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articolo da "L'Unità" del 7 giugno 2005


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Caro Rutelli, molto meglio un “no”

Achille Occhetto
Alla vigilia del referendum sulla procreazione assistita, dati ormai per assodati i convincimenti relativi alle questioni di merito da una parte e dall'altra, vorrei dare una possibile chiave di lettura del reale significato di certe prese di posizione apparentemente sorprendenti se non collocate nell'ambito di uno scenario politico inquietante.
Per questo vorrei rivolgere un avvertimento ai cattolici sensibili, secondo la migliore tradizione degasperiana, alla laicità dello stato ed una proposta allo stesso Rutelli.

La campagna per l'astensione dal voto è profondamente antidemocratica ed assume caratteristiche anticostituzionali.
E antidemocratica perché una minoranza di no ai quesiti referendari pretende di bloccare una maggioranza di sì aggiungendo la propria astensione motivata a quella cronica invece di accettare apertamente la sfida nel segreto dell'urna.
È anticostituzionale perché, equiparando l'astensione al no e il volo al si, lede la libertà di voto di intere comunità che in tal modo vengono individualmente e collettivamente controllate, in violazione della fondamentale garanzia costituzionale della segretezza del voto.
I problemi di coscienza non si risolvono con trucchi antidemocratici che colpiscono i convincimenti di altri cittadini.
Infatti mentre un'eventuale modifica della legge 40 lascerebbe ognuno libero di non avvalersi dei diritti da essa sanciti, il mantenimento dei limiti attuali nega a tutti diritti fondamentali come quello alla salute della donna e alla libertà di ricerca.
Stupisce che chi, come Rutelli, dovrebbe avere a cuore la laicità dello stato, invece di scegliere la strada truffaldina dell'astensione, non abbia, nel pieno rispetto delle proprie posizioni, scelto quella del voto contrario, o dell'astensione politicamente corretta che si può esprimere attraverso la scheda bianca, in tal modo avrebbe salvaguardato le proprie idee e la libertà degli altri. Per questo mi rivolgo a lui dicendogli che e ancora in tempo ad assumere una posizione, che nel merito non condividerci, ma che considererei rispettosa della democrazia e dello spirito costituzionale.
La verità è che la coscienza la religione non c'entrano affatto. Da parte di alcuni settori della Chiesa si fa sentire una scelta politica, un desiderio di potere temporale e di riappropriazione e intervento negli affari italiani che si accompagna a una volontà di rivincita culturale sulla libertà dei moderni, che travalica i confini legittimi dell'iniziativa pastorale.
Da parte di Rutelli riaffiora il desiderio diffuso in tutta un'area del cattolicesimo italiano e non solo, di ritomo al centrismo, desiderio che si intreccia pericolosamente con il disegno di una parte dell"episcopato italiano. Questo connubio, qualora dovesse affermarsi, ci farebbe fare un pericoloso salto nel buio. Anche per impedire tutto ciò bisogna andare a votare.