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Lettera aperta a Diego Benecchi - di Serafino D'Onofrio

Rassegna Stampa

Lettera aperta a Diego Benecchi: "Una città aperta a tutti ma sono i residenti la parte debole". Più idee e meno lampioni rotti - da "il Domani" del 31 gennaio 2005 (file pdf)

Una città del desiderio o una città del quieto vivere? - da "nuovamente.org" del 31 gennaio 2005

Tra città del desiderio e del quieto vivere c'è una terza via - da "l'Unità" del 29 gennaio 2005

Ecco il perchè del nostro manifesto - da "Il Domani" del 3 febbraio 2005 (file pdf)

 

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Lettera aperta a Diego Benecchi



Caro Diego,

il documento che mi hai proposto e che non ho firmato è pieno di suggestioni, un testo intrigante che ho rifiutato con fatica. Sento di condividerne lo spirito anche se credo che, oggi, rappresenti un ulteriore elemento di equivoco per la Sinistra bolognese che deve governare una fase difficile per il futuro di Bologna.

L'ipotesi di convivenza che formuli è affascinante ed il tuo sarebbe un bellissimo manifesto per scuotere dal sonno e dall'apatia gli abitanti di una città spenta, silenziosa, priva di stimoli e di eventi. La condizione di Bologna non è, però, questa.

Il documento del professor Pavarini dipinge un quadro oggettivo della situazione bolognese, senza nascondere o sottovalutare problemi e tensioni. Il documento, però, è pervaso da uno spirito di rassegnazione, che sottintende la rinuncia alla possibilità di governare i fenomeni e che accetta un modello di città poco vivibile, come tante altre nel mondo.

La "qualità della vita" è stato uno dei punti di forza della campagna elettorale ed è uno dei punti di forza del programma di mandato di Sergio Cofferati, oltre che un dato acquisito per tutte le Amministrazioni di sinistra bolognesi dal dopoguerra ad oggi. Su alcune idee forti, che esaltano l'accoglienza, la convivenza fra diversi e la partecipazione attiva, abbiamo vinto il confronto elettorale contro il Centro destra, che proponeva un modello di città senza diritti, regole e tolleranza.

Una città deve dotarsi di servizi, strumenti e proposte che la rendano, sì, attraente per tanti giovani, ma vivibile per tutti. Oggi, non è così e migliaia di cittadini, costituiti in Comitati e non, "campano" male e sono oggettivamente più deboli. Pavarini descrive i giovani, studenti o lavoratori poveri che siano, come indifferenti e persi nell'alcool, nelle droghe e nell'asocialità.

Rifiuto l'idea che Bologna non possa offrire, con successo e soprattutto, cultura, intrattenimenti diversi e comprensione nei confronti di chi ha orari più rigidi e passatempi più casalinghi. Così come trovo "incredibile" questa alleanza tra studenti-clienti poveri e gestori di locali ricchi, in cui una birra costa 8 -10.000 lire.

Come diceva una vecchia canzone rivoluzionaria, non amo quelli che "non hanno mai rotto un lampione con una sasso ed un pregiudizio con un'idea". Cerchiamo, però, di salvare qualche lampione e di far circolare le idee; altrimenti, rimarranno soltanto i pregiudizi. Il pregiudizio che non possono coesistere, nel rispetto reciproco, giovani ed anziani, fuori sede e vecchi bolognesi, italiani e stranieri e così via.

Non ho aderito al documento che mi hai proposto perché credo che, in questo confronto, i residenti siano i più deboli e confido, ancora, che le scelte dell'Amministrazione Comunale portino, finalmente, ad un riequilibrio delle posizioni ed alla tutela di tutti i diritti.

Lunedì, in Consiglio Comunale, interverrò su questi temi per sostenere, ancora una volta, un modello di "città per tutti", difendendo i residenti ed i Comitati, probabilmente unico nel centro-sinistra. Non credo che sia né una posizione di retroguardia, né di destra perché ci hanno insegnato che i diritti vanno tutelati sempre e le prevaricazioni, mai.

Aderisco all'associazione Nuovamente, in quanto sodalizio libero e ricco di intelligenze ed idee. Su questi temi, pur avendo posizioni differenti da molti altri compagni, non mi sento solo.

Ti abbraccio.

Serafino D'Onofrio