Articolo apparso su "Corriere della Sera" del 17 gennaio 2005
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gruppo del cantiere/rassegna stampa/Occhetto: i limiti ci sono
Occhetto: i limiti ci sono, però c'è chi li sottolinea solo per spostarsi a
destra
di Daria Gorodisky
(pubblicata sul Corriere della sera del 17.01.2005)
Senatore Achille Occhetto, ha sentito le parole di Rutelli sulla
socialdemocrazia? Anche a lei, già ai tempi della Bolognina, sembrava un
concetto superato.
"Veramente già da segretario del Pci (ma li era impossibile per contraddizione
di termini) e poi del Pds io condussi una battaglia per far entrare il partito
nell'Internazionale socialista Ebbi numerosissimi colloqui con Willy Brandt,
Mauroy e Kinnock per ottenere questo risultato.
Ne parlò anche con Bettmo Craxi... "Certo. Ho sempre ritenuto, e lo ritengo
ancora, che una forza di sinistra debba collegarsi alla grande famiglia del
socialismo europeo per guardare oltre le vecchie impostazioni e andare verso
qualcosa di nuovo. Oggi riconfermo questa posizione: vedo dei limiti alla
socialdemocrazia, ma in direzione diametralmente opposta a quella prospettata
da Rutelli.
Cioè?
"La sua uscita non ha nulla a che vedere con un dibattito
politico-storico-culturale; è tutta politicista, volta a spostare più a destra
l'asse della coalizione. Si tratta di un casus belli interno alla cosiddetta
Fed, un episodio della battaglia per l'egemonia della coalizione. Per questo
non la prenderei come un serio elemento di discussione.
Tornando un momento indietro, al momento di cambiare nome al Pci lei si oppose
a qualunque riferimento al socialismo.
"Un partito socialista italiano esisteva già. Con Partito democratico di
sinistra noi volevamo marcare la ricerca di una forza di sinistra
profondamente nuova. Feci riferimento a Kinnock, più innovatore di Blair tra i
laburisti, e alle nuove correnti di pensiero del Nord, che introducevano temi
come l'ecologia, i rapporti tra Nord e Sud del mondo.. - Erano tutti
riferimenti al socialismo europeo, dunque. La mia critica alla
socialdemocrazia, lo ripeto, era specularmente opposta. a quella che oggi
muove Rutelli, perché io spingevo a sinistra".
Sabato Rutelli nella lista delle parole bocciate ha messo anche "egualitaismo".
"Invece penso che l'uguaglianza sia proprio un principio che va
recuperato...".
Ora però il presidente della Margherita dice che c'è stato un equivoco.
"Allora ben venga la correzione di una gaffe che, per uno schieramento li
centrosinistra, sarebbe insopportabile e insostenibile dal punto di vista
ideale e culturale".
A sinistra c'è chi sostiene, da Valdo Spini a Cesare Salvi, che i Ds debbano
cambiare nome e chiamarsi qualcosa come Partito del socialismo europeo. Anche
se ormai lei ha lasciato il partito, che cosa ne pensa?
"Il Partito socialista europeo esiste già, e io sono stato tra i suoi
fondatori. Ne sono stato anche vicepresidente. Detto questo, da tempo la mia
proposta è che si vada verso un partito che sia veramente sovranazionale e non
soltanto di nome; come hanno fatto i Verdi, per esempio. Però credo che per i
Ds di oggi il problema non stia nella denominazione, ma nell'identità ideale e
programmatica. Perché nel partito convivono posizioni di riformismo forte e di
sinistra e posizioni di riformismo moderato vicino alle impostazioni
programmatiche di Rutelli".
C'è anche chi, magari fuori dai Ds, gradirebbe una scissione.
"Penso che sia necessario un chiarimento in tutta la sinistra, una convenzione
delle idee: mettiamo al centro alcune idee-forza su cui trovare un accordo.
Qualcosa è iniziato sabato a Roma (all'assemblea promossa dal manifesto, ndr),
ma dobbiamo parlare tutti di temi come pace e guerra, occupazione e
flessibilità, l'atteggiamento da avere con le leggi varate da Berlusconi...
Poi vedremo se sarà possibile unirsi".