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Articolo apparso su "Il Manifesto" del 16 gennaio 2005

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gruppo del cantiere/rassegna stampa/Un po' d'aria

 

UN PO' D'ARIA
di Gabriele Polo
(pubblicato sul Manifesto del 16.01.2005)


Francesco Rutelli fa sapere che l'egualitarismo è una disgrazia, perché una "società di tutti uguali" è un orrore. O, forse, perché ritiene che quella parola faccia perdere le elezioni. Dimentica che preziose costituzioni liberali affermano che "tutti gli esseri nascono uguali nei diritti", oppure lo sa bene e pensa che anche quei princìpi vadano messi all'incanto nel meraviglioso mondo di oggi. Lo ha detto mentre tremila persone erano riunite alla fiera di Roma per dare un senso culturale, politico e programmatico alla parola sinistra, ma dobbiamo ringraziarlo d'averlo fatto, perché - accidenti - ci eravamo dimenticati dell'uguaglianza: promettiamo di non farlo più.
Il leader della Margherita ha in mente un capitalismo compassionevole e anche ieri ce lo ha riproposto, cercando di far svoltare a destra la coalizione antiberlusconiana (o semplicemente per mettere in difficoltà il progetto prodiano della Fed). Non così i tremila dell'assemblea che abbiamo organizzato ieri: lì siamo partiti, alla luce delle esperienze di questi ultimi anni, dal concetto che il capitalismo è alquanto inclemente, non per "cattiveria", ma perché ormai è fatto così. Concludendo che per vincere le prossime elezioni sia necessaria una svolta a sinistra. Non con formule elettorali o assemblaggi organizzativi, bensì attraverso i contenuti che sono il frutto delle mobilitazioni di questi ultimi anni, ma che hanno bisogno di una cultura - una visione del mondo? - che li sostenga.
Non era affatto scontato che saremmo riusciti a far parlare tra loro partiti - anche un po' rissosi - associazioni, movimenti, pezzi di sindacato, intellettuali. In questi anni, pur di fronte a pratiche innovative e a grandi mobilitazioni di massa, la frammentazione è stata forte e a ogni flessione della tensione emotiva sui grandi fatti (dalla guerra all'attacco ai diritti) è corrisposto un rifugiarsi di ciascuno nella propria specificità. Questo ha permesso a ciascuno di continuare nella propria opera, ma ha reso più difficile il confronto.
Ieri il confronto è stato vero: abbiamo chiesto a tutti di fare un piccolo passo indietro rispetto alla propria identità, per farne uno insieme in avanti e la partecipazione di massa all'assemblea ha imposto il confronto, l'avvio di un percorso comune.
Ora si tratta di farlo quel percorso, sapendo che non sarà semplicissimo, che non si tratta di stilare solo un'agenda programmatica, ma di dare corpo a un punto di vista fondato sull'indipendenza dall'ideologia del mercato come stato di natura. E farlo sapendo che la democrazia per essere un fine deve diventare una pratica, in cui tutti si mettono sullo stesso piano e cercano i punti comuni; sapendo che l'autonomia della società è un valore da difendere da qualunque emergenza elettorale o di governo. Solo così si potrà pesare davvero anche nella coalizione democratica ed evitare ciò che è successo in passato, quando in nome della governabilità si sono sacrificati i valori, i princìpi, i contenuti: una guerra non potrà più essere chiamata umanitaria solo perché la fa un governo di centrosinistra, un lavoro non potrà più essere precarizzato solo perché lo decide un ministro della "nostra parte", un bene comune o un diritto non potranno più essere privatizzati "per evitare il peggio", una critica a un "esecutivo amico" non dovrà più subire l'accusa di essere al soldo della destra.
L'elenco potrebbe essere lunghissimo, ieri alla fiera di Roma è stato declinato, e nemmeno tutto. Dovremo precisarlo e riempirlo di fatti politici. Il primo sta nell'invito a creare uno spazio frequentabile -aperto - che non è costringibile nei recinti di quel 13% che alle elezioni europee ha votato "a sinistra dei moderati del centrosinistra", che guarda semmai ai dieci milioni di sì all'estensione dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Chiamatela "camera di consultazione", "tavolo", "stanza"... Chiamatela come vi pare, ma l'importante è come sarà e cosa farà. Da oggi l'esito è nelle mani di quelli che hanno animato l'assemblea di ieri, che devono ritrovarsi per proseguire il percorso e non deludere le aspettative. A cominciare da un'altra scadenza di massa, da una grande manifestazione contro le politiche del governo e lo smantellamento della Costituzione: rendiamo visibile l'opposizione e offriamole uno spazio pubblico. Non possiamo restare in apnea fino al 2006, ci manca l'aria.