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Articolo apparso su "Il Messaggero" del 16 gennaio 2005

gruppo cantiere/rassegna stampa/L'altra sinistra blinda il Professore

 

L'altra sinistra blinda il Professore e prepara la lista
L'ideologo è Asor Rosa, il leader ombra Bertinotti, che avverte: "Romano, se vinci non buttarti a destra"


RIUNIFICAZIONI
di MARIO AJELLO
ROMA - Un girotondo? No Un post-girotondo? Sì. Dunque, Nanni Moretti c'è o non c'è. Sul palco c'è l'ottimo scrittore Stefano Benni, il quale tempo fa vergò questa poesia: "Moretti? A chi alludete/A Nanni o a Marino?/Se la faccenda è oscura/accendete un cerino". Il cerino, in questo dopo girotondo alla Fiera di i Roma, lo accende la sinistra radicale. Ma non per bruciare l'Ulivo (o Gad o come si chiama). Piuttosto per illuminarlo, con qualche idea in vista della scrittura del programma e poi della sfida contro Berlusconi.
Qui ci sono i gruppi, i partiti, i giornali, le associazioni, i sindacalisti, gli intellettuali come Alberto Asor Rosa, i politici come Bertinotti, Cossutta, Diliberto, Pccoraro, Cento, Occhelto e insomma tutto un mondo divisissimo ma che si vorrebbe unire. Dando un aiutino a Prodi da sinistra. Contrastando la "deriva moderata" dei Ds. E superando - come dice Bertinotti - "lo spontaneismo dei movimenti", per dare vita ad una "grande forza unitaria". Non proprio un partito, ma quasi. Per ora, una Camera di consultazione permanente (cosi la chiamano) poi una sorta di Fed non arancione ne rosé e, infine, un su-perlistone che si presenterà alle elezioni del 2006 e crede di prendere oltre il 15 per cento dei voti.
Asor Rosa dice che "l'essere viene prima del pensare". Che "noi siamo riformatori in senso protestante e non riformisti" (in senso fassinista e dalemiano). Che "bisogna fare una Cosa nuova" (la Cosa 7, la Cosa 11, la Cosa 24?) o comunque "avviare un organismo non burocratico ma processuale che si autotrasfornia man mano che si autoverifica". Ora, si sta verificando o autoverificando che Diliberto vorrebbe essere il "lider maximo" di questa creatura, ma lo vorrebbe essere anche Bertinotti.
Il quale ha molte più chances dell'ex compagno di partito. Paolo Cento sostiene che il Superilistone. con l'aggiunta dei cattolici no-glohai e pacifisti, potrà arrivare anche al 20 per cento dei voti. Occhetto assicura che "questa nostra arca politica non è animata da radicalismo primitivo e scomposto". E tutti insieme si proclamano i prodiani più prodia-ni in circolazione (il Professore infatti ha invialo loro un messaggio molto amichevole) e sono l'incarnazione del prodismo rosso scuro, del prodismo anticapitalista, del prodismo marxista o marxiano o alla Rosa Luxemburg (la quale aveva "uno sguardo penetrante", ricorda Bertinotti) del prodismo anti-Maastncht e del prodismo che ama molte cose che Prodi detesta. "Ma anzitutto - avverte Bertinotti - bisogna cacciare Berlusconi. E poi, se si vince, non bisogna dimenticare le ragioni per cui si e vinto". Ossia, va impedito che il prodismo si butti a destra. Come fu nel 1998. Quando Rifondazione sfrattò il Professore. Il quale - cosi ha promesso alla vigilia di questa assemblea - da lontano segue con attenzione i discorsi pronunciati in questa sala. E magari con la speranza che la storia non si ripeta. Ora, sul palco, Diliberto dice, poeticamente, che bisogna navigare in un mare più grande. E se non ora, quando?". Poi tocca al prolessor Paul Ginsborg, uno dei girontondisti che non si perde il dopo Girotondo. E comincia a cantare al microtono, in inglese, la "stupida canzoncina del duca di York". Poi ne spiega il significato: "Il Duca di York aveva 10 mila uomini. Se li porta sulla vetta della collina e, una volta lassù, li fa scendere". Morale: la sinistra non faccia come lui. Se arriva in cima al potere, ci resti. La sala sorride. E chissà se Prodi già comincia a preoccuparsi.