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Articolo apparso su L'Unità del 29 novembre 2004

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Da L'Unità del 29 novembre 2004

Calabria, le primarie lanciano Agazio Loiero


I "Grandi elettori" del centrosinistra lo incoronano candidato Governatore con I"80,5%. La prima nomina non decisa da Governate Roma



Aldo Varano
LAMEZIA TERME E' Agazio Loiero (Margherita) il candidato del centrosinistra alle prossime regionali in Calabria. E' stato eletto con 1410 voti (80,5%) battendo Gianni La Torre, il rettore dell'università di Cosenza, candidato da Progetto Calabrie, che ha preso 321 voti. Cesare Marini (Sdi) prende 20 voti ma dopo aver ritirato la sua candidatura (i socialisti calabresi di tutte le tendenze si sono astenuti, infatti i votanti sono stati 1770 sui 2299 aventi diritto). Decidendo .l'astensione i socialisti hanno ribadito la straordinaria positività del metodo scelto per scegliere il candidato definendo di "alto livello" il dibattito che ha accompagnato l'iniziativa (che non è stata condivisa dall'Udeur). Loiero è il primo candidato nella storia delle elezioni regionali italiane a non venire deciso da un tavolo nazionale o da un confronto tra un gruppo di partiti. L'ha scelto da una assemblea predeterminata (l'elenco degli aventi diritto era stato pubblicato da giorni) di "grandi elettori" con voto singolo, diretto, segreto.
La convention è entrata ieri mattina nel vivo con un Marco Minniti a cui brillano gli occhi che scandisce: "E' una bella giornata per la democrazia calabrese. Una bella giornata per il centro sinistra". Gli oltre tremila che si accalcano nell'immensa sala del centro Agroalimentare di Lamezia non lo lasciano finire. Parte un applauso interminabile. Un applauso che "i grandi elettori" fanno a se stessi. Un rito liberatorio, il segno che la sfida impossibile è ormai andata in porto. La conferma che avevano ragione "quei matti" che hanno spinto perché la Calabria riprendesse nelle
proprie mani la decisione su chi candidare. Non era mai accaduto in Calabria. Anzi, non era mai accaduto in Italia quel che ieri è accaduto a Lamezia. I grandi elettori si sono riuniti per discutere e approvare il programma e dopo, aperti i seggi elettorali, hanno votato sulle schede che avevano ricevuto la mattina quando si erano accreditati (curiosità: ogni grande elettore ha dovuto versare 10 euro per le spese).
Non è stata una manifestazione, una passerella per fare finta di decidere quel che i soliti furbi avevano già deciso si decidesse. E' stata una riunione vera. Senza rete. Con regole formalizzate e garantite da una commissione di garanzia, regolarmente costituita, e da un notaio (seconda curiosità: i garanti hanno deciso di non votare a garanzia di tutte le parti). Ci sono stati conflitti,colpi di scena, candidature contrapposte, ragionamenti, lagrime e applausi. Su un solo punto c'era l'accordo fin dall'inizio: a qualunque decisione si arrivi alla fine sarà impegnativa per l'intera coalizione. Ma procediamo con ordine su questa esperienza che è quella che in Italia si è avvicinata fino a oggi di più a vere e proprie elezioni primarie che non fossero soltanto un gesto simbolico. In Calabria nei mesi scorsi era sembrato che anche questa volta sarebbe finita come le due precedenti quando sulla Calabria, incapace di scegliere da sola, si era deciso a Roma e alla fine erano arrivate sonore sconfitte. A spezzare la paralisi è stato il cosiddetto "movimento dei professori" poi diventato "progetto Calabrie". E' partita da questo pezzo della società civile calabrese la richiesta di elezioni primarie. Quando ci si è resi conto che i tempi el'assenza di regole non le avrebbero consentite, anziché rinviare a chissà quando è cresciuta la proposta di una assemblea di grandi elettori (un terzo formata dai partiti, un terzo dall'insieme della società civile con una miriade di associazioni e gruppi, un terzo di eletti dei consigli comunali, provinciali, regionali e parlamentari). Hanno racconto le firme per presentare proprie candidature Agazio Loiero, Cesare Marini, e Giovanni la Torre, rettore dell'università di Cosenza, esponente di Progetto Calabrie. Nei mesi scorsi, quando la paralisi sulle candidature aveva fatto temere il peggio, Marco Minniti aveva ritirato la proposta dei Ds di candidarlo per assumersi in prima persona la responsabilità di dirigere il progetto ieri andato in porto. L'iniziativa, una volta messa in moto, ha alimentato passione e partecipazione come non si vedeva da anni facendo emergere una voglia di esserci del popolo del centro sinistra. Minniti, non a caso, ha parlato dell'assemblea di ieri come della "fondazione del centro sinistra, della riunione degli Stati generali della coalizione che la Calabria vuole trasformare in struttura permanente". E c'è soddisfazione quando dal microfono un grande elettore nota che "questa volta la Calabria si impone all'attenzione nazionale per un fatto positivo", o quando Nicola Adamo, il segretario dei Ds, nota che "questa volta non decide il tavolo romano ma un centro sinistra che è riuscito ad andare oltre se stesso". E a dimostrazione che la partecipazione reale smussa le difficoltà e libera dall'ossessione della cultura dell'appartenenza, matura tra la Margherita calabrese l'orientamento di favorire la formazione di liste regionali unitarie se questo sarà l'orientamento prevalente in Italia. Cesare Marini, in un intervento appassionato, ha ritirato la propria candidatura prendendo atto che la maggioranza della Gad era per Loiero". Ha sostenuto: "I democratici devono accettare la decisione della maggioranza" e ha ricordato una frase cara a Pietro Nenni: "Alla fine del percorso ci sarà la casa comune". A Lamezia è caduta un'altra ossessione dei partiti nazionali: quando si sceglie in modo corretto e democratico le egemonie e la forza numerica passano in secondo piano: il voto segreto non di un gruppetto d'amici ma di migliaia di persone ha decretato il successo di Loiero, il cui partito, la Margherita, in Calabria, non è quello più forte. Ma chi è il più forte ieri non interessava a nessuno: la voglia di vincere cambiando la storia della Calabria è marcata centro sinistra non questo o quel partito o gruppetto.