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Articolo apparso su "L'Unità" del 2 gennaio 2005

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Repubblica della malavita
di Elio Veltri
(pubblicato sull'Unità del 02.01.2005)

La tragedia asiatica ha distolto l'attenzione del paese dai due scandali di fine 2004, autori i Presidenti delle Camere, Pera e Casini e il governo. Essi segnano il punto più basso di rispetto e di tutela delle istituzioni repubblicane e il punto più alto di appropriazione per uso privato delle medesime. Mi riferisco alla nomina dei due componenti dell'Antitrust, Giorgio Guazzaloca, ex sindaco di Bologna del centro destra e Antonio Pilati, ideatore della legge Gasparri o legge " Pro-Mediaset", come l'ha definita sul Corriere della Sera Sabino Cassese e alla decisione di impedire a Giancarlo Caselli di concorrere alla carica di procuratore nazionale antimafia. Sono due sfregi alle istituzioni, due facce della stessa medaglia, che è quella del disprezzo più totale delle regole scritte, delle competenze delle persone e degli interessi generali del paese.
La legge istitutiva dell'Autorità Antitrust parla chiaro: ne possono far parte solo persone di " alta e riconosciuta personalità" e di " notoria indipendenza". Guazzaloca non ha nessuno dei due requisiti e non conosce nemmeno la materia. E' una brava persona, simpatica, estroversa, ma con l'Antitrust c'entra come i cavoli a merenda. Poiché è stato battuto da Cofferati, devono dargli un contentino, altrimenti magari li molla e, in vista delle elezioni regionali e delle politiche, crea qualche problema. Ma lo scandalo più grande è quello di Antonio Pilati per il quale Pera e Casini hanno trasformato il requisito di " notoria indipendenza" nel requisito di " notoria collaborazione" subordinata. Pilati, infatti, ha lavorato alla stesura della legge Gasparri che ha già fruttato a Mediaset il salvataggio di Rete 4 violando le sentenze della Corte Costituzionale e profitti per un paio di miliardi di Euro all'anno. Ora, viene messo a guardia del bidone per impedire che, non si sa mai, Berlusconi possa incorrere in un qualsiasi conflitto di interesse( come tenersi la presidenza del Milan) nell'applicazione della legge ed essere perciò sanzionato. Pilati, in altre parole, anziché tutelare le istituzioni e i cittadini dai conflitti di interesse, garantirà i conflitti di interesse o se ne laverà le mani. In Italia se n'erano viste di tutti i colori, ma la Repubblica democratica un uso tanto familista e amorale del potere non l'aveva mai conosciuto. Se poi si considera che i responsabili dell'operazione sono Pera e Casini, seconda e terza carica dello Stato, e che nei confronti di Casini l'opposizione ha usato tutti gli apprezzamenti e i riguardi possibili, rimane solo da chiedersi quale sarà il fondo da toccare.
Il caso Caselli, per alcuni aspetti, è anche più grave perché riguarda la mafia. Nella storia del potere in Italia casi di interventi governativi per favorire gruppi di gran commis ce ne sono stati e non pochi. Ma dell'approvazione di un decreto legge, che richiede in base alla Costituzione i requisiti di "necessità ed urgenza", per impedire a un servitore dello Stato di concorrere a un posto bandito dal Consiglio superiore della magistratura e dopo che la legge che puntava allo stesso obiettivo era stata bocciata dal capo dello Stato, non si ha conoscenza.
Per Caselli hanno studiato un meccanismo punitivo preventivo e di esclusione ad personam per impedire che diventi Procuratore nazionale antimafia. Caselli, per questa maggioranza è pericoloso per le stesse ragioni per le quali è utile al paese: con le sue accuse ha determinato condanne all'ergastolo di centinaia di mafiosi e ha fatto arrestare i capi più pericolosi di Cosa Nostra; ha dimostrato di avere ragione nei processi Andreotti e Dell'Utri; dalla posizione di Procuratore nazionale antimafia, con le competenze che ha, bene utilizzate anche a livello internazionale, sarebbe pericolosissimo per tutte le mafie. Il procuratore Vigna ha certamente ben meritato. Con il prestigio che si è guadagnato, forse, avrebbe potuto impedire una operazione tanto indecente, rinunciando alla proroga, sapendo che la decisione del governo è persecutoria e costituisce un precedente rischioso. Non so se tra le persone in buona fede ce ne siano ancora molte convinte che non c'è regime. Forse il regime come si intende comunemente non c'è davvero, ma la trasformazione della Repubblica democratica prevista dalla Costituzione in Repubblica della malavita è davanti agli occhi di tutti.