negli anni 70, nella sinistra extraparlamentare,
poi transitato nel PSI con esperienze socializzanti e momento di grandi
riforme sul piano sociale e per l’handicap. Passato poi ai DS si ne è
immediatamente allontanato, questo non toglie che ha ancora voglia di stare
nell’agone politico.
Da ora in poi si dovrebbero ristrutturare i palazzi prevedendo luoghi per i
bambini, di incontro per gli adulti, luoghi di socialità, dove si può
tornare a parlare tra persone.
Si chiede : la nuova sede appena inaugurata del Comune di Bologna è stata
costruita tenendo conto del risparmio energetico, con la produzione di
energia fotovoltaica, la risposta è NO.

BIFO – All’inizio si poteva pensare che ci si dovesse battere contro un
personaggio intollerabile, arrogante, fastidioso, poi è venuta la sconfitta
della sinistra, epocale ed europea, che probabilmente vuole dire qualcosa
da capire meglio. Poi è arrivata l’estate, stagione che ha tagliato in
maniera profonda la prospettiva per ognuno del proprio futuro.
Ciò che è accaduto e ciò che sta per accadere, il cataclisma finanziario,
non è solo un processo che si conclude con gli interventi sostenuti del
tesoro americani, in realtà sono solo il preludio ad una ondata di miserie,
di disoccupazione, di guerre interetniche a cui è necessario essere
preparati.
A questo si accompagna la catastrofe geopolitica con il terrorismo che
vince in Eurasia e la Russia che torna a fare capolino come potenza
aggressiva ed arrogante.
Negli 1967 io. Insieme ad alcuni “utopisti” , distribuivo volantini davanti
alle fabbriche che chiedevano aumenti salariali uguali per tutti e l’orario
lavorativo ridotto a 40 ore settimanali: ci davano dei matti dopo pochi
anni questo accadeva nei nuovi contratti nazionali di lavoro.
A metà degli anni 70 attraverso l’esperienza di Radio Alice iniziammo a
comunicare liberamente nell’etere, ci davanto degli estremisti e degli
utopici; dopo pochissimi anni proliferarono le esperienze delle radio
libere e ahimè, poco dopo, anche le televisioni commerciali.
All’inizio degli anni 80, insieme ad alcuni intellettuali americani,
iniziamo a parlare di cyber, di un nuovo modo di trasmettere informazioni
attraverso la rete. Anche lì pazzi e visionari, negli anni Novanta c’è
l’esplosione di internet ed oggi tutti siamo consapevoli della sua potenza
nell’ambito del sistema comunicativo.
Allora, chi l’ha detto che, anche questa volta, a Bologna, non succeda
qualcosa di simile…
Che c’entra Bologna… Bologna è il luogo dove si anticipa e si sperimenta
una utopia., perché la storia del mondo non diventi definitivamente una
catastrofe.

Antonio Mauro – operatore dei servizi sociali del CoBo – Uno degli effetti
della tempesta perfetta. Il 29 luglio la giunta ha approvato il documento
organizzativo del nuovo welfare cittadino. La nuova articolazione del
sistema cittadino dei servizi sociali, prevede come cardine l’articolazione
nei SST, con sportelli sociali e operatori professionali dedicati.
I direttori hanno ricevuto mandato per attivare tutte le determine
dirigenziali necessarie per rendere operativo il decentramento dei servizi.
L’unico atto è una determina del settore personale, del 6 agosto, che ha
assegnato con operatività immediata operatori nei posti vacanti degli
sportelli sociali e il rimanente personale alle ASP.
Al momento gli sportelli sociali sono ancora non definiti logisticamente e
in fase di ristrutturazione. Il servizio Infanzia e adolescenza dei
quartieri non stanno ancora operando. I servizi minori e famiglie sono
pieni di casi insoluti.
Molti operatori hanno ricevuto un profilo professionale più basso di quello
di provenienza.
Perché la necessità di avviare in maniera così frenetica i SST, spostando i
lavoratori in luoghi ancora non funzionanti.
Preso atto che le ASP sono state costituite a pieno titolo parte integrante
del welfare cittadino, non si capisce perché non sono messe in grado di
operare come da più parti richiedono. Significativo il caso
dell’assegnazione dei servizi per stranieri all’ASP PV, a cui verrà nel
tempo affidato tutto il servizio interculturale per stranieri, ma che a
tutt’ora non hanno ricevuto indicazioni di contratto di servizio.
Decidere che i cittadini stranieri hanno pari dignità dei cittadini
italiani, cosa giusta, senza mettere in campo tutto quello che serve per
realizzare questo non è serio, ma è stato deciso.

Bruno Moretto – Comitato Scuola e Costituzione – Nella scuola, in
particolare nella scuola elementare, tutti i giorni si evidenzia lo scontro
tra generazioni e categorie sociali. L’attacco alla scuola italiana, quella
della costituzione, non a caso parte proprio nella scuola elementare,
livello dove si costruisce il patto di convivenza.
Insegnanti e genitori stanno capendo il livello dello scontro, l’attacco
alla convivenza democratica, per questo la reazione è forte e attiva.
Invito tutti e tutte alla manifestazione del 26 settembre prossimo contro
la “Riforma Gelmini”.

Antonio Faggioli – Sono un medico che si occupa di salute da una vita,
occuparsi di salute vuol dire occuparsi di ambiente. Eppure, sebbene
strettamente connesse, nessun programma elettorale o di mandato
amministrativo mette in correlazione politiche per la salute e quelle per
l’ambiente.
“La salute in tutte le politiche” documento firmato da 26 ministri di
diversi stati (…) ha sottolineato che la salute pubblica passa prima dalle
scelte politiche.
Dare potere ai cittadini in tutti i processi di pianificazione, tra loro
correlati, come quelli del traffico, dell’ambiente, dei luoghi di lavoro e
così via.
Come mai non si è mai deciso un assessorato con delega alla salute e
all’ambiente.
L’inquinamento atmosferico da traffico è pericoloso per la salute: ebbene
quale rapporto si è mai instaurato tra i piani della salute e i piani del
traffico?
I rifiuti: perché si è smesso di discuterne?
Il nucleare: si è posto il segreto di stato sui siti nucleari, non è che ci
ritroviamo con un sito nucleare riattivato a nostra insaputa?
Inceneritori: diversi medici hanno sottoscritto una richiesta di moratoria
per l’attivazione degli inceneritori. La Regione Emilia Romagna ha fatto la
scelta di ridurre le discariche per potenziare le attività degli
inceneritori, ricevendo forti finanziamenti dedicati dallo Stato.
Questo è anche uno dei motivi per cui la raccolta differenziata porta a
porta non parte e non raggiunge i parametri definiti per le città virtuose.

Carlo Lo Iodice - Già insegnante, rottamato, con disposizione di tempo che
lo ha portato a fare cose che gli interessano, come scrivere e suonare. Su
Carmillaonline ha scritto un pezzo contro le primarie. Oggi con piacere si
rende conto che anche a Bologna ci sono energie e interessi che si muovono
fuori dal circuito delle primarie.
Sindrome del paguro: animale che vive nella conchiglia di altri animali,
che quando decide di cambiare conchiglia è soggetto facile ai predatori e
quindi preferisce stare nella conchiglia diventata piccola. E’ necessario
scovare tutti i paguri che si muovono in città.
Metafora degli spaghetti alla bolognese, famosi in tutto il mondo, ma che
non esistono. Così tante cose a Bologna. L’università bolognese, famosa in
tutto il mondo, ha un così alto numero di iscritti che non può assicurare
una sedia per assistere alle lezioni a tutti, allora perché pagare le tasse
per non avere il luogo dove studiare?
La sanità migliore in Italia, basta non averne necessità. Se è necessaria
una visita medica specialistica o una indagine diagnostica specializzata ci
si trova di fronte a liste di attesa di svariati mesi, e a prestazioni
specialistiche a pagamento intramoenia, in struttura pubblica, che costano
di più delle visite in ambulatori privati.

Alessandro Palmi – CoBAS – E’ possibile pensare che dal basso, dai
territori, possono arrivare stimoli che ribaltino tutte gli attacchi, come
quello alla scuola pubblica o alla convivenza tra le persone, che vengono
dai sistemi?
Un territorio può dare segnali di controtendenza solo se si costruisce un
disegno comune, contro il dilagare preoccupante di sottocultura e rigurgiti
di vario tipo.
E’ necessario che queste persone qui presenti si ritrovino anche

Smettere di finanziarie le scuole private, costruire e organizzare nidi
privati, smettere di insegnare la religione nelle aule scolastiche.

Valerio Monteventi - Ci hanno descritto a mo di macchietta, in molti,
nella nomenklatura fanno fatica a prenderci seriamente: Dovranno farsene
una ragione, perché noi condizioneremo “molto seriamente” la politica
cittadina, opereremo e interverremo sui bisogni dei cittadini e delle
cittadine.
Il segretario PD De Maria saluta come grande risultato, come l’obiettivo
massimo raggiunto, avere ottenuto 150 agenti e carabinieri in più sul
territorio da parte dello Stato. Ci sono 6500 domande di alloggio ERP, di
aventi diritto, contro una capacità comunale di assegnare circa 400 alloggi
all’anno. Ebbene anche questo trend, scarsissimo per la richiesta
esistente, non potrà essere mantenuto, perché il governo Berlusconi non ha
ritenuto di confermare i finanziamenti destinati per il piano casa (uno
degli ultimi atti del governo Prodi), e quei 5 milioni di euro (di fronte
di un fabbisogno di 29 milioni di euro per la manutenzione straordinaria di
appartamenti ERP sfitti e non assegnabili) non ci saranno più.
Perché Cofferati non ha fatto su questa emergenza sociale (molto più seria)
la stessa pressione che fece sul governo in tema di sicurezza e di potere
dei sindaci in materia di ordine pubblico.
Altro fronte quello del canone calmierato, con una graduatoria di 2250
nuclei familiari aventi diritto, 125 le assegnazioni fatte. Inadeguatezza
del fondo sociale dell’affitto, inefficace dal momento che copre meno di un
mese di canone di locazione. In questa città il 90% degli sfratti sono resi
esecutivi per morosità.
La casa, l’alloggio in affitto, diventa la priorità per questa città.

Anche la riforma del welfare municipale, il trasferimento delle deleghe
sociali ai quartieri, poteva essere l’occasione per andare incontro ai
bisogni dei cittadini più deboli, ma il modo autoritario e autoreferenziale
per gestire questo processo ha dimostrato tutti i limiti che prima ci
venivano descritti dall’operatore dei servizi sociali.
Come paradigma racconta il caso di Pamela, giovane mamma rumena di una
bambina di sei mesi, accolta in struttura per madri sole, poi messa fuori e
che ora dorme con la sua bambina lungo il fiume Reno. Dopo aver segnalato
il caso ai servizi sociali, sono stato interpellato per sapere su quale
sponda del fiume dorme, perché solo dopo averlo saputo si deciderà quale
quartiere dovrà intervenire (Borgo Panigale, Barca Reno o Porto), un vero e
proprio paradosso.
Alternativi a Cofferati, al di fuori delle primarie, dai partiti e dalle
coalizioni.
A chi ci ritiene responsabili del rischio di una eventuale vittoria della
destra noi dobbiamo ricordare che il sindaco leghista di Verona Tosi ha
dichiarato che Cofferati è “un suo maestro” e il sindaco di Roma Alemanno
(quello che “il fascismao non è il male assoluto”) ha dichiarato che
l’operato di Cofferati in tema di sicurezza deve essere assunto a modello
per la sinistra romana.
Per cui il problema non esiste, un modo di governare di destra forse a
Bologna c’è già.
Per quanto riguarda idee e progetti da qui a poco tempo si potranno
elaborare cose interessanti, importante è che i progetti diventino di
patrimonio collettivo, con gambe proprie e modalità di diffusione. E’
venuto il momento di fare un passaggio importante: Bologna città Libera è
stata una proposta di due persone, deve diventare un progetto collettivo.
In questo ambito, la comunicazione diventa un punto fondamentale.
Siete tutti e tutte invitati il 4 ottobre, alla giornata seminariale che si
terrà presso il circolo Pavese.

Oscar Marchisio – CDS credit default swap, oggetto in cui sono state messi
tutti i crediti inesigibili degli USA, la sua cattiva finanza. Come un
virus gira e si inocula in un fondo che si chiama COMETA, fondo della FIOM.
Questo dimostra come sia necessario, impellente, liberare tutti i territori
dalla finanza.
Il 40% dei bond americani sono in mano della bank of china, qui si rivela
la drammatica situazione di scontro tra due potenze mondiali che si
controllano a vicenda, il colosso americano e i capitali cinesi.
Nel Darfur si sta completando lo scontro tra occidente e oriente per
l’acquisizione delle fonte petrolifere. IL tema centrale in questo momento
Sono le vie di uscita, le guerre di liberazione, paradigma che pongono al
centro la necessità di liberare i territori, in tre punti:
- sul piano energetico, con i mancati finanziamenti per il metro
riconvertiamo le risorse per il finanziamento della tangenziale energetica;
- ripensiamo la città come luogo liberato dalla chimica, con la
bioagricoltura. Ripensare la nostra nutrizione liberata dalla chimica. Le
sedi di preparazione del prosciutto di Parma, che si trovano a Cremona,
sono dei veri e propri ospedali;
- ripensare i linguaggi, tornando al recupero della storia orale,
autonomia linguistica, strategia che rimette al centro il sapere. La città
come spazio urbano delle lingue e delle espressioni, liberandoci dalla
schiavitù dall’inglese;
L’utopia di oggi è l’ossigeno per domani!

Sergio Bellavita – La prima riunione rappresentava il risvegliarsi di un
interesse vivo in città, questa è il riscontro che proposte e progetti sono
attese da molti di noi.
Tutto deve essere piegato ai bisogni dell’impresa, è necessario rimettere
al centro la costruzione del vincolo sociale. La sensazione dal proprio
personale osservatorio si è in un fase di profonda implosione. Ricostruire
rapporti con le soggettività che non pensano di essere organizzate e che
non si riconoscono in categorie come classi sociali, e che trovano conforto
nella panacea di tutti i mali, il perseguire la sicurezza.
Nella catastrofe ci siamo dentro tutti, tutti i partiti, è necessario
tenere insieme e costruire i passaggi per una nuova era.

Alessandro Bernardi – Federazione PRC – Il fascino che Bifo emana è vecchio
ormai di quarantanni e rimane immutato nel tempo. Difficile dissentire da
quello che lui propone e dice. La società viva, però, deve fare i conti con
i prossimi eventi cittadini. Le prossime saranno le prime elezioni con il
nuovo federalismo leghista, ci si muoverà in un quadro nuovo politico ed
amministrativo. La scommessa possibile è cacciare, insieme, cofferati e il
cofferatismo. Si chiede se sia possibile costruire una coalizione, tutti
insieme, nel rispetto reciproco, con un progetto comune, con un candidato
simile comune per cacciare cofferati.
L’elemento dirimente è costruire un terreno comune dove 1+1 non fa 2 ma 3.

Bifo – così 1+1 non fa 2 ma 0,5!

Tullio Maccarone – prende molto sul serio e con rigore il progetto che si
sta sviluppando, ritenendo che è arrivato il momento di superare un
ostacolo, che è quello del tradurre il progetto in qualcosa di
comprensibile, praticabile e che parla, raggiungendo tutti.
Come e che cosa fare? La lista deve chiarire le azioni concrete da operare
nel caso in cui la lista che si candida andrà ad amministrare.
Il risparmio energetico con il cambiamento di tutte le fonti di
illuminazione pubblica.
Le risorse del comune risparmiate e riconvertite in altro utilizzando
massicciamente il software libero.
La preparazione dei pasti collettivi utilizzando la filiera corta.
Un fisco equo, come risorsa per tutti i cittadini.
Idee concrete, facilmente comprensibili, spiegate e sviluppate, partecipate
con tutti, trovando il modo di non disperderci.
Carta su, carta sbagliata tirata su in fretta. Concessa la fiducia del
sindaco cofferati con i piedi su una mattonella della sala dove oggi,
facendo carta su, la revoca.
Si dichiara uomo moderatissimo, affetto da nessun estremismo, ma che non lo
voterà più. Grande magma della delusione che farà cadere questo sindaco, ma
che farà vincere la sinistra e non la destra come si profetizza da diverse
parti. Sindaco pompiere dei sogni, città che non sogna più e che quindi non
produce più idee e azioni positive.
Sindaco che ha paura, lui ha paura e che propone come medicina al
sicurezza, in una città che si può definire tra le più sicure del mondo,
anzi confortevole.
Trovare le forze per accorpare ad un progetto anticofferatiano i giovani.
I have a dream, ridotta, sotto radice quadrata la vogliamo anche per questa
città.

Gabriele Bollini – Oggi 23 settembre, over shut day, abbiamo superato le
risorse energetiche rinnovabili per tutto il 2008. Le nostre riserve
continuano ad assottigliarsi e i rifiuti continuano ad accumularsi. A
livello globale consumiamo 1 terra,4., ma in maniera diversificata da paese
a paese.
L’unica sicurezza che desidera è quella di poter girare in bicicletta con
le proprie bimbe senza dover rischiare ogni volta la vita.

Sergio Spina –Due sono i sogni che desidera vedere realizzati:
- uno, in particolare, come insegnante elementare, uno che i bambini della
scuola dove lavora, al pilastro, possano avere gli insegnanti giusti,
necessari, tutte le condizioni per poter stare dentro le scuole.
- l’altro è che non debbano esserci più i CPT.
I sogni non si preoccupano di essere o meno comunisti.

Pino – Condivide sulla necessità di una alfabetizzazione emozionale, non
solo per i giovani, ma anche per gli adulti. Una delle massime
contraddizioni tra docenti e studenti è il metodo di comunicazione.
Circolare tra ragazzi, come nelle comunità africane, dall’alto al basso per
i docenti.
Una delle catastrofi peggiori che accadono è la catastrofe simbolica. La
capacità simbolica è venuta meno, catastrofe antropologica al di là della
collocazione a sinistra, destra e centro. La catastrofe simbolica porta a
processi indentitari. Il concetto non è essere comunista, ma trovare un
nuovo termine come “essere in comune”.
Bisogna abbandonare le categorie, vincendo il fascismo antropologico
dell’identità. Definire nuove mappe di conoscenza che ci permettano di
navigare nel futuro.

Franco Motta - Necessario per il futuro sindaco di Bologna prevedere
l’obbligo di diffondere a tutti i cittadini le attività e gli atti dell’AC.
Istituti di partecipazione, previsti dallo statuto, come le consulte
tematiche, in caso di interesse collettivo dovrebbero essere obbligatorie.
Il referendum consultivo, ma non solo, anche il referendum abrogrativo.
Ottimo l’allargamento del diritto di voto dei cittadini UE. Anche ai
cittadini extracomunitari residenti nel comune di bologna.
Ufficio per il testamento biologico, come anche la regolamentazione della
obiezione medica.
Aneddoto, alle ore 3.15 in un bar chiede un caffè, gli viene negato perché
dalle 3 alle 5 non è possibile erogare bevande analcoliche nei bar se non
preconfezionate. Norma barocca e paranoica nella nostra città.

Giampiero Moruzzi – nome di battaglia “peo” – Combatte da sempre violenti e
bastardi che da sempre ci opprimono. Finalmente qualcuno ci chiama in
piazza ad impegnarci, uscendo dalle torri d’avorio. Vuole essere uno dei
cento sindaci e farà di tutto per appoggiare i deboli, quelli che non ce la
fanno, chi viene sfruttato.
Parlare a 180 gradi ed essere alternativi. Le rivoluzioni vanno a 360
gradi, ma ritornano nella stessa merda.
Se un giorno tradirete le nostre idee, Monteventi e Bifo, 33 pugnali
libertari si leveranno contro di voi!!!


L’ASSEMBLEA è terminata alle ore 24!!!


IL COMMENTO DI BIFO SULL’ASSEMBLEA
Alle nove la sala era piena, alle nove e un quarto era pieno il corridoio
in fondo e a lato. alle nove e mezza abbiamo cominciato l'assemblea mentre
continuava ad arrivare gente che non poteva entrare.
Dunque un successo del terzo incontro pubblico BOLOGNA CITTA' LIBERA?
Sì e no. Prima di tutto per l'età dei partecipanti. Se a Bologna votasse
solo la popolazione tra i quaranta e i sessanta, vinceremmo a mani basse le
elezioni. Ma purtroppo votano anche i settantenni (molti, perché a
Bologna un terzo della popolazione è over65), e purtroppissimo ci sono
anche i ventenni e i trentenni.
Hic Rhodus hic salta.
Il problema principale della prossima fase, qui a Bologna dove si sta
assistendo forse alla formazione di un processo nuovo, sarà quello di
trovare le tecniche ed i linguaggi che aprano la possibilità di una
costruzione collettiva fra coloro che si sono formati dopo l'89. Finora si
trattava di qualcosa di impossibile, perché fino a ieri vivevamo nella
sfera dell'89, nella sfera della globalizzazione e della
connettivizzazione. perciò i valori culturali che quell'onda portava con sé
erano inattaccabili.
La grandissima maggioranza della popolazione giovanile era quindi incapace
di porsi in una collocazione esterna rispetto all'immaginario
iper-capitalista prodotto dal mix di liberismo, competizione,
desocializzazione e socializzazione fredda connettiva. Ma ora quella sfera
è esplosa, o piuttosto sta esplodendo. Siamo nel pieno di questa
esplosione.
Il linguaggio dell'assemblea di ieri sera non è riuscito a render conto di
questa esplosione, era un linguaggio descrittivo, una sorta di
raffigurazione da realismo socialista.
Quella aggregazione si esprime con questo linguaggio. Occorre
accettarlo. Non si può pensare che gente che si è formata nell'epoca
discorsivo-alfabetica produca configurazioni segniche di formato
istantaneo.
Credo che nel prossimo futuro si debba produrre una “disgregazione”,
all'interno
di questo movimento allo stato nascente.
La discussione di ieri sera era in parte centrata sulla denuncia della
gestione cofferatiana e delle politiche securitarie, in parte era dedicata
ai progetti che si stanno elaborando all'interno della lista (ai progetti
sarà dedicato anche il prossimo appuntamento, un incontro pubblico che si
terrà alla sala del circolo Pavese, via del Pratello 53, sabato 4 ottobre
dalle 10 alle 18). In parte, per finire, era dedicata alla questione
dell'identità politica. Per dirlo altrimenti, dovremo andare ad una
coalizione con rifondazione oppure no? (la mia risposta l’avete sentita, ma
insomma la discussione è aperta, speriamo che si chiuda presto).
Il punto è questo, però: cosa volete che interessi al 99,9999999999
per cento della popolazione giovanile di una questione come questa?
Absolutely nothing, ça va de soi.
Per questo io dico che occorre far nascere anche un'altra aggregazione, sul
territorio bolognese. Un'aggregazione che elabori l'esperienza di
solitudine, di sofferenza, di precarietà secondo modalità linguistiche non
ricavabili dall'esperienza storico-discorsiva del passato.


ECCO LE EMAIL ARRIVATE DOPO L’ASSEMBLEA

ALCUNE CONSIDERAZIONI SUL 23 SETTEMBRE (Franz)
Caro Valerio, da osservatore ti mando alcune impressioni, in parte
condivise da quattro chiacchiere frettolose fatte ieri sera a margine
dell'assemblea.
1° obiettivo centrato: la partecipazione ottima. Un parziale limite: target
di età alto, quindi si pone la questione di intercettare l’elettorato più
giovane.
Importante quindi battere la grancassa del voto agli studenti – proposte
concrete (poche, magari una sola ma chiara e “forte”) contro gli affitti in
nero – c.d. assessorato alla notte (declinato con estrema chiarezza per non
prestare il fianco ai detrattori del tipo “allora volete il casino notturno
istituzionalizzato”).
Parto dal presupposto che molte persone siano venute più per “curiosità”
verso una lista diversa che vuole parlare (e praticare) un linguaggio nuovo
della politica piuttosto che per adesione pregiudiziale (a parte noi e i
nostri simili) ad un programma o a dei nomi o ad un'area noti.
Quindi la domanda è: cosa si aspetta questa fascia di potenziale
elettorato?
Sicuramente ricominciare a “sognare”, ma ovviamente non qualcosa di
astratto o ideologico ma qualcosa che è stato definito da Franco possibile,
anzi necessario.
A questo proposito una parentesi sulla qualità e la successione degli
interventi (da un punto di vista della comunicazione, se vuoi del
marketing, non certo dei contenuti che erano in gran parte, non tutti e non
del tutto, condivisibili ecc.).
Se è vera la risposta alla domanda (ricominciare a sognare una realtà
possibile) vuol dire che l’aspettativa (in questa fase iniziale) era di
sentire cose nuove/appassionate/dette in modo che rappresentassero una
“favola o un’utopia possibile e rassicurante a fronte di un
orizzonte/deserto piatto, angosciante e soprattutto vecchio (quindi inutile
e perdente).
I primi interventi sono stati “deboli” perché mancava la passione, lo
slancio e la “visione” necessari a fare scattare il desiderio di
identificazione e di condivisione di un qualcosa che sia realmente
percepito come nuovo – diverso – realizzabile (parliamo di futuro poi
Serafino, che ha lasciato troppo sotto tono la sua verve partenopea ottimo
veicolo di empatia, ci ha proposto nella presentazione (!) la
non-suggestione di Molinella e Massarenti di cent’anni fa e poi ha lanciatol aroaetteoioc rt,it be n
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con qualche dettaglio in più, diciamo un'estensione dell'opuscolo
distribuito all'entrata.
In un primo appuntamento ci aspettavamo di capire un po' meglio chi, che
cosa , come. Bellissima l'idea dei cento sindaci e dei cento progetti,
forse un po' prematuro praticarla in una prima presentazione pubblica,
dando per scontato che tutti sapessero di cosa si stava parlando e
rischiando di lasciare totale e libero sfogo ai soliti narcisismi e ai
soliti "mi ricordo" in chiave vagamente autocelebrativa.
Insomma ci è sembrata un'occasione persa e crediamo sia un gran peccato. La
gente c'era e aveva voglia di partecipazione: con questa serata forse
qualcuno l'abbiamo già perso per strada....
Parlando del concreto: condividete veramente tutto ciò che è scritto nella
sezione dedicata all'assessorato alla notte? Per quale motivo durante la
notte ci si dovrebbe sentire più liberi? Forse perchè viviamo in galere di
giorno? E allora forse non è del giorno che dovremmo parlare? Non è
nell'agire libero del giorno che si costruisce la nostra libertà anche la
notte, insomma la nostra libertà di persone in generale? Oppure come si può
dedurre dal documento, dobbiamo essere schiavi di giorno e invece di notte
possiamo "spogliarci del nostro ruolo sociale, vestirci in maniera
diversa"? Magari ritornando schiavi omologati appena spunta l'alba ( e di
notte non lo siamo solo perchè ci "vestiamo" in maniera diversa per qualche
ora?? Per quale ragione "di notte i rapporti sociali sono più facili e le
persone sono più disponibili a dialogare" ? Perchè di notte dovremmo
"sopportare delle persone" che di giorno non sopportiamo?????
Parliamo allora di cosa intendiamo per dialogo?
Forse non ricordiamo bene ma non c'era qualcuno che parlava dell'industra
del divertimento come strumento di controllo sociale? Non bisognerebbe
parlarne in maniera critica? Non per rigettare l'idea sacrosanta del
diritto allo svago e al divertimento ma non si potrebbe declinare anche in
altri modi? Il paragrafo lavoratori della notte è veramente imbarazzante,
una per tutte: "c'è spazio inoltre per il dj, figura tradizionale ma quanto
mai impegnata al continuo avvicendamento delle mode (!) e delle nuove
tendenze (!!)".
Forse non è il campo del collettivo "Dolce è la notte" ma in tutto il
paragrafo non c'è una riga su di una parte significativa del popolo della
notte, simbolicamente e concretamente, le operatrici del sesso sfruttate e
schiavizzate......ma anche con le loro esigenze e necessità.
Ma la ciliegina è nel paragrafo "progetti per il futuro": "Ricerche fatte
in Europa e negli stati uniti hanno confermato che lo svago e il
divertimento nei paesi più industrializzati sarà nei primi posti della
graduatoria delle necessità da soddisfare nella vita dell'uomo. E' un dato
che scaturisce dal fatto che i bisogni primari come l'alimentazione e
l'energia, pur restando nell'ambito delle strette necessità (deo
gratias!!!) non rappresenteranno più un problema nei paesi
avanzati".........francamente incommentabile.......
Detto questi, molte delle idee esposte nell'opuscolo ci piacciono. Avremmo
gradito durante l'assemblea capire quali margini di concretizzazione
potessero avere.
Speriamo che questa nostra possa essere un contributo al laboratorio
politico che si avvia.
Buon lavoro
Con stima
Marzia Gigli, Mattia Seligardi

LA RISPOSTA CHE HO DATO
Cari Marzia e Mattia
grazie per il contributo, tra l'altro mandato a caldo e in piena notte
Abbiamo grande necessità di essere stimolati (soprattutto sulle cose che
non vanno) e la vostra email ci è molto utile.
Anch'io sono consapevole che l'inizio di ieri sera è stato molto debole...
si è rischiato di rovinare la riuscita (oltre ogni aspettativa)
dell'assemblea, ma siamo (penso tutti noi) alla ricerca di percorsi nuovi e
si può incappare anche in errori.
D'altra parte se io e Franco avessimo introdotto l'assemblea, forse poteva
sembrare già tutto preconfezionato... e questa volta, oltre i contenuti,
anche il metodo è fondamentale. Su questo terreno mi sto scervellando, ma
non mi sta uscendo nulla di convincente e, quindi, con i "tentativi" si
possono prendere delle cantonate.
Ritengo però che anche le nostre debolezze e pecche, quando emergono così
chiaramente, possono rappresentare la "trasparenza" del nostro progetto....
Questa "diversità" non deve però esimerci dall'affrontare i problemi e i
punti deboli e cercare di affrontarli per quello che sono.
Allora, su questo versante, vi dico qual è per me la grande debolezza
dell'assemblea di ieri sera. Parto da un paradosso: se gli elettori
bolognesi avessero dai 45 ai 60 anni noi vinceremmo le elezioni. Le
generazioni del 68 e del 77 siamo in grado di intercettarle, ieri ne è
stata la rappresentazione evidente.
Ma ci sono gli over 60 (e in città sono tanti - 1/3 degli abitanti), il
bacino elettorale più fiorente del PD e di Cofferati; noi ci dobbiamo
sforzare di parlare anche agli anziani, dobbiamo proporre soluzioni ai loro
problemi e progetti per rendere più umana la parte finale della loro vita.
Poi ci sono i 20/35enni che nessuno intercetta, men che meno noi. Ieri
sera ho parlato con alcuni dei ragazzi presenti (una trentina) e si
sentivano estranei ai linguaggi dell'assemblea e, in parte, anche ai
problemi di cui si è parlato. Questa per me è una questione che voglio
affrontare con forza (senza giovani anche noi non abbiamo futuro).
C'è un problema di comunicazione. Le persone che c'erano ieri sera erano
informate sulle mosse di Bologna Città Libera dai diversi articoli apparsi
sui quotidiani nei giorni scorsi (oltre che dalle mailing-list). Ma i
giovani i giornali non li leggono, allora dobbiamo usare gli strumenti di
comunicazione che loro usano (anche questa dovrà essere materia del
seminario del 4 ottobre). C'è poi una percezione che dobbiamo ribaltare: la
sinistra, soprattutto quella radicale, è percepita come noiosa e, pertanto,
la sgradevolezza che i giovanni hanno per Cofferati non si sa come andrà a
riversarsi (astensionismo, voto a destra, liste civiche deliranti - alla
Beppe Maniglia).
L'idea di assessorato della notte che voi avete con argomenti molto
convincenti massacrato può essere uno dei modi per intercettarli. Le cose
proposte dal collettivo "Dolce è la notte" noi non le abbiamo sposate, ma
vengono da ragazzi che hanno cominciato a parlare di queste questioni e
quello che per ora è solo uno stimolo ci può fare elaborare qualcosa di
diverso, ma che sia utile ai giovani di questa città.
Io questo stimolo l'ho avuto da mia figlia che me li ha fatti conoscere e
che mi sprona perché li incontri e apra con loro un discorso costruttivo.
Lei, ieri sera, era all'assemblea, ma dopo un'ora si è rotta... non ha
sentito nemmeno l'intervento del suo "papà".
Detto ciò, ancora grazie... continuiamo questo confronto... se venite il 4
ottobre e dite queste cose sarà utile...
Ciao
Valerio

CONVERSANDO ANCORA SU POLITICA, GIOVANI, NOTTE E ALTRE SCIOCCHEZZE (altra
replica di Marzia e Mattia)
Caro Valerio,
ricevere la tua risposta ci ha fatto molto piacere e siamo contenti che la
nostra mail sia stata colta come una critica costruttiva!
Sia ben inteso che abbiamo apprezzato l'intenzione di organizzare
l'iniziativa dell'altra sera ma continuiamo a nutrire qualche perplessità
su
ciò che tu hai chiamato "metodo". E' vero, come tu dici, che mai come
adesso
il metodo è anche sostanza; quello che forse l'altra sera è mancato è stato
un momento iniziale un po' direttivo anche per aiutare tutti a capire
meglio
dove si voleva andare a parare. Forse questa la debolezza principale ma è
anche vero che mostra quella trasparenza che tu dici. Molte volte però il
rischio dell'eccesso di destrutturazione in una fase iniziale porta poi al
rush finale in cui c'è comunque qualcuno (alcuni) che deve decidere in
fretta per concretizzare qualcosa: e chi lo fa? Succede sempre in certe
assemblee dove un malinteso senso del principio di unanimità fa sì che chi
è
più remissivo (o semplicemente timido) se ne sta zitto e i più carismatici,
o più disinvolti o più narcisisti finiscono per decidere per
tutti.....Rischi della democrazia partecipativa (e anche suo fascino se
vuoi
;-)!
Per quanto riguarda il capitolo "gggggiovani e notte", abbiamo apprezzato
molto la tua sincerità riguardo al tuo coinvolgimento personale e ai tuoi
stessi dubbi....Ti farà forse sorridere sapere che noi rientriamo appieno
nella "categoria" che tu definisci come molto difficile da
intercettare.....abbiamo 28 e 36 anni.....;-D
I casi sono 2: o siamo delle specie di mostri (si scherza!!!) oppure certe
rappresentazioni del mondo giovanile rischiano di farlo assomigliare in
toto
a quello del target di "Lucignolo" (Italia 1, verso sera): è anche quello
ma
è anche, fortunatamente, molto variegato. Se quindi l'obiettivo è
intercettare i gggggiovani ricordiamoci che:
- possono amare la discoteca ma pensare che il "dj come l'interprete
dell'avvicendamento delle mode e delle tendenze" sia una cazzata e che non
sia un altro versione povera di mtv omologata e conformista
- possono fare le guardarobiere in discoteca ma non pensare che le ragazze
immagine che ballano sui cubi siano provocatorie (???) ma magari la cosa
più
conformista che possa esistere oggi (versione povera delle varie passerine
della tivi)...........Senza nulla togliere al fatto che legittimamente si
guadagnano la vita (come le hostess del motorshow, d'altra parte, l'ho
fatta
anche io....)
Ci dispiace dirlo ma se non avessimo conosciuto voi per altre vie ed
esperienze ci saremmo chiesti se il capitolo sulla notte non fosse stato
ideato dai giovani di Forza Italia...e il nostro voto ggggggiovane sarebbe
andato per altri lidi!(Dove non sappiamo......)
E' vero che gli stereotipi aiutano ad analizzare la realtà (e le elezioni)
e
che in politica se ne fa largo uso ma vi preghiamo...cerchiamo di essere
diversi! Sappiamo che lo siete.
Ci sono tanti cosiddetti gggggiovani che non pensano che "lo svago e il
divertimento saranno i bisogni primari dell'uomo perchè tanto energia e
alimentazione sono garantiti" (e anche la cocaina ovviamente! a scapito di
chi???dove forse l'alimentazione è e sarà un problema?). Quelli di
Lucignolo
sono tanti è vero ma siamo sicuri che confermargli in pieno i loro clichè
sia un bene per loro e per tutti?
Detto questo W lo svago e il divertimento ma per dio non in un clichè unico
per tutti!!!!!
Purtroppo il 4 non ci saremo per impegni già presi ma ci terremo
aggiornati!
Buon lavoro (e anche svago e divertimento!!!)
Grazie mille!!
Marzia e Mattia

FACCIAMO UN VIDEO NARRATIVO…. (Alessandro)
Ciao Valerio,
Sono Alessandro Arcangeli, regista di Lella Costa dello spettacolo La città
invisibile.
Ti scrivo per darti il mio appoggio sia nel contenuto che nel metodo delle
tue battaglie, prima fra tutte la proposta di un'alternativa al modello
Cofferatiano, per la mia , la nostra città.
Non so quanto possa essere valido l'elaborazione di un video che metta a
nudo le nefandezze della giunta Cofferati in questi anni di mal governo di
Bologna.
Pero' credo che se si vuole coinvolgere nella riflessione(e quindi nella
decisione di non votarlo il prossimo anno) il maggior numero di cittadini,
sia opportuno trovare, escogitare, creare modelli di conversazione che
possano suscitare non solo ascolto ma anche partecipazione attiva.
Insomma non solo parole ma anche immagini che possono circolare, possono
essere riviste, ritrasmesse, riproposte in numerosi contesti
urbani,sociali, domestici, di circoli etc.
Per questo ti chiedo di riflettere sulla opportunità di creare un video
narrativo, ironico, coinvolgente quelle parti silenziose che la giunta
trascura o finge di non vedere e che spesso martirizza con assurde prese di
posizione..(avrei la disponibilità di molte maestranze socialmente attive
ed interessate all'obiettivo di sensibilizzazione civile che Bologna
merita).
Fammi sapere se la mia idea può risultarti utile.
Attendo tue nuove.
Alessandro Arcangeli

UN MESSAGGIO DI RATTUS SU REKOMBINANT
Mi pare che nell'iniziativa bolognese di Bifo e gli altri vi siano un paio
di elementi di grande interesse. Uno è senz'altro quello che l'iniziativa
si colloca sul crinale dell'apocalisse. Non nasce come prolungamento del
declino, ma si colloca nella prospettiva del postcatastrofe.
Naturalmente l'interrogativo è sempre il medesimo: la catastrofe ci sarà?
Perché il problema qui mi pare sia quello dello tzunami economico. Molti
hanno la sensazione che gli ultimi dieci anni siano stati segnati dal
tentativo sistematico di procrastinare la crisi.
La guerra, l'investimento militare, sono stati strategie per rafforzare i
poteri e allo stesso tempo per spostare il baricentro della crisi.
Si potrebbe pensare che proprio nella possibilità concreta che la crisi
permanente continui a manifestarsi non come tzunami, ma come lento
svenamento, risieda il punto debole della lista bolognese. Eppure non è
così. Perché la lista bolognese fa un discorso diverso, essa in realtà
dice: la catastrofe è già iniziata e si sta dispiegando.
Qui c'è da intendersi bene. La risposta di Bologna alla disfatta elettorale
della sinistra è stata "controparadossale". La maggior parte dei compagni
di Bologna ha tirato fuori la bottiglia migliore per brindare al suicidio
della sinistra. E lo hanno fatto per ragioni che conosciamo da tempo e che
abbiamo preso sempre molto sul serio.
Non intendo esagerare nell'autoincensamento ma credo che Rekombinant abbia
avuto, soprattutto grazie al talento di Sbancor, intuizioni clamorose negli
anni che hanno preceduto la disfatta. Proprio Sbancor in uno dei suoi
ultimi post registrava questo fatto e si indignava per l'esser stato
costretto, in questi anni, a giocare il ruolo di cassandra.
Può darsi che in quella cornice non fosse possibile altro ruolo.
La profezia rk,a questo punto, è compiuta: fascisti, leghisti e
ipercapitalisti al potere, giovani decerebrati che sparano all'impazzata
nelle scuole, un sistema di informazione finalmente davvero simile al
grande fratello di Orwell, la camorra che sale lungo la costa laziale e tra
un anno o due ghermirà la toscana, la russia che punta i missili sulla
polonia.
La catastrofe si sta dispiegando.
Uno scenario che spinge a riconsiderare le parole di Luciano Bianciardi:
“ora so che non basta sganasciare la dirigenza
politico-economico-social-divertentistica italiana. La rivoluzione deve
cominciare da ben più lontano, in interiore homine.
Occorre che la gente impari a non muoversi, a non collaborare, a non
produrre, a non farsi nascere bisogni nuovi, e anzi a rinunziare a quelli
che ha”.
(Luciano Bianciardi, "La vita agra", 1962)
Per una politica del post-catastrofe l'invito di Bianciardi può sembrare il
più persuasivo: stop alla produzione, stop alla frenesia cocainomane, stop
alla serialità dei bisogni.
Ma quel che è più interessante è che il rifiuto dei bisogni "indotti" ha
raggiunto una maturità ben più solida di un semplice e "birichino" elogio
dell'ozio. Soprattutto si inizia a intravvedere che la rilassatezza ha un
"potenziale" produttivo. Solo che si tratta di una produttività
assolutamente inconciliabile con quella diffusa nelle cattedrali del
consumo.
Finalmente si comincia a pensare seriamente, e questo è il secondo punto
interessante, che conquistare la rilassatezza significa salire al concreto,
tendere verso una concezione della felicità che si sta rivelando perfino
meno "ingenua" di quella proposta dall'industria culturale.

DAVIDE, MEDICO DI 39 ANNI
Ciao a tutti,
mi chiamo Davide, ho 39 anni, sono un medico specialista in sanità
pubblica.
Sono da pochi mesi immigrato a Bologna e per la prima volta parteciperò
alle elezioni del Sindaco. Non conosco bene la città e tantomeno le persone
che animano la sua vita politica. In questi mesi ho cercato di seguire gli
"zigzaganti" movimenti della politica bolognese e dopo questo faticoso
ricercare ieri sera al Baraccano (23 settembre) ho respirato aria di casa.
Ho molto apprezzato, forse per vicinanza professionale, l'intervento del
Professor Faggioli e sono pronto a donare il mio tempo nel caso ce ne fosse
bisogno nel portar avanti un progetto di integrazione fra le politiche
legate alla salute e all'ambiente, l'uomo è esso stesso aria e acqua, si
alimenta di aria acqua e cibo; è la qualità di questi elementi, più che la
disponibilità di prestazioni sanitarie gratuite e tempestive, che determina
la salute dei popoli.
Buon lavoro
Grazie
Davide Resi

SANDRA (ASTROLOGA MILITANTE)
Finalmente sono riuscita a venire alla vostra riunione. Prima proprio
non avevo potuto. E mi dispiace anche di essere andata via mentre
iniziava a parlare Pino. Avevo trovato un passaggio per casa e non
potevo lasciarmelo sfuggire. Ho letto anche tutto il "kit". Ci sono
cose che vorrei aggiungere, anche se non ho nessuna intenzione di
candidarmi.
1 - Secondo me il tema sicurezza andrebbe affrontato anche dicendo
che una strada sicura è una strada piena di donne. E se le donne non
escono, bisogna incoraggiarle con taxi rosa, spettacoli gratuiti,
perché le donne, soprattutto quelle capofamiglia, sono molto povere.
Io sogno nel Fossolo, quartiere poco sicuro perché deserto alla sera,
una splendida arena estiva dove non si paghi un cazzo.
2 - Le donne capofamiglia sono molto penalizzate anche dal punto di
vista simbolico. La Legge 40, quando dice che una donna singola non
può accedere alla fecondazione assistita, in qualche modo definisce
le madri senza un partner convivente come madri di serie B. Qualche
vantaggio economico, tipo esenzione dalla tassa del rusco, potrebbe
rappresentare un discreto risarcimento e avrebbe un forte valore
simbolico.
3 - Per le giovani si potrebbe parlare di distribuzione gratuita di
anticoncezionali, di un intervento deciso su medici, consultori,
ospedali e farmacie per facilitare l'accesso alla pillola del giorno
dopo.
La prossima volta potrei parlarne direttamente, l'altra sera ero
appena tornata dalle vacanze e mi sentivo ancora un po' fuori.
Ti abbraccio
Sandra Schiassi

MI PIACCIONI I SOGNI (GIORGIA)
Bravi per ieri sera! Molta gente ad ascoltare… a parte il modo caotico di
far esprimere chiunque… ma si aggiusta… c’è stato un bello spirito e voglia
di crederci ancora in futuro migliore!
Viva le utopie! Andate avanti…
Io rimango al mio ritmo lento in ascolto, ma sto attenta e mi preparo…
presto sarò in forze… e mi piacciono i sogni!
Giorgia

UN GRUPPO DI RAGAZZI, COLLABORATORI DI SABATO SERA DI IMOLA, HA RIPRESO
TUTTA L'ASSEMBLEA E HA INIZIATO A METTERLO IN RETE.
Ecco la loro email
Risorse scarse e interviste troppe lunghe. Il cameraman ha litigato con
vicini e videocamera ma, comunque i video sono online. Abbiamo pubblicato
su you tube anche l'intervento di Monteventi. Quattro video nella stessa
pagina ci sembravano troppi.
Ciao massimiliano
sabatoseraonline
questo il link giusto

http://www.sabatoseraonline.it/


http://it.youtube.com/watch?v=wvQqfLpgvxk

http://it.youtube.com/watch?v=JLWJ4EPsIjs&feature=related;



PRESENTIAMO ALCUNI PROGETTI E IDEE CHE CI SONO ARRIVATI IN QUESTE SETTIMANE
La funzione che abbiamo svolto fino ad ora è di raccolta delle proposte,
questo non significa che, automaticamente faranno parte del programma di
Bologna Città Libera. Si tratta di aprire un confronto collettivo, che
inizierà nella giornata del 4 ottobre, di costruire dei gruppi di lavoro
per elaborarle, modificarle, renderle credibili e tutto quanto sarà
necessario per farle divenire (eventualmente) praticabili.

PREMESSA
La “lista dei cento sindaci” non intende presentare ai cittadini di Bologna
– e anche a tutti coloro che ancora non sono cittadini residenti ma lo
possono divenire nei prossimi mesi – nomi o cognomi e neppure intende
riproporre ribadire o rimescolare identità vecchie o nuove di appartenenza
ideologica.
Non crediamo nell’identità, ma nel divenire.
Non ci interessano le ideologie o gli schieramenti, ma i progetti.
Non proporremo progetti di pura e semplice buona amministrazione
dell’esistente (e già questo sarebbe un passo avanti notevolissimo rispetto
alle recenti disastrose amministrazioni comunali).
Proporremo progetti che, accanto all’interesse della cittadinanza – e prima
di tutto dei cittadini tradizionalmente svantaggiati ed emarginati –
intendono valorizzare un’ipotesi di società.
Riteniamo infatti, mentre il dogma ideologico liberista crolla con le
grandi banche di investimento americane, che non ci sia modo migliore di
costruire una prospettiva politica nuova, che quello da noi scelto:
progetti per una città che contengano, in forma esemplare, il senso di una
possibilità, il senso di un futuro che possa per tutti essere migliore.
Negli ultimi mesi abbiamo rivolto ai nostri collaboratori e consulenti la
richiesta di lavorare su tre direttrici essenziali:
- la difesa dell’ambiente,
- l’accoglienza degli immigrati e dei lavoratori che la catastrofe
privatista ha impoverito,
- cultura di immaginazione e non di rappresentazione, ricerca al servizio
della collettività e non degli interessi privati.

UN PRIMO ELENCO DI CONSIGLIERI/CONSULENTI/ESPERTI
In questi mesi abbiamo potuto avvalerci della consulenza gratuita di un
certo numero di esperti, e in particolare intendiamo ringraziare.
- Ed Emery, docente dell’Università di Cambridge, che collabora con noi al
progetto di ricanalizzazione della città
- Christian Marazzi, docente dell’Università Supsi di Lugano, che collabora
con noi all’elaborazione di un progetto di riconversione dell’economia
cittadina su linee di rispetto ambientale,
- Lucia Scrimini psicoterapeuta presso il Centro di Igiene Mentale di
Buenos Aires centrale, per il progetto di sostituzione della plastica con
materiali non inquinanti.
- Lucia Berardi, economista e psicoterapeuta bolognese, per l’elaborazione
del progetto di co-housing per anziani.
- Marco Magagnoli esperto di Psicologia e Comunicazione, diplomato al
London School of Economics.
E inoltre
Florian Schneider e Adam Franke per la collaborazione all’elaborazione di
un progetto di animazione artistica anti-pubblicitaria.
Questi esperti continueranno a lavorare con noi nei prossimi mesi.
Molti altri hanno già annunciato la loro disponibilità a contribuire.

ALCUNI PROGETTI
Presentiamo qui di seguito alcuni progetti che i nostri consulenti stanno
elaborando e definendo in tutti i loro aspetti amministrativi, finanziari,
sociali e culturali. Aspettiamo altri contributi.
Prossimamente altri progetti verranno concepiti da persone che fanno parte
della lista dei cento sindaci, e saranno poi passati al vaglio dell’analisi
e dell’elaborazione degli esperti che hanno dichiarato la loro
disponibilità.
Ufficio progetti della lista BOLOGNA CITTA’ LIBERA


BOLOGNA, CITTÀ DELLA BIOAGRICOLTURA E DELLA CATENA CORTA RIPENSANDO LA
FORMA DELLA CITTÀ/CAMPAGNA
Perché nonostante la congiuntura sfavorevole, la diffusione di prodotti
biologici cresce. Perché sono più coerenti con le nuova sensibilità
ambientale degli italiani. D'altronde, la convinzione che una buona salute
sia correlata a corrette abitudine alimentari è sempre più diffusa.
Il 'biologico' non conosce crisi. Ma le nostre tavole rischiano di essere
invase da prodotti esteri e in Italia calano aziende e colture.
Nonostante il calo delle vendite dell'alimentare tradizionale, gli acquisti
biologici da parte delle famiglie continuano a crescere (più 10% nel 2007 e
più 6% nel primo semestre 2008).
Se da una parte c'è soddisfazione per l'aumento degli acquisti delle
famiglie, dall'altra c'è preoccupazione per una situazione produttiva che
inverte la tendenza e registra un calo (meno 5%) delle superfici
certificate e degli operatori (meno 2%) che oggi rappresentano il 3% del
totale. Un quadro determinato da una scarsa attenzione nei confronti del
biologico, sia a livello centrale che locale.
Se non si inverte questo trend si corre il pericolo che il biologico
prodotto nei nostri territori non riesca più a soddisfare la richiesta dei
consumatori e che sulle nostre tavole arrivino prodotti dall'estero.
Per quanto riguarda il fatturato annuo, è molto interessante rilevare che
il canale specializzato delle vendite dirette dei produttori, dei gruppi
d'acquisto, delle consegne a domicilio e del dettaglio tradizionale ha una
rilevanza più grande del doppio del risultato di vendita della grande
distribuzione e della ristorazione collettiva (in gran parte mense
scolastiche), calcolato nell’insieme dei due settori.
Uno scenario nuovo, dunque, può fare uscire la produzione biologica da una
nicchia elitaria e rende più produttive le economie agricole di piccola
scala.
Per questo crediamo che il Comune di Bologna, oltre che facilitare
l’espandersi dei Mercatini Biologici già esistenti in città, debba
promuovere lo sviluppo e la nascita di nuove aziende agricole biologiche.
Concretamente in che modo?
Con la nascita delle ASP, il Comune ha acquisito il patrimonio immobiliare
e terriero delle ex IPAB- Opere Pie. Diversi poderi agricoli, disseminati
nel territorio bolognese sono diventati di sua proprietà.
Per questo si tratta di costruire un progetto di utilizzo di questi fondi
agricoli, riconvertendoli alle produzioni biologiche, dandoli in gestione
a cooperative giovanili e cooperative sociali create ad hoc.
La “catena corta” tra produttori e consumatori, meglio cittadini
consapevoli è il paradigma della nuova progettazione della città. Vendita
diretta senza tanti intermediari, prodotto più fresco e biologico.
Noi vogliamo contrastare l’attuale sistema agroindustriale che depaupera la
fertilità dei suoli e riduce la biodiversità.e, al tempo stesso, la
dinamica dello sviluppo delle città, tutte inequivocabilmente costruite
attorno al centro commerciale che diventa il centro della vita e il centro
della forma umana del vivere: centri commerciali sempre più grandi,
periferie sempre più vaste, standardizzione dei prodotti, distruzione dei
mercati agricoli, crescita dei trasporti, inquinamento atmosferico e
inquinamento delle menti tramite il comando della pubblicità, questo lo
scenario della trasformazione urbana più vasta e veloce nella storia
recente.
Per questo vogliamo aprire una discussione sulle contraddizioni ed
opportunità attuali sulla forma della città, attraversando i progetti di
Gas (gruppi di acquisto solidale) le esperienze dei farmers market, le
strategie per riorganizzare la logistica ed i trasporti per le produzioni
alimentari biologiche.
Per questo proponiamo che la “cura dell’orto”, sia inserita nel sistema
educativo, nelle scuole di ogni ordine e grado.
La battaglia sulla carta sembrerebbe già persa , ma sta crescendo un
movimento di consumatori consapevoli che sta facendo introdurre nuove leggi
e consolidare nuovi comportamenti.
In più, la malnutrizione del benessere evidenzia in maniera drammatica
l’aumento di patologie da essa derivanti: dall’obesità infantile al
diabete, dalle allergie alle malattie cardiovascolari.
Ritornare alla città vuol dire ritrovare il giusto equilibrio fra sistema
urbano e campagna, in realtà cibo per il corpo e cibo per la mente.


PROGETTO DI PRODUZIONE DI BUSTE NON INQUINANTI PER IL COMMERCIO
TOMEMOS CONCIENCIA QUE NUESTRO PLANETA ES NUESTRA CASA Y DEBEMOS CUIDARLO,
TODO LO QUE HACEMOS TIENE UNA CONSECUENCIA
“Ogni anno nel mondo si consumano tra 500 miliardi e un trilione di borse
di plastica.
Meno dell’1% di queste viene riciclato. Costa meno produrne una nuova che
riciclarla.
Processare e riciclare una tonnellata di borse di plastica costa
all’incirca 4000 dollari, la stessa quantità si vende sul mercato delle
materie prime al prezzo di 32 dollari.”
Con queste parole inizia il documento progettuale che si concretizzerà in
una misura semplicissima che il Comune di Bologna prenderà nei primi mesi
della giunta dei cento sindaci:
l’interdizione assoluta di produrre, scambiare, offrire buste di plastica,
e la produzione di buste di materiali riciclabili e conservabili nel tempo.
Parte di queste buste sarà prodotta dall’Ufficio di diffusione della
Bellezza.
Nel corso della prossima campagna elettorale, la diffusione di buste di
materiale riciclabile e gradevole alla vista porteranno la scritta:
IO NON SONO UNA BUSTA DI PLASTICA
http://mail.google.com/mail/#inbox/11b3323307a12900

PROGETTO DI PROTEZIONE DELLO SPAZIO VISUALE DALL’INQUINAMENTO PUBBLICITARIO
Il Comune di Bologna si impegnerà ad interrompere l’azione di inquinamento
sistematico dello spazio visuale ed acustico. Il problema dell’occupazione
dello spazio visuale, che è spazio pubblico, da parte dell’emissione di
impulsi psuedoinformativi di tipo pubblicitario andrà considerato come una
lesione del diritto dei cittadini di non subire aggressioni psichiche e
cognitive.
La proliferazione inarrestabile di fonti di inquinamento visivo come sonol ct pbcae l cr pto iioao
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scuola allo Stato, col risultato di un allontanamento della scuola dalla
specificità del territorio, e anche con il risultato di un impoverimento
economico dell’Istituto, che oggi si trova a gravare sulle finanze dello
Stato italiano, proprio nel momento in cui questo bilancio viene
drasticamente ridotto in nome di una politica di devastazione sistematica
della scuola pubblica.
Il Comune di Bologna istituirà di conseguenza una
Nuova scuola di integrazione culturale
nella quale saranno svolti corsi di apprendimento della lingua italiana,
corso di introduzione alla costituzione repubblicana, e corsi di storia
delle religioni e dell’ateismo, nonché corsi di introduzione alla storia
italiana ed europea, e particolarmente alla storia della cultura e della
letteratura italiana.
Per poter svolgere questi corsi occorrerà reclutare e formare personale
docente specificamente dedicato a questo compito.
Negli stessi locali in cui si troverà la Nuova scuola di integrazione, il
Comune istituirà quindi un centro di antropologia culturale e di formazione
per formatori, il cui scopo principale è quello di elaborare tecniche,
linguaggi per l’armonia nelle relazioni cittadine.
Il Comune investirà danaro per ottenere che i datori di lavoro permettano
ai lavoratori stranieri di frequentare la scuola e di studiare. Questo
danaro verrà recuperato attraverso la istituzione di una imposta cittadina
dedicata alla integrazione sociale. Gli operatori economici debbono
investire attraverso il sistema fiscale sull’integrazione culturale
linguistica e sociale dei lavoratori immigrati che sono utili per la loro
attività produttiva.

CONCLUDERE IL CICLO DELL’AVVELENAMENTO
Il traffico automobilistico e la motorizzazione privata sono causa di
congestione, di stress acustico e di inquinamento.
Stabilito il limite di tollerabilità dell’inquinamento da patre
dell’organismo umano nella misura di 50 microgrammi per metro cubo, la
norma europea prevede che in nessun caso le città debbano tollerare un
superamento dei 35 cinque giorni di superamento di quella soglia.
Nell’anno 2007 la città di Bologna ha invece conosciuto 106 (leggasi
centosei) superamenti di quella soglia.
Ciò significa che il Sindaco (massima Autorità sanitaria cittadina) va
considerato trasgressore di una norma europea, e responsabile delle
conseguenze sanitarie che la sua negligenza comporta.
Gran parte delle malattie respiratorie, drammaticamente in espansione negli
ultimi anni, sono causate dall’inquinamento da traffico (anche se non solo
da quello).
Forniremo nei prossimi mesi informazioni dettagliati sull’incremento delle
malattie respiratorie soprattutto nella popolazione infantile.
Forniremo dati attuali e proiezioni relative alla diffusione di malattie
come il tumore ai polmoni nella popolazione.
Il Comune di Bologna dovrà impegnarsi dunque a realizzare un piano di
de-congestionamento del centro che si articolerà in vari progetti:
Piano mobilità urbana.
Chiusura dello spazio cittadino alla motorizzazione privata.
Incremento della motorizzazione pubblica e sostituzione delle vetture
inquinanti con vetture a inquinamento zero (già molte ne sono in
circolazione)
Piano trasporti lenti e divertenti
Istituzione di un servizio di rickshaw trainati da giovani che riceveranno
per questo un salario pubblico oltre che mance da parte delle persone che
useranno questo mezzo di trasporto
Piano trasporti veloci pubblici
Il numero di taxi circolanti nella città è troppo scarso rispetto alla
domanda attuale, diverrà assolutamente inadeguato quando avremo abolito la
motorizzazione privata in città.
Di conseguenza occorrerà aumentare (se non moltiplicare) il numero delle
licenze, verificare e imporre il carattere non inquinante delle vetture
pubbliche, e ridefinire le tariffe in funzione dell’aumento prevedibile del
volume di traffico.
Campagna culturale contro l’autolesionismo
Si elimineranno fonti di inquinamento culturale come il Motor show,
manifestazione diseducativa, sessista e rivolta a creare una cultura
passatista e retrograda, basata sulla motorizzazione privata e
sull’inquinamento dell’aria cittadina.
Si realizzeranno campagne culturali contro la fretta e si metteranno a
disposizione servizi psichiatrici per curare l’ansietà produttivista dei
cittadini troppo a lungo sottoposti all’inquinamento psichico del
neoliberismo.
Saranno lanciate campagne di educazione alla lentezza.
Verrà istituito un orario elastico cittadino (VEC).
Il sistema di riscaldamento cittadino andrà completamente ristrutturato.
Finanziamenti pubblici verranno forniti a istituzioni, esercizi commerciali
e privati che intendano sostituire gli attuali sistemi riscaldamento con
sistemi di riscaldamento a energia solare o eolica.
Sostituzione dei tetti con tetti a riscaldamento eolico.

L’IDEA DI UN ASSESSORATO DELLA NOTTE
Proposte per la città del collettivo “Dolce è la notte”
Bologna, a causa delle ordinanze antialcool del sindaco Cofferati e delle
campagne contro il cosiddetto degrado causato dai locali notturni, si sta
proponendo come la “capitale del coprifuoco notturno”. Alla faccia
dell’antica tradizione dei “biasanot” (tradotto letteralmente dal dialetto
bolognese “masticatori della notte”) di cui andava orgogliosa…
Noi siamo un gruppo di ragazze e ragazze, tutti con meno di trent’anni,
tutti alla mattina ci alziamo per andare al lavorare (e quindi non possiamo
essere classificati come nulla facenti) e però… 5 sere la settimana usciamo
e rincasiamo tardino. Passiamo da un locale all’altro e vediamo quello “che
passa” da un locale all’altro, sia come persone sia come sostanze
(psicotrope o alcoliche). Spesso ci divertiamo, a volte ci annoiamo e ci
domandiamo se “consumiamo” il nostro tempo libero nel modo più
intelligente. Alcuni di noi, per arrotondare i magri stipendi di giovani
lavoratori precari scolarizzati, passano qualche sera la settimana dietro
il bancone da bar di un pub o alla cassa di un locale o a far girare i
piatti di una consolle. Quindi, in generale, pensiamo di aver qualcosa da
dire sui problemi della notte (sul suo mondo e sul suo popolo), lo vogliamo
fare in modo propositivo e, per fare questo, abbiamo dato vita a un
collettivo che già nel nome sintetizza il nostro programma: “Dolce è la
notte”.
Questo è un nostro primo contributo che rendiamo pubblico, ci piacerebbe
metterlo insieme ad altri per fare emergere un’idea di città che non sia
quella chiusa del sindaco Cofferati.

L’ESTETICA DELLA NOTTE
Un tempo la notte era un momento della vita destinato al riposo, dopo le
tante fatiche del giorno. Oggi, questo genere di notte non esiste più.
Sempre più persone scelgono di vivere le ore dopo la cena.
La notte offre la possibilità di superare i comportamenti connessi ai
propri ruoli sociali e al proprio status e di essere meno soggetti alle
norme sociali.
La notte offre alle persone che la vivono un palcoscenico in cui è
possibile spogliarsi del proprio ruolo sociale, vestirsi in un modo
diverso, comportarsi in un modo diverso da come ci si comporta nella scena
diurna.
Durante la notte si è più liberi, in quanto essa è un luogo separato,
sottratto alla piena visibilità sociale e in cui, quindi, si possono fare
cose che di giorno non si farebbero e che sono al confine con la
trasgressione
Nella notte è possibile un'esperienza estetica e sociale dello spazio
urbano diverso dal giorno.
IL POPOLO DELLA NOTTE
Il popolo della notte è formato da persone molto diverse da quelle che
formano il popolo del giorno.
Diverse perché la notte cambiano identità e diventano più visibili. Nella
notte, soprattutto nei luoghi in cui essa si svolge (i locali), i rapporti
sociali sono più facili perché le persone sono più disponibili a dialogare.
Di notte si riesce ad avere rapporti con delle persone che di giorno non si
riuscirebbe a sopportare.
La notte è un luogo dove si sperimentano i confini del possibile, dove si
possono provare i limiti dell'estremo con i rischi che ad esso si legano.
I LAVORATORI DELLA NOTTE
Agli storici panettieri e spazzini, si sono aggiunte, ormai da un decennio,
altre figure professionali che costituiscono l’universo dei lavoratori
della notte.
Partiamo dall’animatore: si può essere animatori in mille modi diversi, ma
in questo momento sul mercato dello spettacolo ne è richiesto uno in
particolare, è quello dell'animazione da discoteca. Un fenomeno che da
tempo ha preso piede nel nostro paese, ma che da tre o quattro anni a
questa parte ha fatto passi veramente importanti, organizzandosi in maniera
molto specifica.
In questi anni, dove l'immagine e l'animazione si presentano come caposaldo
per qualsiasi iniziativa o avvenimento, animare una discoteca è fattore
fondamentale per ricreare o ricercare un ambiente attraente, un clima
particolarmente coinvolgente, dove i giovani o meglio "Il popolo della
notte" rimanga coinvolto dal ritmo brillante, dal suono o dalla voce dei
vocalist o meglio ancora dai conturbanti balli delle cubiste.
Le ragazze immagine, il cui ruolo è quello di ballare sui cubi o in
palcoscenico, in maniera provocatoria a tal punto da creare una certa
immagine-tipo per la discoteca. Si calcola che l'esercito di professionisti
danzatori arrivi a toccare in Italia la cifra di circa diecimila unità.
I vocalist, figure sempre più richieste e ricercate, che animano le serate
e arricchiscono il sound, parlando e cantando al ritmo della musica, e
cercano di animare le serate mondane musicali coinvolgendo direttamente le
persone
C'è spazio inoltre per il dj, figura tradizionale ma quanto mai impegnata
al continuo avvicendamento delle mode e delle nuove tendenze, e ancora
figura trainante per la discoteca stessa, e per altre figure non meno
importanti come le guardarobiere, gli addetti al servizio interno, chi si
occupa del servizio d'ordine e chi di pubbliche relazioni.
CONSUMO DI DROGHE, ABUSO DI ALCOOL
Si parla sempre più spesso della notte come luogo della trasgressione, in
effetti è uno dei punti in cui sta avvenendo una profonda trasformazione
della cultura sociale. E' normale che sia quindi un luogo della crisi,
aperto sia alla regressione distruttiva sia alla evoluzione creativa.
Come fare perché essa non diventi luogo di involuzione, ma uno spazio
simbolico da cui ripartire per aprire la vita sociale al futuro, offrendo
ai giovani un nuovo protagonismo e una nuova responsabilità?
A nessuno, tra istituzioni, discotecari, opinion makers vari, etc., è mai
venuto in mente di favorire forme di riduzione del danno. Solo negli ultimi
periodi si è intravisto qualche timido tentativo. Il quadro risulta molto
più sconcertante se si pensa che in quasi tutte le disco il consumatore di
ecstasy e derivati si ritrova nelle peggiori condizioni. I sistemi di
areazione scarseggiano, una bottiglietta d'acqua viene venduta a 5/6 euro,
zone tipo chill-out sono praticamente inesistenti o inaccessibili e le
macchinette per la distribuzione dei profilattici sono praticamente
assenti, come del resto qualsiasi tipo di controllo in questo senso. Non
c'è che dire, almeno su questo, ravers e Centri Sociali sono proprio
all'avanguardia.
GLI INCONVENIENTI E I DISAGI PRODOTTI DALLA VITA NOTTURNA
I comportamenti del popolo della notte producono frequentemente
inconvenienti (inquinamento acustico, schiamazzi notturni provocati dai
frequentatori di osterie, pub, bar) che possono ledere diritto al riposo e
alla salute dei cittadini residenti.
Spesso però l'inquinamento acustico musicale notturno viene percepito in
maniera più pesante dell'inquinamento acustico diurno, ad esempio da
traffico.
In attesa che i più geniali esperti di marketing lavorino su un futuro
cambiamento della domanda, seguendo l'esempio di una riuscita pubblicità
della Toyota ("La rivoluzione del silenzio"), poco convinti dai dati
statistici del baccchettonissimo on. Carlo Giovanardi (quello che ha dato,
insieme a Fini, il nome alla superproibizionista legge sulle droghe o
fautore, da ministro, del decreto sulle "stragi del sabato sera"), cioè che
il 90% degli italiani detesta le discoteche, il popolo della notte, lo
sballo, le immondizie musicali, i dj, la dancemania, preferiamo campagne
come la "slow drive" della Provincia di Milano.
Si tratta di una campagna di sensibilizzazione alla sicurezza stradale
rivolta al "popolo della notte", quello cioè dei frequentatori dei locali
serali e delle discoteche, al quale sarà lanciato messaggio riassumibile
nella formula: "se vuoi vivere meglio, prendi la vita con calma (slow live)
e fallo in ogni suo aspetto, compreso quello della guida (slow drive)".
Un aspetto quest'ultimo al quale viene dedicata un'attenzione particolare,
nella convinzione che sia parte dei compiti di un'amministrazione pubblica
anche la messa in campo di azioni capaci di contribuire alla creazione di
una maggiore consapevolezza degli utenti e più in generale alla diffusione
di una vera cultura della sicurezza che, al di là di ogni intervento
sanzionatorio, ed evitando toni allarmistici, cerchi di diffondere un
messaggio positivo capace di incidere sui comportamenti in strada dei
cittadini
Questi interventi si fondano sulla volontà di non far cadere il messaggio
dall'alto, ma di favorire invece una comunicazione orizzontale, mediante
l'adozione di toni e stili condivisi dal target di riferimento e quindi più
facilmente recepibili, nella convinzione che il messaggio risulti molto più
efficace.
La formula scelta per veicolare il messaggio risponde alla volontà di
essere quanto più vicini possibile alla sensibilità del pubblico specifico
al quale è rivolto. Così, accanto al materiale iconografico - cartoline,
locandine, depliants - distribuito nei locali, saranno gli stessi animatori
della vita notturna, i dj, a diffondere il messaggio nel corso di alcune
serate dedicate.
PROGETTI PER IL FUTURO
La creazione di luoghi dove far convivere più ambienti è la nuova strategia
delle discoteche e dei ritrovi notturni di divertimento. Multisale e
polifunzionalità dovrebbero soddisfare le necessità di un pubblico
eterogeneo e sempre più esigente. La discoteca così può essere utilizzata
come luogo d'incontro, di relazione e di aggregazione. La si può
frequentare per la musica e il ballo, ma con i nuovi interventi di
trasformazione si può anche cenare, assistere a sfilate di moda o a recite.
Ricerche fatte in Europa e negli Stati Uniti hanno confermato che lo svago
e il divertimento nei paesi più industrializzati sarà tra i primi posti
della graduatoria delle necessità da soddisfare nella vita dell'uomo. E' un
dato che scaturisce dal fatto che i bisogni primari come l'alimentazione e
l'energia, pur restando anch'essi nell'ambito delle strette necessità, non
rappresenteranno più un problema nei paesi avanzati.
FAVORIRE LA MOBILITÀ DELLA MOVIDA
Prendendo seriamente in considerazione il fenomeno della cosiddetta
"Movida", questo andrebbe favorito, a livello di mobilità, con la
pedonalizzazione di alcune zone centrali in cui è sviluppata la vita
notturna rendendole più sicure.
Per quanto riguarda poi, i luoghi del divertimento e dell'aggregazione
giovanili più importanti del nostro territorio, ormai tutti collocati in
spazi periferici, andrebbe attivato il venerdì e il sabato sera un servizio
di navette che li colleghi tra di loro, verso il centro città e viceversa.
Un'altra proposta interessante da tenere in considerazione è stata da poco
approvata a Berlino: prolungare gli orari notturni dei mezzi pubblici dando
una risposta al problema dei tanti giovani e adulti, rei di frequentare
discoteche e altri locali notturni che concludono la loro attività quando
il servizio pubblico ha già concluso le proprie corse.
SVILUPPARE L’INFORMAZIONE
Esiste un sito www.notte.it che punta ad essere punto d'incontro tra due
mondi: chi crea la notte e chi vive la notte!
E’ un contenitore di informazioni di tutto ciò che accade dal tramonto
all'alba, che dà voce, spazio a chiunque abbia da proporre o necessiti di
informazioni: raccoglie e gestisce tutte le iniziative degli addetti ai
lavori proponendole al pubblico in perfetta trasparenza!
Il progetto di mediazione consiste nel dare possibilità a locali notturni,
pubbliche relazioni, music band, dj, di iscriversi gratuitamente, crearsi
una scheda dettagliata, gestire eventi, comunicare mediante i servizi di
mailing o sms ad una propria rubrica a cui i visitatori possono iscriversi!
E, PER FINIRE, CI PUO’ STARE LA “CILIEGINA” DELLA CURA DELLE ANIME
Alcune parrocchie italiane hanno seguito l'idea, lanciata dall'arcivescovo
di Vienna Christoph Schönborn, di lasciare aperte le chiese di notte per i
giovani.
In un convegno del 2003, l'arcivescovo di Vienna propose di lasciare aperte
durante la notte almeno alcune chiese centrali delle città, per offrire un
punto di riferimento a chi vive il non senso e la disperazione. Del resto,
se Dio è disponibile 24 ore su 24, perché non dare un segno visibile di
questa presenza, specie ai giovani?
A Milano, la chiesa di Sant'Eustrogio ha deciso di rimanere aperta per
tutta la notte, per accogliere il popolo della notte ad un incontro con
Cristo.



CITTÀ DA PAURA:
LA “COMPETIZIONE” DA ESCLUSIONE ABITATIVA
Fino a poco tempo fa l’esclusione abitativa è stata identificata in larga
parte con la condizione dei “senza fissa dimora”. Queste figure sociali
sono tutt’altro che scomparse, ma l’area del disagio estremo si è riempita
di figure e situazioni che hanno reso anche questa parte della popolazione
estremamente differenziata al suo interno.
In particolare, sono apparse figure in cui a una relativa povertà economica
si sommano altri elementi: forme di discriminazione (che hanno segnato
largamente la condizione dei migranti), condizioni di precarietà più o meno
temporanea che riguardano il lavoro, la situazione familiare, la rete di
relazioni.
La situazione sociale di oggi si presenta diversa e aggravata da quella di
qualche anno fa: le nuove povertà, fino alle baraccopoli, senza dimenticare
le fasce di popolazione locale sotto la soglia di povertà, sono in gran
parte una manifestazione fisica della nuova povertà urbana, verso la quale
è necessario attivare azioni rivolte ai problemi che sono alla base della
povertà.
Le condizioni di povertà abitativa più gravi, quelle di svantaggio
nell’accesso alla casa, colpiscono soprattutto gli immigrati, influenzando
negativamente ogni grado della loro condizione economica e del loro
inserimento sociale. Il fatto che queste situazioni riguardino non di rado
anche immigrati che hanno un qualche lavoro e un qualche reddito. Di fronte
a questa situazione, le risposte istituzionali ai nuovi fenomeni di povertà
urbana vacillano tra ossessione legalitaria e soluzioni emergenziali.


Le nostre città si caratterizzano sempre più per una somma di elementi
critici (la precarietà o la mancanza del lavoro, l’impoverimento delle
famiglie, la mancanza di abitazioni, la solitudine degli anziani, il futuro
difficile dei giovani, la presenza di nuove popolazioni) che contribuiscono
ad alimentare un diffuso senso di insicurezza.


Di fronte all’erosione delle tutele e delle garanzie collettive, di fronte
agli effetti perversi della globalizzazione, di fronte ai mutamenti fisici
e sociali dei propri contesti di vita, si è fatta strada una percezione
molto diffusa: la “nostra” città è diventata una fonte di pericolo.


In nome del primato della “percezione” della paura, la xenofobia e il
razzismo diventano sempre più spesso il disperato tentativo di difendere il
proprio status (in questo caso il proprio territorio e quel che resta dello
stato sociale) da “invasori stranieri affamati che vogliono saccheggiarlo”.


A puntellare questa “percezione” contribuisce molto anche l’idea di
sicurezza che guida il discorso pubblico e la scena della città in Italia,
declinata esclusivamente sotto la forma della pericolosità degli immigrati
attraverso un linguaggio che alimenta l’odio anche se viene giustificato
dall’intenzione di evitare “guerre tra poveri”. Ogni tentativo di ribattere
questa presunta evidenza, anche se basato su dati e fatti concreti, viene
liquidato come irreale e tardo-romantico.


Il crescente e pericoloso clima di intolleranza si alimenta non solo
dell’allarme sulla sicurezza urbana, ma anche del paventato pericolo che
gli immigrati godano di condizioni di privilegio nell’accesso a beni
limitati (come la casa o il lavoro): questa presunta “competizione” attorno
a risorse scarse è una questione estremamente seria e pericolosa.
La “competizione” per l’accesso all’edilizia sociale è solo marginalmente
l’effetto della domanda aggiuntiva degli immigrati, mentre dipende il
larghissima misura dall’insufficienza quantitativa dell’offerta: in Italia
solo l’8% dei richiedenti accede poi ad un alloggio Erp. Le bugie di chi
racconta che si risolverebbe il problema introducendo nelle graduatorie
delle case popolari criteri gerarchici e priorità a garanzia degli abitanti
“locali” avranno prodotto recenti fortune elettorali, ma sulla loro
efficacia, da qui a poco, in molti capiranno l’inganno. Il vero nodo delle
difficoltà abitative delle famiglie italiane e immigrate è l’insufficienza
delle politiche e delle risorse destinate alla casa. Una insufficienza che
è stata aggravata da un decennio di assenza di risorse statali per
l’edilizia pubblica, e da un non marginale processo di alienazione del
patrimonio che molte amministrazioni hanno promosso, assottigliando ancor
più il già esiguo parco alloggiativo sociale.
Mentre gli altri paesi europei continuano a realizzare quote di edilizia
pubblica che superano il 20% del costruito annuo, in Italia la pur
consistente produzione edilizia tra il 2000 e il 2005 ha realizzato un
misero 1% di alloggi pubblici, e un numero trascurabile di alloggi a canone
calmierato.

ALCUNI DATI SULLA SITUAZIONE A BOLOGNA
- I residenti a Bologna al 31.12.20071 sono 372.256. Le famiglie
anagrafiche sono 194.708. I cittadini stranieri 33.602, pari al 9.02% del
totale dei residenti.
- Le domande valide di accesso alla graduatoria aperta ERP22 sono state
6.457 di cui 5.748 di cittadini residenti a Bologna (89,02% del totale).
Pertanto il 2,95 % dei nuclei familiari residenti a Bologna ha presentato
domanda di accesso agli alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica.
- Le domande valide di accesso alla graduatoria aperta ERP2 da parte di
cittadini italiani sono state 3.533 (54,72% del totale) contro 2.924
domande di cittadini stranieri (45,28% del totale). Per i 5.748 residenti a
Bologna con domande valide la ripartizione fra cittadini italiani e
stranieri è rispettivamente di 3.206 domande di cittadini italiani (55,78%)
e 2.542 domande di cittadini stranieri (44,22%). Le nazionalità
rappresentate sono 67.
- Le assegnazioni di alloggi di E.R.P. di proprietà comunale sulla prima
graduatoria ERP1 nel suo periodo di validità in conclusione a giorni e
segnatamente dal 21.11.2007 alla data delle presenti note sono state 220.
Sui 220 alloggi assegnati, applicando la vigente disciplina regolamentare,
170 alloggi sono stati assegnati a nuclei familiari di cittadinanza
italiana, pari al 77,27% del totale delle assegnazioni. I residui 50
alloggi sono stati assegnati a nuclei familiari di cittadinanza straniera,
pari al 22,73% del totale delle assegnazioni. Le nazionalità rappresentate
sono 19.

Nel primo semestre del 2008, per quanto riguarda la prima graduatoria ERP,
sono stati assegnati 232 alloggi, principalmente a soddisfazione degli
sfratti esecutivi.
Al 15 giugno 2008 gli alloggi disponibili sono 75, con una previsione a
fine anno che risente dei tagli dei finanziamenti a livello centrale
(blocco dell’extragettito previsto dal decreto del novembre 2007 e che
consentiva la manutenzione straordinaria di 243 alloggi) e della attuale
indisponibilità dei fondi comunali (1milione di euro per la manutenzione
straordinaria) impegnati nel bilancio previsionale 2008, ma ancora non
assegnati per l’utilizzo.
Le risorse disponibili al momento consentono solo di mantenere il turn over
della disponibilità di alloggi per manutenzione ordinaria al rilascio.
Si è molto lontani dalla media di 400 alloggi all’anno (già molto
insufficienti) assegnati negli anni precedenti.

Battersi, anche a livello locale, perché l’alloggio sociale e la casa
popolare abbiano priorità negli interventi dell'Amministrazione comunale è
fondamentale: questo significa stanziare più soldi nel bilancio comunale.
Ma è necessario anche lanciare dalle città una battaglia per il rilancio
dell’edilizia residenziale pubblica. Tutto questo, infatti, è antitetico
alla truffa del Piano Casa presentato questa estate dal ministro Tremonti.

LORO FANNO LA GUERRA AI POVERI NOI VOGLIAMO LOTTARE CONTRO LA POVERTÀ
Per una politica della residenza e dell’alloggio che non parta dal
presupposto che i “poveri disturbano”.
“I poveri disturbano” era il titolo provvisorio di “Miracolo a Milano”, il
film del 1950 con la regia di Vittorio De Sica, tratto da un testo di
Cesare Zavattini; forse è a quel mancato titolo che si sono ispirati i
sindaci nella montante battaglia contro lavavetri e anche quelli di
centrosinistra corrono il rischio di fare la guerra ai poveri, anziché la
guerra alla povertà.
Con la nascita del Partito Democratico, si è accelerato un processo di
sfida alla destra con le stesse parole d’ordine della destra, tipo:
tolleranza zero. Oggi, chi ha creduto e chi crede che la sinistra sia il
luogo naturale dell'umanesimo, della solidarietà e dell'eguaglianza, vive
un periodo di confusione.
Molti amministratori si sono affidati al collaudato meccanismo del capro
espiatorio: risorsa potente dell'impotenza politica.
Noi invece riteniamo che non si possa rinunciare ai valori fondanti come la
solidarietà a chi è in difficoltà, l'aiuto al proprio simile che soffre.
Noi, che ai sindaci-sceriffi preferiamo i sindaci-architetti, riteniamo più
interessanti le tesi di Jaime Lerner, sindaco della città brasiliana di
Curitiba e presidente dell’Unione internazionale degli architetti che
affrontando la questione della crisi della città e della qualità della vita
degli strati sociali che vivono ai margini propone di avere come mira la
solidarietà (lui la definisce ultimo rifugio), per creare un movimento a
favore delle città in quanto a favore degli individui più deboli. Lerner
sostiene che, come trent’anni fa nacque un movimento a favore dell’ambiente
(e la sua diffusione è riuscita ad aumentare la sensibilità ambientale),
oggi, allo stesso modo, è necessaria una maggiore sensibilità verso gli
ultimi.
“Dalla padella alla brace”, era il titolo di un convegno sulle politiche
per l’immigrazione, fatto qualche anno
fa, e che, oggi, è ancora quello più adatto per segnalare il
deterioramento degli interventi del Comune di
Bologna nei confronti dei bisogni dei migranti, ma anche l’insoddisfazione
profonda rispetto alle politiche
che le amministrazioni che si sono succedute hanno portato avanti su questo
tema per più di 10 anni.
Noi riteniamo che non ci sia stata, fino ad ora, una politica adeguata per
permettere il diritto pieno di cittadinanza per i migranti, in primo luogo
a partire dalla questione dell’accoglienza e dell’abitazione.

L’ACCOGLIENZA DISINCENTIVANTE
“Accoglienza disincentivante”, un ossimoro a rigore di logica, ma a quanto
pare a Bologna ci stanno provando. L’orientamento della Giunta Cofferati
riguardo all’accoglienza ha segnato l’apertura di una fase di maggiore
rigidità nell’accesso ai servizi (per i migranti, per i senza fissa dimora,
per i tossicodipendenti, per gli ex detenuti). In questo modo si sono
allineati al diffuso clima di diffidenza nei confronti della diversità e
della percezione d’insicurezza da parte dei cittadini.
L'idea forte è basata sullo scoraggiare persone in difficoltà sociale,
attraverso un atteggiamento di chiusura all’accoglienza, giustificandolo
con la scarsità di risorse economiche di cui soffre il Settore delle
Politiche Sociali dell’Amministrazione comunale.
Per quanto riguarda i rom e, più in generale i migranti, si è teso a
mantenere il più basso possibile il tasso di vivibilità delle strutture di
accoglienza “legali”.
Nella riorganizzazione dei servizi per l’inclusione sociale adulta sono
stati portati avanti, durante lo scorso anno, diversi ridimensionamenti
(tra cui il taglio di un servizio diurno per adulti e la diminuzione delle
esperienze dei laboratori e dei progetti di inserimento lavorativo), un
ritocco al ribasso della erogazione dei pasti, degli orari e della quantità
delle prestazioni nei servizi per la lotta all’esclusione sociale, si è
iniziato a parlare di forme di compartecipazione alla spesa, per l’accesso
ai servizi del dormitorio, da parte degli ospiti senza reddito o entrate.

UN’ALTRA STRADA C’È: ELIMINARE LA CRONICITÀ DELLA CONDIZIONE DI SENZA TETTONe ibttto sll scueza ele radicit ialan, oli oltii
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er l megeze sciali che sempre più frequentemente si verificano nei
nostri territori.
In seconda istanza, andrebbe rafforzato il coordinamento e la messa in
rete di tutte le strutture esistenti per l’alloggio temporaneo (dagli asili
notturni, ai dormitori, ai Centri di Prima Accoglienza). Occorrerebbe
lavorare per tempi certi di permanenza e tempi certi di uscita
accompagnata.
Andrebbero poi aperte piccole strutture di “seconda accoglienza” per
facilitare l’inserimento e aiutare le persone al raggiungimento
dell’autonomia. Si dovrebbe poi passare alla fase dell’abitazione stabile,
con la presenza di una rete di solidarietà per i gruppi più vulnerabili,
sia nella fase dell’accesso sia nella fase di conservazione dell’alloggio.

Per favorire questo, avanziamo una buona idea, leggermente "riformista", ma
immediatamente praticabile: l'istituzione di corsi di “alfabetizzazione”
per amministratori locali sui grandi temi delle migrazioni,
dell'accoglienza e della coesistenza etnica. Perché su questo si giocherà,
in buona misura, il grado di civiltà della società futura.


PROGETTO DI COMUNITA' ABITATIVA INTERGENERAZIONALE E INTERCULTURALE


LO SCENARIO PROLBEMATICO. Fino a qualche decennio fa i demografi si
aspettavano che la popolazione del pianeta terra avrebbe raggiunto nel 2050
la spaventosa cifra di dodici miliardi di individui. Grazie al cielo questa
tendenza verso l’esplosione demografica si è rallentata e i demografi si
attendono oggi che nel 2050 la popolazione terrestre raggiungerà i nove
miliardi di individui, per poi cominciare a ridursi. Il capovolgersi della
piramide demografica, cioè il fatto che i giovani tendono a divenire meno
numerosi dei vecchi, produce alcuni problematici effetti collaterali: molti
anziani e pochi giovani significa che, per esempio, le pensioni di molti
devono essere pagate col lavoro di pochi. Questo non dovrebbe essere un
problema data l'altissima produttività del lavoro odierno.


La conseguente possibile (purtroppo ipotetica) ampia libertà dal lavoro per
l'umanità, non sarebbe un problema se i flussi immigratori di popolazioni
molto più giovani fossero accolti col tappetino rosso, ma la razionalità
non sempre alberga nella mente umana per cui il prezioso e produttivo
lavoro dei tempi moderni viene sempre meno pagato (fenomeno planetario) e
gli immigrati sono schiavizzati o cacciati.Se il lavoro è sempre meno
pagato, le pensioni sono messe ancor peggio e dopo le varie "riforme"
saranno un problema di sopravvivenza.


Le pensioni di chi oggi ha 50-60 anni, e ancor peggio quelle degli attuali
30-40enni, non consentiranno a lungo quel welfare all'italiana che è
costituito – oggi - dalle cosiddette badanti. Se i nostri genitori possono
mantenere – spesso con l'assegno di supporto del comune – una badante a
testa, noi non avremo una pensione che ce lo consentirà.


D'altra parte possiamo escludere un incremento di fondi pubblici per
l'istituzione di soluzioni pubbliche del problema.


Elaboriamo perciò una proposta.


Il PROGETTO


La generazione dei 50-60 di oggi, appartenente alla fascia dei
baby-boomers, non si prende cura solo dei propri genitori invecchiati, ma
da quella esperienza (sono la prima generazione frequentemente minoritaria
rispetto ai genitori, mentre fino alla generazione precedente la numerosità
di figli era molto più alta) trae conclusioni per la propria vecchiaia. I
baby boomers non hanno – se ne hanno - più di uno o due figli e avranno una
pensione molto più bassa dei loro genitori (sempre che la catastrofe
economica in corso non trasformi il concetto stesso di pensione in una
chimera, in un ricordo dell’epoca passata di civiltà sociale).


La proposta consiste in un progetto di co-housing (convivenza, comunità,
comune), che abbia alcuni spazi privati (una paio di camerette per ciascun
nucleo familiare), e servizi in comune: cucina, biblioteca, palestra,
lavanderia, spazio per gli ospiti, giardino, orto…


La prospettiva della necessità di operatori/operatrici si coniuga con
l'esigenza di non vivere in un ghetto di anziani/ospizio. Attualmente le
lavoratrici che si occupano di anziani (come anche le baby-sitter) sono
immigrate che hanno dolorosamente lasciato a casa figli, parenti, amici.


Cito da "Donne dell'altro mondo" (di Lucia Berardi e Catulla Cati):


"Donne Globali, tate, colf e badanti" (Ehrenreich - Hochschild) è un libro
che consiglio calorosamente a chi si interessa di migrazioni in particolare
al femminile. Parla dell'immane trasferimento di risorse dai paesi poveri
ai paesi ricchi, e fra queste risorse in particolare parla delle risorse
affettive: milioni di donne abbandonano i loro bambini e i loro anziani per
venire qui da noi a curare i nostri bambini e i nostri anziani. Nel mondo
globalizzato accadono epocali trasferimenti di risorse, merci, lavoro, e
anche affetti.


Assistiamo così ad un perverso giro di giostra che vede i nostri
bambini/anziani affidati alle cure di donne di paesi poveri i cui
bambini/anziani sono affidati alle cure di altre donne ancora più povere.


Uno dei problemi più drammatici che vivono le donne migranti che fanno le
"badanti" è quello di aver dovuto abbandonare a casa i figli.


Al tempo stesso


Uno dei problemi più drammatici che vivono gli anziani riguarda l'inutile
solitudine cui sono confinati. Dopo alcuni anni passati in tinello davanti
alla TV cominciano ad aver paura di chiunque non somigli agli annunciatori
televisivi.


Il co-housing qui progettato prevede l'ospitalità per le famiglie delle
badanti (figli ed eventuali genitori anziani).


Le operatrici non saranno costrette ad abbandonare i propri figli per
poterli nutrire e mandare a scuola.


I vantaggi per gli ospiti sono evidenti: una comunità di persone più
contente della propria situazione, nella quale poter insegnare l'italiano
ad adulti e bambini, e la possibilità di creare legami non solo fra ospiti
ma anche fra gli ospiti, le operatrici e il loro entourage.


Elementi di questo progetto sono già stati sperimentati in comunità per
anziani (in USA - Seattle) dove si privilegia un'istituzione, e anche un
modello di "cura" (quando e qualora sia necessaria) che rifletta i valori
di una comunità: la creazione di indipendenza e la condivisione di
responsabilità sia per i residenti che per lo staff.


Naturalmente il Comune dovrà impegnarsi nel provvedere i locali adatti al
co-housing per anziani e badanti con famiglia, e dovrà contribuire (insieme
agli anziani economicamente capaci di farlo) al pagamento degli stipendi
delle badanti.





LA DICHIARAZIONE DI CANDIDATURA

OGNUNO HA IL SINDACO CHE SI MERITA
NOI NE MERITIAMO ALMENO 100

Il sindaco è l'organo monocratico posto al vertice dell'ente territoriale
locale di base che, nel nostro paese, assume la denominazione di comune o
municipio
Secondo il De Mauro, l’aggettivo “monocratico” indica l’organo giuridico,
costituito da una sola persona, proprio di un governo o di un regime
assolutistico e dispotico.
A Bologna, dal 2004, abbiamo un “capitano del castello” (come lo chiamano a
San Marino) che ha interpretato il governo della città con la seconda
definizione di De Mauro.
Del resto non è che suoi ultimi due predecessori avessero brillato:
- quello che ha governato dal 1993 al 1999 veniva chiamato Zelig per le
sue capacità trasformistiche, a seconda degli interlocutori che gli stavano
davanti;
- quello che ha governato dal 1999 al 2004 ha interpretato la funzione di
primo cittadino stando seduto al bar della piazza a sorseggiare caffè e a
stringere mani.

Dato che non è in gioco la simpatia o l’antipatia, ma la capacità di
“lasciare un segno” con un’idea o un progetto, indicando la strada per
realizzarli,

IO DICHIARO
la mia disponibilità a candidarmi a sindaco, collaborando con gli altri 99
che concorreranno al bene della città insieme alla Lista Bologna Città
Libera.

DICHIARO
di avere almeno un progetto che può essere utile a realizzare un’idea di
città più vicina alle esigenze dei suoi cittadini e delle sue cittadine.

DICHIARO
la voglia di dedicare un po’ del mio tempo a far sì che questa aspirazione
si avveri.


Con o senza fede





SABATO 4 OTTOBRE 2008, DALLE ORE 10 ALLE ORE 18


AL CIRCOLO PAVESE, VIA DEL PRATELLO 53


GIORNATA SEMINARIALE SUI PROGETTI E SULLE FORME DI COMUNICAZIONE


DI BOLOGNA CITTA LIBERA





LA RASSEGNA STAMPA DI BOLOGNA CITTA’ LIBERA


Gli articoli in pdf usciti sui quotidiani fino ad ora si trovano nel sito


http://www.societacivilebologna.it/





ALTRI DOCUMENTI USCITI:

INQUINAMENTO ZERO - IGNORANZA ZERO
IZ 2: MISSION IMPOSSIBLE?
http://www.zic.it/zic/articles/art_2738.html

IZ 2 INQUINAMENTO ZERO - IGNORANZA ZERO
PRIMI SEGNALI PER IL BYE BYE A COFFERATI
http://www.zic.it/zic/articles/art_2713.html




BOLOGNA CITTA’ LIBERA


http://www.zic.it/zic/articles/art_3033.html





IN ATTESA DELL’ATTIVAZIONE DEL SITO, che avverrà sabato 4 ottobre 08, per
informazioni o invio di contributi e commenti, si possono usare questi due
indirizzi di posta elettronica:


valerio.monteventi@comune.bologna.it

“BIFO” istubalz@libero.it