Articolo apparso su "Corriere della Sera" del 8 febbraio 2005
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gruppo del cantiere/rassegna stampa/Occhetto: "Bettino non va denigrato. Ma perché hanno rimosso me?"
Intervista a Occhetto
“Bettino non va denigrato. Ma perché hanno rimosso me?”
(intervista ad Achille Occhetto di Daria Gorodisky)
ROMA — Un pò, certo, é compiaciuto per quel riconoscimento. Ma il modo, i
tempi e anche le parole con cui Piero Fassino ha dichiarato che "il nostro
partito non può dimenticare l’enorme coraggio che lui ha avuto nel 1989 e se
oggi siamo qui lo dobbiamo a quell’atto dì coraggio" non hanno soddisfatto
Achille Occhetto. L’uomo della svolta della Bolognina, della trasformazione
del Pci in Pds e del lavorìo per collocarlo nell’Internazionale socialista,
sabato non è stato iscritto da Fassino nell’albero genealogico della sinistra:
al congresso ds sono stati nominati Gramsci e Berlinguer, e poi protagonisti
dell’altro ramo della famiglia, quello socialista, come Turati, Nenni, Saragat
e Craxi.
Ma il leader Akel no. Solo ieri, in un intervista all’Unità, il segretario
della Quercia ha ricordato il suo nome; sottolineando per altro che alle
scorse Europee “è stato Occhetto a creare con Di Pietro una lista concorrente
a quella di Uniti nell’ulivo". Però invitandolo, anche: “Se nella sua
maturazione politica vorrà partecipare alla Federazione dell’Ulivo, sarebbe un
fatto positivo”. La risposta? “Veramente credevo di essere già ampiamente
maturato in questi anni ricchi e sofferti di vita politica... Ma sorvoliamo su
certe espressioni, che denotano solo imbarazzo”.
Senatore, lei nei giorni scorsi ha seguito da ospite esterno il congresso del
partito di cui è stato segretario. E poi quella lista di nomi... Si è sentito
dimenticato?
"Ho visto che Bobo Craxi, contento per la riabilitazione di suo padre, ha
chiesto ai Ds ‘non oscurate Occhetto, nei suoi confronti c’è un che di
stalinista’... Mi fa piacere che abbia colto questo aspetto del rapporto di un
intero partito con il suo fondatore. Però basta domande da caso pietoso: io
sono un uomo politico, ho molte cose da dire".
Anche lei ripete che un problema esiste.
"Si, va superato questo vulnus clamoroso. La svolta dell’89 è stata una delle
pietre miliari della storia della sinistra italiana, ha avuto conseguenze a
catena sull' insieme dei partiti. Dimenticarlo è un’anomalia: al congresso è
emersa e spero che questo aiuti il gruppo dirigente ad avere un nuovo
atteggiamento positivo".
Che cosa risponde all’invito di Fassino?
“Dice che sono stato io ad allontanarmi, ma la lista con Di Pietro è arrivata
alla fine di due mesi di lotta contro il modo ristretto e burocratico con cui
si stava operando nell’alleanza, è stato un gesto contro la discriminazione
messa in atto soprattutto nei confronti di Antonio Di Pietro. La mia era una
battaglia per allargare anche a movimenti e società civile. E avevo ragione
io, visto che oggi l'Italia dei Valori siede al tavolo che gli era stato
negato”.
Dunque ora parteciperà alla Fed?
"Annuncio la mia totale apertura a costruire la massima unità delle forze
riformiste e riformatrici del Paese. Non ho mai condiviso la difesa dei
singoli partiti, questo è un punto di debolezza anche di una parte della
sinistra ds. Ci deve essere una fusione politico-ideale-programmatica tra
diversi. Perciò non mi convince l’idea del timone riformista. Si deve
garantire pari dignità a tutte le componenti".
Ma in concreto come vede la sua collocazione?
"I1 primo passaggio deve essere la partecipazione al tavolo della Gad per
elaborare il progetto e aprire una nuova fase costituente della federazione
allargata. Se si creano queste condizioni, cè una mia disponibi1ità".
D’Alema, sempre al congresso, ha citato la “contaminazione’ fra anime di
sinistra.
"E’ un discorso che ho fatto io 15 anni fa. Ma allora lo hanno rifiutato e
contraddetto; il che ha portato alla vera crisi dell’Ulivo, al defenestramento
di Prodi e all’indebolimento dell’idea unitaria. Però la contaminazione deve
avvenire su un programma e con tutte le espressioni più moderne della politica
e della società".
La riabilitazione di Craxi? Lei ha avuto molti contatti con lui.
"Non condivido né una generica denigrazione né un’altrettanto generica
santificazione, che potrebbe sembrare strumentale. C’è stato un Craxi
innovatore e un Craxi della politica corsara che portò al Caf. I suoi due
errori più grandi furono chiudersi a riccio invece di cogliere l’occasione che
noi proponevamo con la svolta, e non ascoltare Berlinguer sulla questione
mora1e".
I Ds oggi ne parlano?
“Mi dispiace molto che su questo tema non ci sia stata neppure una parola
nella relazione di Fassino, anche perché ci sono segnali di una nuova
illegalità diffusa, di una nuova ondata di degenerazione della politica”