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I residenti rispondono a Nuovamente/Cin Cin


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I RESIDENTI RISPONDONO A NUOVAMENTE/CIN CIN

È apparso su bar, osterie e take away. Non è bello. È di un nero funereo con una macchia rosa, come una lacrima o una goccia di sangue su una notte senza fine. Non è facile da leggere, ma non è uno scherzo è: CIN CIN, che stando ai giornali è stato prodotto in 900 cartelloni, 2000 locandine, e 111.000 volantini dall’Associazione Nuovamente.
È firmato “pgm”, acronimo per “piccolo gruppo in moltiplicazione”, che niente dice della sua identità, mentre è chiaro con chi ce l’ha, con “quelli del centro storico”, che non sono bravi in matematica, urbanistica, e diversità!?.
Da questo si può supporre che sia stato scritto da un gruppo di insegnanti evangelici, ispirati dal motto “andate e moltiplicatevi”. Ma è dubbio, poiché la morale è incerta, essendo un inno continuo al bere, forse allo sballo, a cominciare dal titolone “CIN CIN”, in rosa, che capeggia fluttuante come un testone in preda ai singulti alcolici. È continuo l’invito a brindare, con ogni pretesto, per un motivo e per il suo contrario, poiché, più di tutto, è ritenuto intollerabile che alla fine il calice sia colmo. Qui lo scritto tuona perentorio: BISOGNA DECIDERSI!
In alternativa potrebbe essere una bolla dei gestori dei locali notturni, sulle cui vetrine è mestamente appeso? Ma i dubbi rimangono, perché vi si afferma che è giusto divertirsi e socializzare, mentre loro lavorano e lavorano duro tutta la notte, anche fino all’alba. Eppoi il divertirsi è messo al pari del diritto a lavorare, quindi sembra incredibile che sia stato scritto da uno che, lavorando tutta la notte, invece di essere pagato, e bene, visto che si fa più fatica, si ritenga soddisfatto di un “mi son divertito, grazie!” (Conoscerne!)
Sobri o no, è anche difficile capire di quale luogo si stia parlando: una città aperta o chiusa? un paesone tutto casa e lavoro o un organismo vivente? Sicuramente non è Bologna dove il lavoro è un problema e la casa una tragedia! Che sia Roma, per quella faccenda della città aperta? O addirittura la stessa città del Vaticano (visto i tempi), per quel riferimento all’organismo vivente, e al diritto proclamato a nascere ovunque, in ufficio, in strada, in piazza, ecc.? Certo è che non è chiaro!
L’incipit invece è inequivocabile: “condividere sonni e sogni”, “non mortificare con propaganda e proibizionismo”, “uscire all’aria aperta, è primavera”!!! Boh?!
Si rimarrebbe in questo buio sconcertante (che sia questo il senso dello sfondo nero della locandina?) se non si avesse l’opportunità di leggere la “lettera d’accompagno” dell’Associazione Nuovamente. Associazione che subito precisa che le è stato semplice aderire alla locandina. Si suppone anche facile, visto che è la stessa mano. Per fortuna però gli stessi concetti sono riproposti con un po’ più di prosaica chiarezza, forse non occorrendo più l’obbligo della forma poetica.
Indubbiamente l’ambito dell’agone è la gestione “dei tempi e degli spazi della città” anche rispetto al futuro di Bologna.
Prima di parlarne però, è necessario fare piazza pulita (lasciateci almeno la metafora) della paccottiglia fumosa tipo: il ruolo europeo, dove c’è di tutto e il contrario di tutto; l’organismo vivente 24 ore, che come si sa sono tanti e diversi, e i più evoluti riescono a superare le 24 ore concedendosi pause di riposo; le diete a base di comunicazioni, rapporti e energie sempre nuove, che senza la sostanza soldona nessuno le mangia; e poi l’ossigeno, la rete, ecc.
Indubbiamente oggi a Bologna c’è una situazione di forte tensione tra categorie diverse di cittadini sull’uso e soprattutto sull’abuso dei tempi e degli spazi pubblici o collettivi. Il consulente del Sindaco prof. Pavarini ha parlato di “scontro tra popolo della notte e quello del giorno”. Anche se suggestiva, e utile a qualcuno per dare un senso ai suoi gesti, non riteniamo che l’espressione colga la sostanza della situazione.
Noi siamo quella parte di cittadini che si sentono privati di alcuni elementi sostanziali e non sostituibili della loro esistenza: la possibilità di dormire e di disporre degli spazi della nostra esistenza quotidiana. Non siamo un popolo, ma persone, cittadini che vivono a Bologna. Non vogliamo imporre niente a nessuno, ma vogliamo essere rispettati.
Molti, e nel caso specifico l’Associazione Nuovamente, pur di non prendere in considerazione le nostre necessità, tirano in ballo la vita o la morte della città, l’Europa o non si sa cosa, visto che in Europa già ci siamo, forse la Padania, una nazione sicuramente extracomunitaria. Fino alla bubbola della città del desiderio, che non significa assolutamente nulla, se non un’isterica fuga dalla pesantezza delle necessità delle persone.
Si rende indispensabile ridefinire di cosa si sta parlando, e che ha provocato la campagna di Nuovamente/CIN CIN.
L’Assessore alle Politiche Commerciali Mura del Comune di Bologna ha promulgato un’ordinanza con cui vieta la vendita di bevande alcoliche all’asporto, cioè fuori dai locali, dalle ore 21.00 alle 6.00. Le motivazioni sono: ridurre o quantomeno contenere tutti quei comportamenti chiassosi e vandalici che si verificano di notte, favoriti dall’abuso d’alcol, in particolare tra i giovani, anche se spesso sono ben altri gli autori degli atti più devastanti. Un’ordinanza indubbiamente limitata, con scadenza a novembre, visti gli obiettivi e la grande rilevanza dei danni personali, sanitari e sociali che l’abuso d’alcol comporta. È anche limitata rispetto le nostre esigenze di residenti. Eppure per Nuovamente/CIN CIN è il proibizionismo a Bologna e una facile soluzione repressiva!
Sembra sentire gli epigoni di chi si opponeva all’introduzione di SIRIO e al governo della mobilità nel centro storico, diventata negli anni sempre più caotica con inquinamento e congestione per tutti. Le stesse accuse: “Non siete voi i padroni del centro”, “Volete far morire la città”, ecc. Accuse lupesche da chi attua con baldanza e indifferenza pratiche di vera aggressione al bene comune e al senso civico.
I fatti. Con una legge nazionale oggi è possibile aprire attività commerciali dove si vuole. Cosicché in una piazza o in una via si possono concentrare decine di locali notturni e che vendono bevande alcoliche senza che l’Amministrazione possa impedirlo, sconvolgendo il tessuto sociale preesistente. Anche gli orari sono stravolti, così, cosa mai esistita prima, abbiamo locali e negozi che stanno aperti tutta la notte, feriali e festivi, e la quasi totalità campa sulla vendita di alcolici, che rimangono sempre l’anestetico consolatorio a più buon mercato. Visto così quello che tutte le notti succede in alcune strade e piazze di Bologna è un mix di profitto e disperazione, ossigeno per qualcuno, asfissia per affogamento per qualcun altro.
Per il governo della città, se un’Amministrazione non può più intervenire preventivamente, con una pianificazione e selezione della localizzazione delle attività commerciali notturne, sarà necessario che lo faccia a posteriori, per contenere ed eliminare gli effetti perversi del sistema lasciato a sé stesso. Altrimenti vigerebbe l’unica legge reale per gli ultra liberisti, la legge del mercato, quando mercato sta per tutto, privato e pubblico, vita e morte, cioè l’atavica legge del più forte.
Per noi residenti organizzati in comitati, l’intervento a posteriori è più oneroso e meno efficace, per questo abbiamo criticato l’Amministrazione quando in materia di orari delle attività notturne ha fissato le 3.00 come orario unico, rinunciando ad operare un controllo preventivo: con un orario ridotto nelle zone critiche e più lungo in quelle con meno impatto ambientale. Comunque abbiamo accettato con favore l’ordinanza Mura come un primo gesto di coraggio di un’Amministrazione che però temiamo voglia continuare a nascondersi dietro l’arroganza di alcune lobby cittadine per non attuare fino in fondo ciò che invece sarebbe necessario.
Come si può strillare al proibizionismo quando mai come ora ci sono fiumi di alcol che traboccano da ogni situazione, in ogni luogo e ad ogni ora. C’è una grave emergenza alcolismo in tutta la popolazione, particolarmente nei giovani che rischiano di bersi il futuro. Noi siamo preoccupati di questo, non come residenti insonni, ma come genitori e cittadini di questa società. In questa veste non esitiamo ad essere contro l’abuso d’alcool, non contro la sua normale fruizione. Del resto per la nostra legislazione, ma soprattutto per il buon senso, l’abuso d’alcol è pericoloso per sé e per gli altri.
Chi vende alcool specialmente in situazioni particolari come di notte, dovrebbe avere questa attenzione speciale, come un farmacista, affinché il suo lavoro non si trasformi nella rovina di un altro. La capacità di sapersi fermare, controllare, discernere affinché non si consumi l’abuso. L’ordinanza Mura richiama a questa responsabilità, ma evidentemente molti a Bologna sono ancora immaturi e incapaci di assumersela.
Il vittimismo di Nuovamente/CIN CIN è poi trabocchevole (oltre il colmo), quando nella città condominio si colloca nello scantinato, schiacciato dai piani alti, quando tutti sanno che quegli scantinati sono stati venduti o affittati a peso d’oro per farne pub e discoteche, che hanno reso un inferno la vita di chi è rimasto, mentre i furbi per star tranquilli si sono rifugiati in villa sui colli.

COMITATO AL CRUSEL, COMITATO STOP AL DEGRADO, ASS. PER LA TUTELA DEL CENTRO STORICO SCIPIO SLATAPER, COMITATO PIAZZA S. STEFANO, COMITATO VIA IRNERIO, COMITATO VIVIORFEO, COMITATO EX GHETTO EBRAICO, COMITATO VIA RANZANI, COMITATO SAFFI/SAN FELICE,
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