Lista Società Civile Gruppo Consiliare Comune di Bologna  
     
 
Proponente: Segreteria Generale P.G. N.: 248080/2004 N. O.d.G.: 23/2005
Data Seduta Consiglio: 14/02/2005
Adottato

Oggetto: ORDINE DEL GIORNO PER INVITARE IL COMUNE DI BOLOGNA AD AVVIARE UNA SERIA RIFLESSIONE SU ALCUNI ASPETTI DELLA LEGGE 40/2004 IN MATERIA DI PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA, PRESENTATO DAL CONSIGLIERE SCONCIAFORNI E ALTRI IN DATA 24.11.2004.

""""Il Consiglio Comunale di Bologna


Premesso
che la Legge n° 40/2004 in materia di procreazione medicalmente assistita
ha suscitato nel paese e nella comunità bolognese sentimenti di sdegno e
rifiuto per una normativa che penalizza e discrimina nei diritti, nella
salute delle donne e nella libertà della persona

Tenuto conto
che un ampio schieramento di forze politiche e della società civile si è
dichiarato favorevole all'abrogazione di alcuni aspetti cruciali della
legge e che un movimento ancor più ampio ne condivide l'abrogazione totale
attraverso la sottoscrizione di referendum popolari di cui si attende e si
auspica l'ammissibilità da parte della Corte Costituzionale

Considerato
che altri Comuni italiani hanno già sollecitato le proprie Regioni,
nell'ambito delle proprie autonome competenze, all'adozione di misure
legislative tese a venire incontro concretamente al disagio subito dai
cittadini/e danneggiati/e dalla Legge n° 40/2004

Tenuto conto
che le Linee programmatiche 2004-2009, al punto X. Bologna che valorizza il
punto di vista delle donne, recitano "Il punto di vista delle donne sarà
sempre presente e visibile, con atti precisi e scelte concrete,
responsabili e condivise. Vogliamo attuare una politica di pari opportunità
che veda le donne non più un gruppo sociale svantaggiato, da tutelare e
sostenere, bensì un elemento di dinamismo e di innovazione nella società.
L'amministrazione comunale intende sviluppare una nuova idea di pari
opportunità: non tra donne e uomini, ma per donne e uomini"

Visto
L'appello presentato dalla Rete di Bologna contro la Legge 40 alla Regione
Emilia Romagna e sottoscritto da circa mille cittadine/i nel quale si
chiede "...che codesta Regione, nell'ambito delle proprie prerogative
costituzionali, metta in atto quanto in suo potere per farne emergere
l'incostituzionalità....e laddove questa Legge chiami in causa le
competenze regionali, adotti norme rispettose dell'autodeterminazione
della donna e della volontà riproduttiva della persona"

sollecita la Regione Emilia Romagna, nell'ambito delle proprie competenze,
affinchè:

1- realizzi un sistema di monitoraggio continuamente aggiornato della
situazione dopo l'entrata in vigore della Legge e l'emanazione delle Linee
Guida da parte del Ministro Sirchia. Tale indagine conoscitiva dovrà
indicare la ricaduta, l'impatto della Legge sui cittadine/i, sul
territorio, sui centri dove si effettuano le tecniche di riproduzione
assistita e sulle politiche sanitarie. In particolare lo screening
dovrebbe acquisire informazioni su:

Il numero dei centri pubblici e privati coinvolti
i tempi di attesa
quante persone vi accedono, quante ne restano escluse e per quali
motivazioni
i costi sopportati dall'utente dei centri sia pubblici che privati
quanti sono gli embrioni crioconservati nella nostra Regione e non
utilizzati ai fini procreativi
quali misure siano adottate per valutare la qualità delle prestazioni
con relativi indicatori
le misure adottate per il potenziamento e la qualificazione dei centri
pubblici
l'efficacia della tecnica in relazione all'obbligo della realizzazione
di non più di tre embrioni e del loro impianto simultaneo sancito dalla
Legge 40

2- che si faccia parte diligente nelle sedi opportune affinché
l'infertilità venga riconosciuta a livello nazionale fra le patologie
sociali
3- pur permanendo la P.M.A, in quanto tale, nei LEA, inserisca,
nell'ambito delle proprie competenze, l'infertilità fra le patologie
sociali attuando nell'ambito dei LER l'ampliamento dei servizi che da ciò
può derivare
4- rilanci e potenzi l'attività dei Consultori, sia qualitativamente che
quantitativamente:

garantendone la laicità attraverso atti legislativi che, nel rispetto
dell'autodeterminazione delle donne, non consentano alle soggettività
dichiaratamente contrarie alle leggi vigenti in materia di scelte
procreative di svolgere in relazione con i consultori attività
incompatibili con le finalità pubbliche di questi luoghi.
Assicurandone il ruolo nella prevenzione delle cause ambientali e
professionali di infertilità.

Il Comune di Bologna, facendo propria una pratica di democrazia
partecipata, si impegna:

a sostenere e promuovere spazi ed azioni che vadano nella direzione di
una maggiore trasparenza e correttezza dell'informazione sui temi del
diritto alla salute riproduttiva di donne e uomini di questa città, a
partire dal primato femminile sancito dalla Legge 194 in materia di
scelta procreativa
ad avviare una seria riflessione su alcuni aspetti della Legge 40 che
presentano evidenti risvolti di incostituzionalità e producono
intollerabili discriminazioni, affinché si diffonda un'ancor più solida
e diffusa coscienza civile sulle conseguenze che l'applicazione di
questa legge determina ed una più ampia consapevolezza delle limitazioni
che ne derivano per le libertà fondamentali delle cittadine e dei
cittadini tutti, a partire dall'autodeterminazione procreativa e nel
rapporto con le tecniche terapeutiche, in particolare per coloro che
dalla ricerca scientifica attendono il recupero della piena salute.

F.to: R. Sconciaforni - D. Celli - S. D'Onofrio."""".
 
 
     
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