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Intervento di Achille Occhetto
All'assemblea del 15 gennaio 2005. Verso sinistra.

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Intervento di Achille Occhetto
All'assemblea del 15 gennaio 2005. Verso sinistra.


Allora è proprio vero che esiste un'area, che ha già fatto importanti esperienze comuni, un'area che non è caratterizzata da un radicalismo primitivo e scomposto, e che non si vuole tuttavia lasciare trascinare lungo la china di un riformismo moderato, di una copertura da sinistra del liberismo.
Ma è altrettanto vero che quest'area non è rappresentata, e non è rappresentata, si badi bene, in un contesto sempre più segnato da una crisi strutturale della democrazia caratterizzata da un regime oligarchico trasversale, fondato sul censo.
Perché, attenzione, non si tratta solo del 13 per certo dei voti dati a sinistra, si tratta di un'area ben più ampia che non ritiene che le sue aspirazioni, le sue attese, i suoi sogni possano essere affidati esclusivamente all'esistenza di un pulviscolo di partitini;
un'area che tuttavia c'è, e che è animata da un comune sentire.
I temi di questo comune sentire sono già emersi nel corso del dibattito preparatorio, e prendono tutti le mosse dalla consapevolezza che è necessario un nuovo pensiero, un salto culturale rispetto al pensiero unico liberista.
Oggi nessuno ha il diritto di dichiararsi di sinistra senza una ridefinizione degli orizzonti e dei confini della sinistra del nuovo millennio,direi, senza fissare anche dei paletti invalicabili.
Infatti, si può essere di sinistra se non si respinge la guerra sempre e ovunque? Se non la si considera un tabù, esattamente come lo schiavismo e l'incesto?
Una vera sinistra oggi deve dire di no alle elezioni farsa in Irak, e chiedere come faranno i deputati e i senatori pacifisti che il governo si muova nella direzione di fissare una data certa per il ritiro delle truppe di occupazione, alla cui presenza è grottesco parlare di libere elezioni, e di dare l'esempio attraverso l'immediato ritiro delle nostre truppe.
Così ragiona una vera sinistra!
E ancora, si può essere di sinistra se non si assume come centrale il punto di vista del lavoro, se non si privilegia l'occupazione rispetto alla flessibilità?
Si può essere di sinistra se ci si limita ad una vaga richiesta di equa redistribuzione della ricchezza, senza intaccare il modello dominante, e soprattutto senza proporne un altro, al cui centro ci siano l'occupazione, una diversa qualità della vita, un nuovo modo di produrre e di consumare?

Certo, lo sappiamo, per battere la destra è necessaria una coalizione ampia che si realizza attorno ad un programma di governo che si fondi su un denominatore comune tra le diverse aree del riformismo italiano.
Una mediazione, dunque; lo sappiamo, non ci spaventa la parola;
ma il problema è questo: come e da chi viene definito il baricentro politico della coalizione?
Forse da chi si arroga il diritto di rappresentare le compatibilità del salotto buono,
oppure dalle esigenze reali del popolo di sinistra e del paese?
In questo senso Prodi ci garantisce ed è il nostro candidato premier.
Ma ci garantisce a patto che(Rossana Rossanda) riesca a fare emergere ed esprimere questo baricentro democratico.
Per questo come Gruppo del Cantiere gli abbiamo proposto di aprire un secondo tavolo programmatico, da lui presieduto, e a cui partecipino movimenti e associazioni della società civile.
Questa nostra proposta si incontra con quella avanzata da Asor Rosa.
L'obiettivo dovrebbe essere quello di spostare a sinistra l'asse della coalizione, o meglio, di metterla in contatto con i problemi reali del paese e dei lavoratori;
di dichiarare la fine dell'autosufficienza di una certa politica;
di entrare in contatto con gli individui, di superare la contrapposizione tra individuo e collettività... e aggiungo io, tra libertà e democrazia.
Prodi aprendo una vera e propria Costituente delle idee deve porsi come leader di tutti, non di alcuni partiti, ma dell'insieme del popolo di centrosinistra.
Le piccole coalizioni dentro le grandi coalizioni non conducono da alcuna parte.
Occorre capire che i problemi non sono organizzativi, ma programmatici,
bisogna chiarirsi le idee.
Ma a questo punto chiediamoci: se è vero che esiste un'area non rappresentata, che dobbiamo fare?
Un nuovo partito?
No. Un processo, aprire un nuovo processo, al cui centro sia collocato il Progetto in continua trasformazione.
In questo senso noi possiamo inventare qualcosa di nuovo.
Creare non un partito ma un'area.
Penso ad un'area formata da movimenti, singole personalità, partiti, associazioni, al cui centro si collochi non il partito guida, o la forza numerica, ma il Progetto in continua elaborazione.
Già questa sarebbe una bella riforma della politica!
Incominciamo dunque con il luogo del Progetto, con la proposta degli organizzatori del convegno, molto vicina a quella costituente delle idee di cui ho parlato,
per vedere solo in un secondo tempo se ci sono le condizioni di nuove unificazioni sul terreno della rappresentanza politica.
In una direzione opposta a quella del riformismo moderato e subalterno.
Il punto di arrivo potrà essere, anche sul piano dell'organizzazione politica, qualcosa di inedito.
Ma non si tratta di fare a sinistra l'errore compiuto dal triciclo.
Occorre partire dal programma, dalle idee forza caratterizzanti una identità.
Se poi nascerà qualcosa di nuovo ...lo vedremo dopo.
Ed è proprio sulla base di questa ispirazione che ritengo possiamo dichiararci fin da adesso interessati a far parte della Camera di consultazione permanente di cui ha parlato Asor Rosa.
Dobbiamo partire dall'inventaglio di alcuni nuclei programmatici qualificanti.
Occorre cominciare da un dibattito aperto, senza paure diplomatiche,
tra chi vuole ricercare...discutere.
Mettendo da parte le gelosie di gruppo, l'attaccamento ostinato alle ragioni e divisioni di un tempo ormai remoto.
No, non si può andare avanti così.
Bisogna che tutti sappiano abbandonare le proprie rendite di posizioni,
le gelosie reciproche, riconoscendo con umiltà che la sinistra non è la risposta, è il problema, e che occorre ritornare a ridiscutere i fondamenti dell'idea stessa di sinistra e di democrazia.
In questo senso è necessario immaginare e progettare nuovi luoghi della politica.
Noi ci proponiamo, assieme a voi, di essere uno di questi servizi democratici.
Questi luoghi, non strettamente legati all'immediatezza del potere e della reciproca concorrenza, potrebbero fare saltare vecchie ruggini, e rivalità di bottega. La nostra non è l'esigenza di quattro gatti (De Giovanni) che vogliono dare vita a un partitino per dividere, frammentare. No, non cambiamo le carte in tavola: la divisione a sinistra è stata portata dal riformismo moderato contro il progetto unitario dell'Ulivo. Oggi noi sentiamo l'esigenza di una ricostruzione unitaria sulla base della chiarezza. Solo la chiarezza può illuminare la strada dell'unità. Noi non proponiamo di dividerci per dividerci, ma di unirci in un grande progetto di ricerca e di iniziativa.
La sinistra ha il diritto e il dovere di esistere.
Per questo siamo qui anche con chi in momenti cruciali ha avuto posizioni diverse dalle nostre: perché tutti sentiamo il dovere di colmare un'assenza; un'assenza dolorosa, che fa male non solo a noi ma all'Italia, e di dire con chiarezza che dagli errori del passato non si esce da destra ma da sinistra.

Achille Occhetto