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Panzacchi - D'Onofrio e l'Altra Sinistra


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Rassegna Stampa

L'Altra Sinistra: "Ce ne andiamo" - da "Il Resto del Carlino" ed Bo del 8 giugno 2006 (file pdf)

L'Altra Sinistra si dà l'ultimatum - da "Il Domani" del 6 giugno 2006 (file pdf)

Altrasinistra, festa-referendum su Cofferati e la sua maggioranza - da "La Repubblica" del 8 giugno 2006 (file pdf)

Il "Barrio", grande spettacolo nella multiculturalità - da "L'Unità" ed Bo del  8 giugno 2006 (file pdf)

Naldi, mano tesa all'Altra Sinistra: "Evitare che esca dalla maggioranza" - da "La Repubblica" del 9 giugno 2006 (file pdf)

Il Quartiere fa marcia indietro: "Il Nucleo Sicurezza deve restare" - da "Il Resto del Carlino" ed Bo del 9 giugno 2006 (file pdf)

E ora Adagio ci ripensa: "Utile il nucleo sicurezza" - da "Il Domani" del 9 giugno 2006 (file pdf)

 

 

 

 

 

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Bologna è la città dell’inerzia, che vive dei fasti del passato e fatica a riconoscere un progetto di città progressiva. Nonostante l’ambigua copertura dell’idea di laboratorio politico, rischiamo di non riuscire a valorizzare la rete di produzioni, azioni e pensieri che hanno connotato la nostra città. Alla vigila del 2° tour del Sindaco “la città e le genti”, ci si chiede anche se tutto si risolverà in una nuova corona per un’Amministrazione un po’ distratta.

Bologna è anche città di troppe parole, cristalizzata su schemi e spartizioni datati, e forse aveva bisogno di un impulso per ridefinire gli equilibri. In particolare con l’Amministrazione precedente l’attenzione a conservare lo status quo, posizionando magari gli amici, ha introdotto una grave disattenzione della politica per ciò di vivo che continua a produrre la città.

Al posto dell’impulso abbiamo trovato una spallata che rischia di azzerare, non certo la capacità espressiva, ma la definizione di un progetto comune e condiviso di città.

C’è uno sbarramento che distingue nettamente chi comanda, chi conta e può cambiare, da chi può pensare può costruire e al limite di lamentarsi.

Lo Street Rave è un chiaro esempio come la distrazione della politica produca gradatamente il vuoto e successivamente il danno. Una decina di anni fa un centro sociale semilegale costruiva un evento denuncia, e un percorso formativo e costruttivo assieme a tutte le istituzioni che lavorano nel campo della prevenzione e al consumo di droga. Si mischiavano agenti legali e “illegali” nel costruire un approccio che aveva da imparare da tanti ma da insegnare a molti.

La distanza della politica ha lasciato che quelle esperienze si richiudessero in una rappresentanza di alterità che via via è diventata sempre più ostile e fastidiosa, perdendo l’occasione di inserirsi nel confronto, riducendone l’impatto negativo e potenziandone la spinta innovativa. Invece di continuare a scontrarsi su “Rave SI o Rave NO”, perdendo due anni, si dovrebbe lavorare su quali politiche valorizzano ciò che già c’è.

Esistono esempi meno scomodi, come il percorso che ha fatto nascere il primo circolo omosessuale in Italia (il circolo 28 giugno), quando una comunità dialogante si poneva temi scottanti e la politica valorizzava questa esperienza.
L’ altro nodo cruciale è quello della convivenza tra diverse rappresentazioni del come vivere la notte, rappresentazioni simboliche che non sono ipotesi di cambiamento.


Stare insieme per necessità non rende felice (ma piuttosto disperata) nessuna famiglia. Figuriamoci se la felicità può scoppiare in una PACS a 5, come la maggioranza di Palazzo D’Accursio.
E’ il problema di tutte le alleanze, soprattutto di quelle che, come la nostra, sono guidate da una personalità fortissima e vedono un partito di maggioranza relativa altrettanto forte.

Il Partito Democratico che verrà, nel consiglio comunale di Bologna lo abbiamo già sperimentato. I gruppi consiliari DS e Margherita sono da sempre un tutt’uno, nella programmazione dell’attività, nella redazione degli strumenti di lavoro ( odg, delibere, ecc…), nella copertura politica delle varie funzioni ed iniziative degli Assessori, nel sostegno incondizionato al Sindaco e nell’occupazione delle posizioni di potere.

La recentissima, politicamente poco significativa, vicenda dei Revisori dei Conti ha confermato questo fenomeno di ripetuta protervia ormai assodata ed indiscussa. Un modello che considera residuale e relativamente utile il contributo dei consiglieri dell’ALTRA SINISTRA.

La domanda che alcuni ci fanno e che è giusto porsi è: ma a cosa serve restare in questa Maggioranza?

Abbiamo avuto, in due anni, l’esperienza della Giunta Cofferati “con e senza” assessori dell’Altra Sinistra. Non ci sono differenze apprezzabili fra i due periodi. Gli Assessori preparano i progetti in solitudine, li illustrano prima alla stampa e poi in Commissione, con qualche piccola anticipazione occasionale anche a noi. Si è consolidato un modello sostanzialmente autosufficiente che ci vede sempre all’inseguimento di due partiti (DS e Margherita) e di un Sindaco che straripa. I risultati politici del nostro lavoro sono parziali perché, ormai, siamo coinvolti sistematicamente per dare maggior consenso (5 voti) ad un gran numero di deliberazioni ed OdG e, nello stesso tempo, siamo considerati non indispensabili ma residuali, ogni qual volta c’è un argomento “difficile” o “compromettente”. In quei casi, “tornano buoni” anche i voti di centro destra, pur di non far prevalere, anche parzialmente, le nostre proposte critiche.

E’ un problema di credibilità politica dei consiglieri eletti e delle Forze che rappresentano.

Però l’ALTRA SINISTRA è nata, in reazione al “cofferatismo” ed è stata alimentata dalle stesse polemiche che il Sindaco ha provocato nel tempo. L’esperimento unitario sta funzionando (unico caso nel panorama politico nazionale) perché si rivolgono a noi sempre più ampi strati dell’altra città: i non garantiti nei diritti, nello studio, nel salario, nei servizi e nella quotidianità. Richieste, spesso contrapposte, che l’Amministrazione ignora o per le quali non cerca e non trova soluzioni compatibili. Insomma, c’è una città che è meno spaccata di quanto non vuol far credere il Centro Destra e lo stesso Cofferati. Per le richieste di tanti movimenti, associazioni e comitati, la presenza dell’ALTRA SINISTRA in Maggioranza rappresenta un’opportunità in più, talvolta l’unica chance per farsi ascoltare.

E’ necessaria una riflessione approfondita sul ruolo che abbiamo avuto e che possiamo avere in un Consiglio in cui la Minoranza di fatto non esiste ed in cui non vogliamo essere “utili idioti” del Principe.

La prima festa dell’ALTRA SINISTRA, che abbiamo chiamato “Bologna Città Aperta”, dovrà servire a farci incontrare i cittadini che abbiamo sostenuto in questi anni e a decidere del nostro futuro politico.

Roberto Panzacchi – consigl. comunale VERDI PER LA PACE

Serafino D’Onofrio – consigl. comunale SOCIETA’ CIVILE – IL CANTIERE