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Bologna, 21 febbraio 2006

QUATTRO PERCORSI OLTRE LA CLANDESTINITA’

Il Consiglio Comunale di Bologna ha votato un OdG sulla situazione del lavoro nero a Bologna, tenendo in grande considerazione i problemi della sicurezza e del lavoro nero.
A questo punto, riteniamo che ciascuno debba fare la propria parte e che, visto che il fenomeno riguarda circa 10.000 persone ricattate ed occupate in nero fra industria, agricoltura, servizi e servizi alla persona, le opportune iniziative di impulso e coordinamento competano alla Giunta.
Finora si ipotizzano quattro percorsi differenti che consentono una completa o parziale emersione del lavoro illegale e clandestino.

1 - Procedura in base all’art. 18 del D.Lgs. 25 luglio 1998 n° 286
Tale iter sperimentale (precedentemente utilizzato soltanto per sottrarre alla violenza donne straniere indotte alla prostituzione) è stato recentemente avviato dal sindaco Cofferati nei confronti di 15 lavoratori extracomunitari che hanno denunciato la propria condizione di sfruttamento. Il Sindaco, come aveva annunciato, ha seguito personalmente l’iter attraverso la Questura e la Procura della Repubblica. La Procura ha finora concesso, come prescrive la legge, un permesso di soggiorno temporaneo per motivi giudiziari e non si hanno ancora notizie sulla decisione finale della magistratura, né se tale pronunciamento, stante la legge Bossi-Fini, potrà avere carattere risolutivo per regolarizzare la posizione dei 15 lavoratori. L’art. 18 prevede, però, che in attesa dell’eventuale riconoscimento, il lavoratore ed il suo nucleo familiare siamo seguiti dai Servizi Sociali (attività che, nel caso dei 15 clandestini, non sappiamo se sia stata attivata).

2 - Procedura legale per il recupero dei crediti maturati dai lavoratori
Tale procedura, seguita con successo dalla CGIL di Bologna, riguarda rapporti di lavoro chiusi, ancorché clandestini. Sulla base di testimonianze di colleghi, il Sindacato sollecita legalmente il datore di lavoro a riconoscere al lavoratore le sue spettanze economiche in termini di salario. Tale procedura è complessa perché spesso riguarda piccole aziende edili in cui il ricatto datoriale è particolarmente pesante nei confronti dei lavoratori tutti stranieri, e quindi spaventati dall’eventualità di rendere testimonianza. Non è una vera procedura di emersione dalla clandestinità perché non dà luogo all’apertura del procedimento precedente, sulla base dell’art. 18 del D.L.gs.286/98. Tale percorso, però, riguarda centinaia di posizioni lavorative ammesse dai datori di lavoro che sono stati costretti ad integrare le retribuzioni insufficienti versate e, quindi, è un valido osservatorio della estensione del problema nella nostra città e nella nostra provincia.

3 - Percorso di attivazione di tirocini formativi (D.L.286 del 25/7/98 art. 27)
Tale procedura consente al Sindacato ed alle associazioni dei datori di lavori di attivare corsi professionali che l’art. 27 lett. F del D.L. 286 prevede per un massimo di 24 mesi. A Bologna, nel settore dell’edilizia nel quale il fenomeno è largamente diffuso, si sono dichiarati disponibili a tale attività sia la Cassa Edile che gli imprenditori del settore. La collaborazione delle associazioni di volontariato ed il coordinamento dei progetti da parte della Giunta consentirebbe di impostare tale attività formativa in base all’apertura dei flussi di accoglienza previsti dalla legge Bossi/Fini. Tale soluzione può essere facilitata per le aggregazioni (Villa Salus e Santa Marta) seguite dai Servizi Sociali del Comune.

5 - Progetto “Madreperla” per le lavoratrici familiari
Tale percorso finanziato dalla Regione Emilia Romagna (che intende riaprire periodicamente i termini del bando), è riservato a lavoratrici non clandestine e già in possesso del permesso di soggiorno. E’ prevista sia un’attività teorica (mirata anche all’integrazione linguistica e culturale della lavoratrice) che un’attività pratica eseguita presso la famiglia.


Riteniamo che sia valida la scelta di favorire corsi formazione nei paesi d’origine per consentire l’accesso regolare dei lavoratori nel nostro mercato anche al di fuori della legge 189/2002.

Confermiamo la necessità di promuovere anche nella nostra città una specifica formazione professionale della Polizia Municipale in collaborazione con INAIL, USL ed Ispettorato del lavoro. Tale esperienza, già collaudata nei comuni delle Pianura, ha consentito la scoperta di cantieri abusivi pericolosi per le condizioni di lavoro e per la presenza di lavoratori impiegati clandestinamente.

L’ALTRA SINISTRA chiede che tale attività sia coordinata da un’unità dirigenziale specifica e che si esprime attraverso l’apertura di uno sportello per la denuncia del lavoro nero, da attivare con le risorse umane e finanziarie delle associazioni datoriali e delle organizzazioni sindacali.