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Articolo apparso su "L'Unità" del 7 aprile 2005


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L'Italia chiede la «nuova politica»

Le regionali hanno lasciato macerie nel centrodestra, ma per vincere il centrosinistra dovrà essere unito «per» e non solo «contro»

ACHILLE OCCHETTO

Ormai non c'è commentatore che non metta in rilievo la portata nazionale della vittoria del centrosinistra alle elezioni regionali di domenica scorsa.
La natura politica del voto è del tutto evidente. Il polo si è andato restringendo, come pelle di zigrino, nella sua roccaforte di partenza del lombardo veneto, mentre anche in quelle due regioni il centrosinistra ha guadagnato nuovi consensi. È difficile dire quali saranno gli effetti di questa vera e propria ondata che si è abbattuta sul berlusconismo, quali sconvolgimenti potrà produrre sugli equilibri interni al centrodestra. Una cosa è certa: Berlusconi è qualcosa di meno che un'anatra azzoppata, la sua credibilità di leader vincente si è notevolmente offuscata, la sua capacità di egemonia e di controllo all'interno di una coalizione sempre più rissosa è arrivata a toccare il fondo. Alleanza nazionale farà di tutto per non rimanere sotto le macerie della casa, ormai lesionata, delle cosiddette libertà, con il rischio di non riuscirci e di determinare reazioni a catena da parte della Lega, mentre le componenti centriste dello schieramento cercheranno, in modo sia pure sotterraneo, di aprire nuove vie di fuga verso ipotetici paradisi di centro.
Nello schieramento opposto si canta giustamente vittoria. È una boccata di respiro quella che abbiamo preso e di cui avevamo veramente bisogno, prima di tutto in termini
di fiducia nella possibilità concreta di battere Berlusconi. Ma anche lo schieramento di centrosinistra avrà bisogno di alcune correzioni e aggiustamenti. Non può infatti sfuggire a nessuno che l'analisi interna al risultato vittorioso rivela alcune tendenze dell'elettorato di grande portata.
In primo luogo appare del tutto evidente che una parte notevole di elettori, sicuramente quella che si è resa necessaria per vincere, non ha scelto i partiti e i loro programmi, ma ha deciso, al di là anche di perplessità più o meno profonde, di dare un ben assestato colpo di karaté al Presidente del Consiglio attraverso una sorta di semplice ed immediata dichiarazione di sfiducia. Il voto secco ai candidati Presidenti ne è una prova. Ora questa parte dell'elettorato deve essere conquistata permanentemente ad un progetto positivo ed alternativo.
Nello stesso tempo il voto assume un significato strategico, che deve essere attentamente valutato a proposito dei processi di aggregazione e di chiarificazione che dovranno determinarsi all'interno del centrosinistra. Infatti ritengo che gli elettori abbiamo voluto lanciare un segnale anche a sinistra, che sta a indicare che non hanno ancora compreso bene le differenze tra riformisti e non, mentre sono stati prevalentemente attratti dall'idea vincente dell'Unione, cioè di un'ampia articolazione del processo unitario per la formazione del nuovo soggetto di coalizione, esattamente come alcuni anni or sono mi è capitato di caldeggiare, assieme a Beniamino Andreatta, nei comuni studi e proposte di rinnovamento del sistema politico italiano.
Mi sembra pertanto farsi strada, nelle tendenze di una parte non trascurabile dell'elettorato, la propensione a non dovere solo scegliere tra riformisti moderati e rifondazione comunista, per porre invece al centro quello che alcuni di noi hanno chiamato il nuovo Ulivo, o il grande Ulivo, senza però disperdere o annullare la ricchezza e varietà delle differenti tradizioni riformiste e riformatrici.
Si tratta in buona sostanza di un inveramento, in forme inedite e originali, dell'intuizione che mi aveva portato a propugnare la formazione di una "carovana unitaria" di cui facessero parte, sotto la stessa leadership, diversi convogli.
Mi sembra infatti che se analizziamo bene i risultati dei vari partiti e della stessa Federazione, appare che una parte decisiva di cittadini abbia voluto pronunciarsi per una unità la più ampia possibile e al di sopra delle tradizionali divisioni partitiche, e che questa unità più ampia debba avere la sua cabina di regia a livello dell'Unione e del candidato leader, con una netta distinzione tra funzione dei partiti (compresa la Federazione) e le funzioni e i compiti della coalizione.
Naturalmente questo processo può conoscere delle tappe di avvicinamento. La prima di queste consiste nel riconoscere che l'elettorato va molto al di là della suddivisione del centrosinistra in partiti rivoluzionari partiti semirivoluzionari e partiti riformisti o moderatamente riformisti. L'opinione pubblica guarda alla verità e fattibilità dei contenuti. E alla moralità della politica. Da ciò nasce l'esigenza di fuoriuscire dalla iniziale e ristretta posizione tutta ideologica e politicista del "triciclo" per porsi, in conformità con l'orientamento di fondo dell'elettorato, il tema, ormai maturo, di un allargamento della stessa Federazione nella direziono del "Grande Ulivo", nel quale, naturalmente, come in tutte le grandi formazioni della sinistra europea, può essere presente, con una notevole autonomia di movimento, una forte componente di sinistra che non svolge solo una funzione di testimonianza, e che può aspirare ad assumere, in determinati momenti, la direzione di tutto il movimento.
La stessa vittoria di Nichi Vendola in Puglia va molto al di là di una antica prova di forza tra posizioni più radicali e posizioni riformiste, per configurarsi come una esigenza di "nuova politica", al di fuori delle ristrettezze di apparato e in una visione più ampia, e direi più moderna, della partecipazione. Nello stesso tempo il successo di Vendola fa piazza pulita delle caricature statiche della lotta politica, proprie di quella politologia che, con una ripetitività per davvero asfissiante, la riducono ad una permanente ed eterna gara per la conquista del centro. Se fosse per davvero così la politica stessa si ridurrebbe alla cosa più banale e noiosa che ci sia sulla faccia della terra. Al contrario, anche nella prova pugliese, è stata premiata l'incisività e la chiarezza dei programmi attorno ad una prospettiva unitaria.
Le due parole chiave mi sembrano essere il Progetto prima di tutto e un soggetto di coalizione, insieme pluralista e unitario, nel quale si rafforza il ruolo centrale di Prodi come leader di tutta la coalizione e non solo di una parte.
Ma la cosa decisiva è che il processo di allargamento dell'Ulivo, in sostanza il mutamento di pelle, come in tutte le crescite, della stessa Federazione, si presenti come una autentica apertura ai movimenti e alla società civile. Infatti, dobbiamo saperlo, malgrado l'indubbio valore che assumerebbe la semplificazione del sistema politico se davvero, e non solo transitoriamente, si eliminasse la letale e antistorica concorrenza tra riformisti laici e riformisti cattolici, permane un difetto che non va sottovalutato: il punto di partenza rischia, di nuovo, di essere quello dei cartelli elettorali. Deve essere pertanto intensificata la ricerca di un Progetto unitario, l'apertura di un dialogo aperto su alcune fondamentali idee forza. Insomma occorre avviare una vera e propria Costituente delle idee.
Dopo il mirabile risultato di domenica scorsa è molto probabile che il centrosinistra vinca la prossima manche, e occorre fare di tutto perché questo avvenga. Ma attenzione, la partita non è ancora vinta. Rimane aperto il problema del rapporto tra unità contro e unità per; in sostanza il problema di una unitaria visione di governo capace di rispondere ai problemi reali del Paese. Su questo terreno c'è ancora molto da fare: occorre mettersi subito all'opera.