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gruppo cantiere/rassegna stampa/Da Rossanda a Bertinotti
Da Rossanda a Bertinotti. No a nuovi partiti,
nasce la camera di consultazione
Sinistra radicale in scena Applausi ma anche dubbi
In tanti all'assemblea promossa dal "manifesto"
ROMA - L'assemblea - nel padiglione grande della Fiera di Roma, senza
bandiere, scarno, con un palco da università occupata - ha un brivido, cambia
improvvisamente umore nella penombra di metà pomeriggio, quando dietro al
microfono va a mettersi Rossana Rossanda: austera e chic, con i capelli
bianchi, il neo, con un foulard nero. La pasionaria della sinistra radicale
italiana sortisce, sulla platea, un fascino antico. Per lei c'è un applauso
lungo ed emozionato, affettuoso, nostalgico e pieno di rimpianti.
Lo sguardo scorre sui ranghi delle prime file, sui militanti che hanno accolto
l'invito di Alberto Asor Rosa e del quotidiano comunista il manifesto a
riunirsi e molti volti hanno rughe e sorrisi amari, i fotografi scattano nel
mucchio e ci sono quelli che si voltano per gustare meglio la scena
dell'assemblea affollata come da programma: con Fausto Bertinotti seduto
accanto a Oliviero Diliberto,
con Pecoraro Scanio e Mussi e tutto il Correntone diessino, con i ferrovieri e
i precari della scuola, con i girotondini che, per la prima volta negli ultimi
tré anni, sono ufficialmente orfani di Nanni Moretti.
È andata esattamente come aveva previsto, e sperato, il professor Alberto Asor
Rosa: oltre duemila persone e "tutti i leader dei partiti che stanno alla
sinistra dei Ds" hanno accettato di venire "non certamente a fondare un nuovo
partito", ma a ragionare di politica, a capire "che toccherà proprio a noi,
nella Gad, fare la guardia contro i rischi che vengono da dentro lo
schieramento". Soprattutto, però, Asor Rosa è raggiante perché tutti si sono
dichiarati disponibili ad entrare in quella che lui chiama "Camera di
consultazione permanente". Un luogo che, per tre quarti di assemblea, è però
rimasto metafisico.
È così di Rossana Rossanda il compito di spiegare meglio: "La "Camera" è uno
spazio dove tutte le componenti che sono presenti qui, partiti, associazioni,
sindacati, dovrebbero riunirsi per stilare un'agenda con i temi più
importanti: seguirebbero assemblee diverse, con posizioni e idee. A quel
punto, tutto dovrebbe di nuovo confluire nella "Camera"".
Seguono altri applausi, mentre resta sul fondo della scena Andrea Panieri,
venuto a rappresentare la segreteria Ds, e intanto dalla Toscana rimbalzano
giù le affermazioni di Rutelli: il clima non decolla. Atmosfera prima stanca,
poi disillusa. Le dichiarazioni, lentamente, paiono un frullato di tensioni,
di provocazioni sottili, di paure. Il verde Pecoraro Scanio, netto: "Parliamo
pure di programmi, ma non creiamo mostri speculari alla Fed". Mussi, a nome
del Correntone: "Noi, comunque, se fanno un partito riformista, non ci
saremo". Diliberto, segretario del Pdci: "A me invece piacerebbe che qui, alla
Fiera di Roma, nascesse un bei listone: in ogni caso, a quelli di Rifondazione
dico che sarebbe importante superare le nostre vecchie divisioni". E
Bertinotti: "Proprio per niente. I cocci del passato non si rimettono
insieme".
Il clima è questo. Finché il verde Paolo Cento non sbotta: "Stiamo perdendo
tempo? Spero di no: certo, mi sembra che ci sia troppo vecchio Pci, e troppo
poco movimento". Ha qualche timore anche il professor Paul Ginsborg, fondatore
del Laboratorio per la Democrazia, che sul palco ha addirittura cantato un
motivetto dal titolo "The grand old Duke of York": "Riflettendo sul futuro di
questa assemblea, auspico appunto che non si faccia tutti la fine dei soldati
del grande duca di York:
che scalarono, inutilmente, la montagna...". E cosi anche Bertinotti, ora,
ammette: "II rischio che l'assemblea possa
essere un fallimento, c'è ed è grande: tutto dipenderà perciò dalla voglia che
avremo dì lavorare insieme. E, per questo, mi chiedo: ne avremo?". Intanto è
arrivato pure Francesco Caruso, capo dei Disobbedienti napoletani: "II più
giovane dei partecipanti mi sem-bra abbia 60 anni. Mah...".
Fuori fa buio. Fa freddo. Certi vanno via con il bavero alzato. Il manifesto
in tasca. Si salutano:
"Ciao, alla prossima".
Patrizio Roncone