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QUALITA' DEL LAVORO, COESIONE SOCIALE, DEMOCRAZIA
UN CANTIERE PER L'EMILIA ROMAGNA - mercoledì 23 marzo 2005 ore 17,00 Palazzo D'Accursio - Sala Farnese
HA COORDINATO - Daniela Gaudenzi
HA INTRODOTTO - Luigi Mariucci
E' INTERVENUTO:/ Serafino D'onofrio/ Guido Fanti/ Laura Grassi/ Edoardo Schiazza
COMUNICAZIONI:/ Enzo De Mattei/ Rosa Maria Fino/ Gianfranco Mascia
hanno assicurato la loro presenza i candidati alle elezioni regionali:
/ Gianluca Borghi/ Flavio del Bono/ Rocco Giacomino/ Donata Lenzi/ Leonardo Masella / Ugo Mazza
IL DOCUMENTO
L’ispirazione politica del progetto del
Cantiere per l’Unione
Il Cantiere è un progetto politico, non una associazione auto-definita,
né, tanto meno, un micro-partito.
Il Cantiere nasce sulla base di una convinzione: la sommatoria degli
attuali partiti (ben nove: DS, Margherita, SDI, Repubblicani europei, PdCI,
Verdi, Rifondazione, Italia dei Valori, Udeur) non riesce a dar vita a una
coalizione credibile, capace di conquistare il consenso maggioritario dei
cittadini per battere il governo di centrodestra. Questi partiti, nonostante i
diversi tentativi di aggregazione (la Margherita ieri, la Federazione unitaria
oggi), consistono per lo più in entità autoriferite, in macchine elettorali e
burocrazie il cui primo impegno è quello di affermare la propria
sopravvivenza, le singole posizioni di rendita. La somma dei partiti non
produce una vera alleanza politica, un idem sentire, una mobilitazione del
corpo profondo della parte migliore della società. Occorre lavorare perciò a
mobilitare ogni forza disponibile guardando direttamente alla coalizione, alla
costruzione di una sua comune ispirazione, di un suo progetto condiviso.
Questa è l’ispirazione che guida il progetto del Cantiere di Bologna e
dell’Emilia-Romagna: lavorare per la coalizione di centrosinistra, mobilitare
tutte le forze disponibili a sostegno della coalizione, contribuire alla
costruzione di una credibile proposta programmatica della coalizione,
considerando alla pari ogni suo soggetto costitutivo.
Il primo compito è battere l’attuale maggioranza di governo: è un obiettivo
che trascende la normale dialettica politica poiché il governo in carica
costituisce una anomalia e non un normale svolgimento della dinamica
democratica. A questo fine occorre unire tutte le forze di opposizione,
attorno a una proposta di governo, a una coalizione e a una leadership
credibili. Verso tale obiettivo è stato fatto fin qui un buon lavoro, tuttavia
ancora non sufficiente. E’ bene che sia stato formalmente definito intanto il
campo della alleanza, inclusivo di tutte le forze di opposizione al governo in
carica, attraverso la formula della Unione. E’ bene che l’insieme delle
forze che si riconoscono in tale campo abbiano già attribuito a Romano
Prodi la responsabilità della leadership della coalizione. E’ bene che
Romano Prodi abbia avviato una iniziativa di costruzione del programma
attraverso una diffusa politica di ascolto con la “fabbrica delle idee”. E’
giusta, in questa chiave, l’iniziativa di Prodi per lo svolgimento di primarie
ai fini di una scelta condivisa da parte dello stesso elettorato della
leadership dell’Unione e del suo essenziale profilo programmatico.
2.Le elezioni regionali. Votiamo per cosa. La Regione a che serve?
Le prossime elezioni regionali costituiscono una scadenza politica di grande
rilievo. E’ in gioco anzitutto una posta politica nazionale: come le elezioni
regionali del 2000 furono il preludio della sconfitta del centrosinistra del
2001 queste, al contrario, devono essere la premessa di una battaglia vincente
per le elezioni politiche del 2006. Questo è chiaro.
Meno chiaro è l’oggetto specifico delle elezioni regionali.
Fin qui delle elezioni regionali si è parlato o nella chiave politica
nazionale o ai fini delle varie modalità di presentazione di liste, listini e
listoni, argomenti che appassionano il ceto politico, ma irrilevanti per i
cittadini. Nulla o quasi si è detto sul piano programmatico.
Per cosa votiamo in effetti? La regione a che serve?
Noi su questo vorremmo aprire un confronto.
A partire dai temi sotto indicati.
3. Qualche tema da discutere in forma di domanda
a) Qualità del lavoro: perché la legge regionale sul lavoro, mirata a
correggere le distorsioni più eclatanti della legislazione nazionale sulla
flessibilità del lavoro, è stata relegata a fine legislatura per essere poi
impallinata dall’ostruzionismo del centrodestra?
b) Qualità ambientale: tutti i dati, a partire da quelli forniti
dall’assessorato regionale all’ambiente, indicano che l’Emilia-Romagna è
largamente al di sopra dei parametri di Kyoto. L’Emilia-Romagna risulta essere
una delle regioni più inquinate d’Europa. Cosa ha fatto la regione sin qui e
quali concrete misure devono essere adottate al riguardo da parte della
regione, al di là delle dichiarazioni di facciata?
c) Democrazia Quella appena conclusa avrebbe dovuto essere la
legislatura costituente di una “nuova regione” anche in virtù dei nuovi poteri
attribuiti alla regione in termini di autonomia statutaria. Perché la regione
non è stata in grado di approvare nei tempi dovuti il nuovo statuto? E cosa
c’è nel nuovo statuto di realmente significativo dal punto di vista della
valorizzazione degli strumenti del governo democratico, a parte l’aumento del
numero dei consiglieri regionali?
d) Regione, città e Repubblica L’idea della “nuova regione” intesa come
federazione di città non sembra avere fatto grandi progressi in questa
legislatura. Così come non ha fatto progressi, anzi si è involuta, l’idea
delle regioni come cardini di una seria riforma federalista dello Stato. Dopo
la pessima e improvvida riforma costituzionale voluta dal centrosinistra nel
2001, con una risicata maggioranza parlamentare, ora il centrodestra
restituisce pan per focaccia con una ulteriore riforma costituzionale che
consiste in un vero e proprio smantellamento della costituzione repubblicana.
In tale contesto quale idea di fondo la regione Emilia-Romagna propone per
quanto riguarda l’assetto costituzionale della Repubblica e quale idea
specifica propone di se stessa, come soggetto capace di integrare le comunità
locali, comuni e province, attorno a un disegno condiviso? In particolare
quali idee e proposte si indicano per quanto riguarda il ruolo di Bologna
capoluogo di regione?
Su questi temi e su queste domande il Cantiere propone di aprire un confronto
con associazioni, gruppi, partiti e singoli candidati anche al fine di
contribuire a dare un senso specifico alle prossime elezioni regionali.