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Articolo apparso su "Il Corriere della Sera"  del 16 gennaio 2005

gruppo cantiere/rassegna stampa/Da Rossanda a Bertinotti

 

Da Rossanda a Bertinotti. No a nuovi partiti, nasce la camera di consultazione


Sinistra radicale in scena Applausi ma anche dubbi

In tanti all'assemblea promossa dal "manifesto"

ROMA - L'assemblea - nel padiglione grande della Fiera di Roma, senza bandiere, scarno, con un palco da università occupata - ha un brivido, cambia improvvisamente umore nella penombra di metà pomeriggio, quando dietro al microfono va a mettersi Rossana Rossanda: austera e chic, con i capelli bianchi, il neo, con un foulard nero. La pasionaria della sinistra radicale italiana sortisce, sulla platea, un fascino antico. Per lei c'è un applauso lungo ed emozionato, affettuoso, nostalgico e pieno di rimpianti.
Lo sguardo scorre sui ranghi delle prime file, sui militanti che hanno accolto l'invito di Alberto Asor Rosa e del quotidiano comunista il manifesto a riunirsi e molti volti hanno rughe e sorrisi amari, i fotografi scattano nel mucchio e ci sono quelli che si voltano per gustare meglio la scena dell'assemblea affollata come da programma: con Fausto Bertinotti seduto accanto a Oliviero Diliberto,
con Pecoraro Scanio e Mussi e tutto il Correntone diessino, con i ferrovieri e i precari della scuola, con i girotondini che, per la prima volta negli ultimi tré anni, sono ufficialmente orfani di Nanni Moretti.
È andata esattamente come aveva previsto, e sperato, il professor Alberto Asor Rosa: oltre duemila persone e "tutti i leader dei partiti che stanno alla sinistra dei Ds" hanno accettato di venire "non certamente a fondare un nuovo partito", ma a ragionare di politica, a capire "che toccherà proprio a noi, nella Gad, fare la guardia contro i rischi che vengono da dentro lo schieramento". Soprattutto, però, Asor Rosa è raggiante perché tutti si sono dichiarati disponibili ad entrare in quella che lui chiama "Camera di consultazione permanente". Un luogo che, per tre quarti di assemblea, è però rimasto metafisico.
È così di Rossana Rossanda il compito di spiegare meglio: "La "Camera" è uno spazio dove tutte le componenti che sono presenti qui, partiti, associazioni, sindacati, dovrebbero riunirsi per stilare un'agenda con i temi più importanti: seguirebbero assemblee diverse, con posizioni e idee. A quel punto, tutto dovrebbe di nuovo confluire nella "Camera"".
Seguono altri applausi, mentre resta sul fondo della scena Andrea Panieri, venuto a rappresentare la segreteria Ds, e intanto dalla Toscana rimbalzano giù le affermazioni di Rutelli: il clima non decolla. Atmosfera prima stanca, poi disillusa. Le dichiarazioni, lentamente, paiono un frullato di tensioni, di provocazioni sottili, di paure. Il verde Pecoraro Scanio, netto: "Parliamo pure di programmi, ma non creiamo mostri speculari alla Fed". Mussi, a nome del Correntone: "Noi, comunque, se fanno un partito riformista, non ci saremo". Diliberto, segretario del Pdci: "A me invece piacerebbe che qui, alla Fiera di Roma, nascesse un bei listone: in ogni caso, a quelli di Rifondazione dico che sarebbe importante superare le nostre vecchie divisioni". E Bertinotti: "Proprio per niente. I cocci del passato non si rimettono insieme".
Il clima è questo. Finché il verde Paolo Cento non sbotta: "Stiamo perdendo tempo? Spero di no: certo, mi sembra che ci sia troppo vecchio Pci, e troppo poco movimento". Ha qualche timore anche il professor Paul Ginsborg, fondatore del Laboratorio per la Democrazia, che sul palco ha addirittura cantato un motivetto dal titolo "The grand old Duke of York": "Riflettendo sul futuro di questa assemblea, auspico appunto che non si faccia tutti la fine dei soldati del grande duca di York:
che scalarono, inutilmente, la montagna...". E cosi anche Bertinotti, ora, ammette: "II rischio che l'assemblea possa
essere un fallimento, c'è ed è grande: tutto dipenderà perciò dalla voglia che avremo dì lavorare insieme. E, per questo, mi chiedo: ne avremo?". Intanto è arrivato pure Francesco Caruso, capo dei Disobbedienti napoletani: "II più giovane dei partecipanti mi sem-bra abbia 60 anni. Mah...".
Fuori fa buio. Fa freddo. Certi vanno via con il bavero alzato. Il manifesto in tasca. Si salutano:
"Ciao, alla prossima".

Patrizio Roncone