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gruppo cantiere/rassegna stampa/Campioni di ascolto La prima tappa di un altro cammino "Verso sinistra"
Campioni di ascolto La prima tappa di un altro
cammino
"Verso sinistra". Fa il pienone l'assemblea convocata dal manifesto a Roma per
discutere di un'altra opposizione possibile. E di come diventare maggioranza,
senza ripetere gli errori. "Camminiamo insieme, adesso abbiamo un luogo aperto
e non esclusivo"
ANDREA FABOZZI
Sì, va bene, parliamoci, si sa che a sinistra siamo bravissimi a parlare. Ma
soprattutto per una volta ascoltiamoci. Accettando il nostro invito ieri alla
Fiera di Roma bisognava accettare anche questa clausola in piccolo e,
credeteci se non c'eravate, è andata davvero così. E' andata che dopo otto ore
di interventi platea e galleria erano ancora piene, c'era persino chi non si è
alzato un attimo dalla poltrona (la resistenza è di sinistra); vista anche una
mamma con figlio in passeggino sempre lì, costanza o incoscienza fate voi.
Persino i capi di partito, i politici che sanno benissimo che telecamere e
microfoni sono fatti per parlare, non per ascoltare, quasi tutti sono usciti
solo alla fine, come tutti gli altri. Si trattava di politici diversi,
dobbiamo concederlo, ma soprattutto quella di ieri era, è stata una giornata
diversa.
La politica ha le sue pesantezze, e lo sa bene chi è venuto all'assemblea come
si va alle manifestazioni: sveglia all'alba e viaggio in pullman. Ma anche le
sue stranezze. "Può apparire bizzarro che sia stato un giornale a convocare
quest'incontro così carico di attese, ma forse è uno specchio dei tempi; oggi
è un soggetto non politico a doversi fare carico di quello che i partiti non
riescono più a fare", dice Gabriele Polo aprendo - con puntualità svizzera, a
proposito di cose bizzarre - la giornata.
Cacciare il governo Berlusconi
Naturalmente l'opposizione al governo di centrodestra è la prima cosa. Facile
che sia così, troppo facile. E già nell'introduzione Polo avverte; "Non
illudiamoci che il berlusconismo possa sparire con un voto e un diverso
governo". Ma Silvio Berlusconi è il toro e tutti devono prenderlo per le
corna. Fausto Bertinotti per dire che nel paese c'è un'opposizione sociale
forte "praticamente ogni lavoratore avrà scioperato almeno una volta" ma si
paga "l'incapacità dell'opposizione politica", per cui cacciare Berlusconi è
"una condizione necessaria ma non sufficiente". Luigi Ferrajoli per confessare
i suoi "due incubi":
"Un parlamento che dopo la riforma costituzionale voluta dalla destra dovrà
godere della fiducia del primo ministro, altrimenti viene sciolto" e un
prossimo presidente della Repubblica con le fattezze del Cavaliere: "L'uomo
più settario a garantire Punita del paese". Rossana Rossanda a ricordare che
la sconfitta del centrodestra è una delle due questioni che ci stanno davanti,
l'altra essendo la costruzione della sinistra nuova "che però si può fare solo
se prima si batte Berlusconi".
Paul Ginsborg - che con quell'italiano cosi british può permettersi di dire
cose esotiche del tipo "il centrosinistra deve darsi obiettivi più ambiziosi
per quando viene al potere" e che ha stupito tutti cantando, cantando, la
canzoncina del duca di York "che aveva tanti uomini con sé e che li portò
sulla collina... e poi li portò giù di nuovo" (traduzione dall'inglese e dalla
metafora: vediamo di non accontentarci di questa bella assemblea) - Gin-sborg
dicevamo che insiste sull'illegalità del presidente del consiglio, come
faranno altri dopo di lui con la stessa sensibilità girotondina. E come farà
anche Giuliano Giuliani (molti applausi al solo chiamarlo sul palco) che pure
deve stare insieme a uno come
Francesco Caruso (e il no global napoletano lo citerà, semplicemente come "il
papa di Carlo") a cui non piace la "tentazione giustizialista" e che se la
prende con quanti dimenticano che abbassati i riflettori sul movimento "sono
rimasti settemila procedimenti giudiziari a carico dei compagni che hanno
portato avanti le lotte sociali, così va a finire che dobbiamo dividerci tra
chi va al governo e chi va in galera". E anche Alberto Asor Rosa, che avendo
lanciato l'idea dell'assemblea si è naturalmente dedicato più alla sinistra
che alla destra, trova il modo di definire quella che ci governa "una cricca
affaristico-de-linquienziale". Ma prima di tutti c'era stata Susan George,
anche lei con l'accento e la fortuna di chi viene da lontano, a dichiarare
"impossibile per uno straniero capire come ha fatto il popolo italiano che è
stimato così intelligente a precipitare nel regno di Beriusconi, una
situazione peggiore di così davvero è impossibile". Le risponderà diverse ore
dopo Aldo Tortorella - dopo aver ricordato "per affetto e per quello che hanno
fatto" tré compagni a cui questa assemblea sarebbe sicuramente piaciuta: Luigi
Pintor, Claudio Sabbattini e Tom Benettollo. "Cara Susan George - è la
risposta di Tortorella - gli italiani saranno anche intelligenti, ma se siamo
in questa situazione è perché la sinistra non lo è stata per niente".
Gli errori del passato
In ordine cronologico il primo è stato un metalmeccanico, Giorgio Cremaschi,
segretario nazionale Fiom: legge 30, scuola, immigrazione, privatizzazioni,
devoluzione. Va benissimo cancellare le brutture del governo Beriusconi, ma
bisognerà abbandonare anche le scelte del centrosinistra che fu. "Scordiamoci
il passato", o meglio ricordiamolo per non ripeterlo è un tema che dilaga. Con
accenti diversi, sia nelle parole di un paio di lavoratori-testimoni (Felicita
Magone, la cassiera della multinazionale del commercio che i lettori del
manifesto ben conoscono, Maurizio Badoni, il ferroviere che strappa subito
l'applauso perché "dove c'è la sinistra ci sono i ferrovieri"), sia in quelle
dei politici di professione. C'è anche il ricordo della guerra in Kosovo
nell'intervento di Lisa Clark, della legge Turco-Napolitano in quello di
Mercedes Frias, oggi assessore alla cultura del comune di Em-poli: "E' stata
il punto di arrivo di serie di pratiche sociali che hanno modellato il regime
giuridico differenziato tra immigrati e residenti. Cancellare la Bossi-Fini è
giusto, tornare indietro no".
E c'è il panorama di oggi del centrosinistra, non un bello spettacolo. Le
"geometrie astratte" di cui parla Pecoraro Scanio, diventano qualcosa di cui
"vergognarsi profondamente" nell'intervento di Giovanni Berlin-guer:
"Verticismo, tatticismo, intrigo". "La Gad si comporta in maniera parallela al
centrodestra", la diversità sta "nel colore" e "forse" nelle idee. In alcuni
casi le critiche si fanno più sfumate. Oliviero Diliberto, cui interessa di
più guardare avanti : "Sugli errori del passato siamo già d'accordo". O si
allargano. Paolo Nerozzi, segretario nazionale Cgil; "C'è un'autoreferenzialità
che si esprime anche in cose elementari, pensiamo alla differenza di stipendio
tra un assessore e un operaio, che diventa un tappo al cambiamento".
Qualcosa di nuovo
Giocavamo in casa, quindi nessuna sorpresa che il manifesto fosse nelle mani
di tutti (mentre Valentino Parlato non si è certo dimenticato di chiedere e
chiedere di abbonarsi). Un effetto imprevisto però quel grande titolo in prima
pagina: "Area edificabile". Sarà a causa del wishful thinking, ma più di uno
in sala confonde la nostra copertina sulle coste della Sardegna con una
dichiarazione programmatica. "Costruiamo qualcosa a sinistra? Lo facciamo
oggi?". Calma. Persino Achille Occhetto, certo uno dei più entusiasti
dell'idea di un'aggregazione non solo ideale, (oltre a essere colui, cogliamo
la battuta in sala ma possiamo solo supporre un po' d'amarezza, "grazie al
quale tutti quanti oggi siamo qui"), persino Achille Occhetto dice che bisogna
inventare qualcosa di nuovo "non possiamo creare un partito ma un'area".
Asor Rosa spiega bene la sua idea, l'ormai celebre "camera di consultazione".
"Un organismo plurimo e bifronte, con dentro sia la società politica
organizzata che la società civile". Un organismo, continua Asor, "paritetico
in quanto a uomini e donne e in quanto a segretari di partito e rappresentanti
di gruppi di base. Propositivo e autorevole, una forza nuova della politica
che può favorire un esito che oggi possiamo solo immaginare e desiderare:
cambiare il titolo di questa assemblea, non più "verso sinistra" ma "a
sinistra"". Un sì arriva subito da Gianni Rinaldini, segretario nazionale
della Fiom, purché non sia una "camera di compensazione interpartitica". E
Rinaldini rilancia anche la proposta dell'Unità (visto in sala Furio Colombo)
di una grande manifestazione di opposizione in piazza San Giovanni. Chiede al
manifesto di farla propria e di estenderla anche ad altri giornali (e in
platea c'erano anche il vecchio e il nuovo direttore di Liberazione, Sandro
Curzi e Piero Sansonetti). Non piace a Pecoraro Scanio l'idea di "un listino
da contrapporre al listone" della Fed. Così come la convinzione di Asor Rosa,
che ha poca fiducia nella maggioranza del centrosinistra -"alla fine toccherà
proprio a noi fare la guardia alla Gad" - non convince Cremaschi che proprio
non si sente "più prodiano di Prodi".
Accenti diversi in Diliberto, per il quale in politica "contenuti e
contenitori vanno di pari passo". Il segretario del Pdci sposa in pieno la
proposta di Asor e dice che il suo partito "è pronto a fare un passo indietro
in nome dell'unità". Si dice d'accordo con Asor Rosa anche Fausto Bertinotti
(che però risponderà secco a Diliberto che immaginava una ricucitura della
scissione: "I cocci del passato non si rimettono insieme"). Il segretario di
Rifondazione dice sì "ad assemblee periodiche come questa che portino dentro
anche quelli che oggi non ci sono". E insiste sulla democrazia di un processo
simile; "La costruzione del programma è in buona parte il programma stesso".
Marco Bersani di Attac introduce una preoccupazione: costruiamo spazi di
partecipazione e non di controllo. "Altrimenti finisce che la camera di
consultazione della sinistra fa la guardia al centrosinistra e i movimenti
fanno la guardia alla camera di consultazione".
Fabio Mussi ha in tasca una notizia. Dice che il suo partito, Ds aspirante Fed,
sta facendo tre errori: considerare il centro il luogo per antonomasia del
governo, dare per scontata la divisione in due delle sinistre e affidare la
guida del centrosinistra ai moderati. Se si continuerà così, ecco la notizia,
"ho l'impressione che io e altri compagni usciremo da questo partito" (e il
cronista nota Bertinotti che corre a stringergli la mano quando scende dal
podio). Ma Mussi dice anche che "c'è più sinistra tra cielo e terra di quanto
siamo abituati a credere" e che accontentarsi del 13% non è saggio; "Su molti
temi, esempio la pace, siamo in maggioranza nel paese e nella coalizione".
Cesare Salvi, altro leader di mozione di sinistra al prossimo congresso
diessino, invece è molto più convinto che sia indispensabile "la costruzione
di una grande forza di sinistra di ispirazione socialista. Forse la questione
non riguarda l'attualità immediata, ma certamente il futuro del paese",
Rossana Rossanda dice subito che "per andare avanti" la prima cosa da fare è
abbandonare "l'abitudine a lavorare separati". Nota che il solo Paul Ginsborg
ha affrontato la questione della lontananza delle donne dalla politica
("perché anche le donne più acute,non solo le scimmiette che vanno in
televisione, si disinteressano a tal punto?"), cita anche i referendum,
battaglia da vincere anche se singolarmente poco citata (prima di lei si erano
ricordati della procreazione assistita solo Laura Balbo e Fabio Mussi). Poi
Rossanda riprende lo spunto sulla popolarità del pacifismo "ma non mi basta
sapere che il no alla guerra è in maggioranza nel mondo, se poi la guerra si è
fatta lo stesso". Il punto è "come metto le mani nei meccanismi del potere?".
Risposta: "La politica estera non si cambia se non dal governo". Ecco allora
la proposta alla sinistra: "Un lavoro comune per discutere l'agenda e le
priorità", poi "una serie di assemblee su temi specifici".
Idea che riprende Gabriele Polo nell'ultimo intervento: "Invitiamo tutte e
tutti quelli che hanno partecipato a questa assemblea e chi vorrà farlo da
domani a ritrovarsi attorno a un tavolo che sia un luogo non esclusivo di
confronto per scrivere l'agenda di questa sinistra". E poi altre assemblee
come questa su temi specifici e soprattutto e magari prima "facciamo nostra la
proposta di manifestazione lanciata dall'Unita". Chi vorrà aggiungersi lo
vedremo. Da queste parti l'ascolto è assicurato
TUTTI A SAN GIOVANNI
Lanciata dalle colonne dell'"Unità", l'idea di una grande manifestazione
dell'opposizione contro il governo di Silvio Berlusconi e in difesa della
Costituzione, un appuntamento che, suggeriva il quotidiano dovrebbe tenersi in
piazza san Giovanni, è stata ripresa ieri mattina nel corso dell'assemblea
alla Fiera di Roma dal segretario generale della Fiom Claudio Rinaldini. Ieri
sera, in chiusura della giornata, Gabriele Polo ha rilanciato l'appuntamento:
"Facciamo nostra la proposta", ha detto in proposito il direttore del
manifesto.
GLI INTERVENTI
Un saluto ai tremila compagni e compagne presenti di Valentino Parlato e poi
tré comunicazioni iniziali: Gabriele Polo, direttore del manifesto, Susan
George, presidente di Attac e Alberto Asor Rosa. A seguire una pioggia di
interventi della durata di 10 minuti, con pochissimi sfondamenti. Felicita
Magone (cassiera alla Lidl e sindacalista Cgil), Isidoro Mortellaro, Alfonso
Pecoraro Scanio, Giorgio Cremaschi, Emiliano Brancaccio, Oliviero Diliberto,
Gianni Rinaldini, De Nicola della Fiat di Meìfi, Fausto Bertinotti, Lisa Clark,
Maurizio Badoni macchinista ferroviere, Laura Balbo, Paolo Nerozzi, Fabio
Mussi, Paolo Beni, Marco Bersani di Attac, Paul Ginzborg, Dino Greco, Giuliano
Giuliani, Mercedes Frjas, Alfonso Perrotta del comitato inquilini case Gepra,
Lidia Menapace, Giovanni Berlinguer, Vittorio Agnoletto, Rossana Rossanda,
Achille Occhetto, Cesare Salvi, Aldo Tortorella, Giovanna Cavallo di Action,
Marco Ferrando, Carla Ravaioli, Luigi Ferrajoli, Alberto Burgio, Mario
Agostinelli, Pippo Annino di Priolo, Nanni Alleva, Francesco Caruso. La
presidenza è stata confortata dalla vigile presenza di Stefano Benni,
L'intervento conclusivo dell'assemblea è stato tenuto da Gabriele Polo. I
compagni e le compagne che hanno lasciato interventi scritti saranno inseriti
sul sito internet del manifesto, così come il contributo all'assemblea inviato
da Noam Chomski. Gli atti dell'assemblea saranno pubblicati appena possibile.
E OGGI LE RIVISTE
"Fuori programma. Un cantiere sul che fare". E' questo il titolo
dell'assemblea che si tiene oggi all'Angelicum Eniversity press di Roma (largo
Angelicum 1, angolo via Nazionale), promossa dalle riviste Carta, Alternative,
Quaderni labour e dall'emittente Ecoradio. I lavori si apriranno alle 9.30 con
gli interventi di Nicola Tranfaglia, Pierluigi Sullo, Domenico lervolino,
Sergio Ferrari, Fabrizio Fabbri. Dalle 10, si svolgeranno le relazioni (Pace e
solidarietà globale, Luisa Clark; Sviluppo e i diritti dei lavori, Luciano
Gallino;
Legalità e diritti di cittadinanza, Luigi Ciotti) e alle 11.30 e poi di nuovo
dopo la pausa pranzo di riuniranno i gruppi di lavoro. Alle 16.30, seduta
plenaria. Moltissimi gli interventi in programma.