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gruppo del cantiere/rassegna stampa/caro Rutelli, molto meglio un "no"
Caro Rutelli, molto meglio un “no”
Achille Occhetto
Alla vigilia del referendum sulla procreazione assistita, dati ormai per
assodati i convincimenti relativi alle questioni di merito da una parte e
dall'altra, vorrei dare una possibile chiave di lettura del reale significato
di certe prese di posizione apparentemente sorprendenti se non collocate
nell'ambito di uno scenario politico inquietante.
Per questo vorrei rivolgere un avvertimento ai cattolici sensibili, secondo la
migliore tradizione degasperiana, alla laicità dello stato ed una proposta
allo stesso Rutelli.
La campagna per l'astensione dal voto è profondamente antidemocratica ed
assume caratteristiche anticostituzionali.
E antidemocratica perché una minoranza di no ai quesiti referendari pretende
di bloccare una maggioranza di sì aggiungendo la propria astensione motivata a
quella cronica invece di accettare apertamente la sfida nel segreto dell'urna.
È anticostituzionale perché, equiparando l'astensione al no e il volo al si,
lede la libertà di voto di intere comunità che in tal modo vengono
individualmente e collettivamente controllate, in violazione della
fondamentale garanzia costituzionale della segretezza del voto.
I problemi di coscienza non si risolvono con trucchi antidemocratici che
colpiscono i convincimenti di altri cittadini.
Infatti mentre un'eventuale modifica della legge 40 lascerebbe ognuno libero
di non avvalersi dei diritti da essa sanciti, il mantenimento dei limiti
attuali nega a tutti diritti fondamentali come quello alla salute della donna
e alla libertà di ricerca.
Stupisce che chi, come Rutelli, dovrebbe avere a cuore la laicità dello stato,
invece di scegliere la strada truffaldina dell'astensione, non abbia, nel
pieno rispetto delle proprie posizioni, scelto quella del voto contrario, o
dell'astensione politicamente corretta che si può esprimere attraverso la
scheda bianca, in tal modo avrebbe salvaguardato le proprie idee e la libertà
degli altri. Per questo mi rivolgo a lui dicendogli che e ancora in tempo ad
assumere una posizione, che nel merito non condividerci, ma che considererei
rispettosa della democrazia e dello spirito costituzionale.
La verità è che la coscienza la religione non c'entrano affatto. Da parte di
alcuni settori della Chiesa si fa sentire una scelta politica, un desiderio di
potere temporale e di riappropriazione e intervento negli affari italiani che
si accompagna a una volontà di rivincita culturale sulla libertà dei moderni,
che travalica i confini legittimi dell'iniziativa pastorale.
Da parte di Rutelli riaffiora il desiderio diffuso in tutta un'area del
cattolicesimo italiano e non solo, di ritomo al centrismo, desiderio che si
intreccia pericolosamente con il disegno di una parte dell"episcopato
italiano. Questo connubio, qualora dovesse affermarsi, ci farebbe fare un
pericoloso salto nel buio. Anche per impedire tutto ciò bisogna andare a
votare.