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lettera aperta dell'Associazione Nuovamente - 10 maggio 2005


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Ecco il documento di adesione dell'Associazione Nuovamente <segue>


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Associazione Nuovamente
Bologna
Tel. 0514222046
Fax 0514216961
e-mail ass.nuovamente@libero.it
www.nuovamente.org
 


Cin-cin


Lettera aperta al Sindaco, alla Giunta comunale, ai Consiglieri comunali,
ai Presidenti e ai Consiglieri di Quartiere.


Bologna, 10 maggio


Vorremmo proseguire attraverso questo contatto personale con Lei il
percorso avviato con il manifesto «Cin-cin. Bisogna decidersi», nel quale
abbiamo cercato di esporre il nostro punto di vista sulla questione della
vivibilità e del futuro di Bologna.


Consapevoli della complessità del tema, e senza nasconderci il profilarsi
di un deciso conflitto di prospettive, abbiamo scelto di promuovere
un'aggregazione multiforme di cittadini che condividono il nostro modo di
vedere la situazione attuale della città e le sue possibili evoluzioni.
Crediamo di essere portatori di una prospettiva certo di parte, ma
sicuramente non ideologica.


Vorremmo peraltro tranquillizzarLa circa il fatto che non è nostra
abitudine intimare adesioni né stilare liste di proscrizione di ipotetici
avversari/nemici: ci basta la disponibilità al confronto, senza la pretesa
di voler imporre il nostro punto di vista a scapito dei bisogni altrui.


Ciò detto, va sottolineato che la campagna «Cin-cin» nasce da un precedente
manifesto promosso dall'associazione Nuovamente, che fin dal titolo «Una
città del desiderio o una città del quieto vivere» ha voluto ampliare
l'orizzonte della questione affrancandola, se possibile, dalla logica dello
scontro fra interessi opposti. Su «Cin-cin» abbiamo raccolto a oggi 25mila
adesioni, segno, a nostro parere, del fatto che proprio quell'impostazione
conta su una diffusa convergenza di opinioni nella nostra città.


Per questo la scelta di noi promotori di «Cin-cin» è stata quella di
adottare una sigla che ne rappresentasse al meglio il carattere di apertura
e progettualità in corso. Pgm - Piccolo Gruppo in Moltiplicazione è il nome
di questo aggregato, cui ciascun firmatario può contribuire esprimendo il
proprio punto di vista senza timore di essere smentito: nel dibattito e
nella contaminazione riconosciamo, infatti, un valore.


Siamo stati etichettati via via come sostenitori del consumo indiscriminato
di alcolici, come fautori del degrado e come rappresentanti di una presunta
lobby di gestori dei locali notturni. Solo chi non ha letto il nostro
manifesto o ricorre comunque al pregiudizio come argomento dialettico può
trarre queste conclusioni. Non è il nostro caso: ma questa difficoltà ad
ampliare il punto di vista è di per sé un sintomo preoccupante.


Eppure siamo stati chiari nel descrivere la nostra idea di città. Una città
che vive ventiquattro ore al giorno nel rispetto di tutti, una città che sa
comprendere che la dicotomia fra chi vive di giorno e chi vive di notte è
fuorviante, inutile e, in quanto tale, controproducente. Confondere vita
notturna e degrado, senso di comunità e schiamazzi, aggregazione e piccola
criminalità è, a nostro parere, l'inizio di un percorso involutivo che non
può che aprire altre crepe nel tessuto della collettività. Di notte tutti i
gatti sono grigi, si dice: solo per chi non vuole vedere, diciamo noi.


Capire, comprendere, risolvere. Il contrario di generalizzare, proibire,
chiudere. Se pensiamo a una Bologna viva, libera e colorata il nostro
pensiero è rivolto a tutti, residenti e non residenti, studenti e
professionisti, chi abita nel centro storico e chi nel centro storico passa
il proprio tempo libero.


Siamo contro il degrado, certo, e proprio per questo indichiamo un percorso
che tenga conto della complessità del problema e non si limiti alla tutela
di un singolo settore della popolazione residente a scapito degli altri.. Se
vogliamo combattere il degrado e lo spaccio dobbiamo individuare i contorni
reali del problema e non considerare indiscriminatamente soggetti
pericolosi tutti coloro che non vanno a letto alle dieci di sera. Quello
che succede ormai ogni notte in piazza Verdi ci dimostra che all'intervento
dell'amministrazione comunale va affiancato l'impegno degli altri soggetti
istituzionali preposti alla tutela del territorio urbano. Svuotare le
piazze e le strade attraverso una politica di chiusura anticipata dei
locali, come suggerito da una parte, non farebbe che peggiorare la
situazione, e non c'è bisogno che siamo noi a dimostrare che una città viva
è una città più sicura, anche la notte.


In altri termini, il Piccolo Gruppo in Moltiplicazione pensa a tutt'altro
che a mettere la testa sotto la sabbia e mascherare i problemi. Non
contestiamo l'esistenza di una congiuntura di difficoltà, contestiamo le
procedure adottate per risolverla, e per due ragioni molto semplici: primo,
sanzionando i gestori dei locali per gli schiamazzi provocati dai clienti
queste procedure confliggono con il principio della responsabilità
individuale, che un principio di base sancito dal nostro sistema giuridico;
secondo, penalizzando i locali del centro storico esse compiono una palese
discriminazione su di una base territoriale che non trova alcun riscontro
normativo.


Abbiamo cercato di percorrere un'altra strada. Abbiamo coinvolto nella
nostra campagna oltre quattrocento operatori del centro storico di Bologna
che si sono segnalati disponibili ad avviare percorsi di condivisione
facendosi carico della propria parte di responsabilità. Da questo punto di
vista i dehors, da alcuni dipinti come sorgenti di degrado e di
insicurezza, sono in realtà importantissimi punti di aggregazione da cui
partire per stabilire un progetto di intervento che risolva il problema
alla radice e non si fermi alle apparenze.


I dehors possono essere punti di controllo territoriale, luoghi di incontro
dei diversi soggetti interessati a una nuova politica per la città.. È la
mediazione sociale, secondo noi, la via privilegiata per questa politica di
rilancio della vivibilità del centro di Bologna: una mediazione sociale da
concretizzare all'interno di piani di zona in grado di mettere in atto una
vera responsabilizzazione collettiva. Zona per zona si definiscono tavoli
di incontro in cui le parti si confrontano, stabiliscono le priorità e
decidono il da farsi. Questa è partecipazione, questa è estensione del
principio per cui i problemi si risolvono insieme. Il resto ? la
proibizione, la creazione di zone off limits, l'ascolto di una parte sola ?
è propaganda e mero contenimento dei problemi, ossia gioco di rimessa..


Speriamo di essere riusciti a contribuire a una maggiore chiarezza, seppure
nello spazio di queste poche righe. Cin cin








Per PGM,  Piccolo Gruppo in Moltiplicazione