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''Verso una fondazione della sinistra critica''
di Alessandro Cardulli
 

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''Verso una fondazione della sinistra critica''
di Alessandro Cardulli
Dopo l'appuntamento del Manifesto, la giornata di approfondimento sui contenuti promossa dalle riviste della sinistra. Nascerà una fondazione o, come suggerisce Bertinotti, "un'università popolare" delle culture critiche.

Nasce una Fondazione. Si dovranno definire i particolari "tecnici" ma la volontà politica è emersa a conclusione del "Fuori programma. Un cantiere sul che fare", promosso dalle riviste Aprile, Carta, Alternative, Quaderni laburisti e dall'emittente Ecoradio con l'adesione di molte altre pubblicazioni di diverso orientamento culturale. La proposta di cui già avevano parlato in articoli e interviste Fabio Mussi e Pietro Folena, è stata avanzata dal segretario di Rifondazione, Fausto Bertinotti. Idee comuni sul cambiamento e la trasformazione, comune appartenenza a culture critiche, a partire da questi due elementi che hanno caratterizzato il "Fuori programma", nasce - ha detto il leader di Rc- si avverte l'esigenza di un avanzamento nel modo di operare, di rapportarsi, che può essere rappresentato da una strumentazione, una Fondazione, un università popolare, un luogo permanente di cui siamo tutti partecipi".
Fabio Mussi, coordinatore della sinistra Ds, ha precisato che deve trattarsi di "un'istituzione con personalità giuridica, una Fondazione appunto dove trovano spazio le culture più critiche, più evolute, anche chi vuole portare contributi su questo o quel problema". C'è bisogno di questo "luogo", anche alla luce delle battaglie che ci attendono, prima fra tutte quella di cacciare Berlusconi. Mussi ha letto alcuni passaggi di un intervento di Berlusconi dove afferma che se vince la sinistra, ("si riferisce anche a noi- ha sottolineato il leader del correntone"), ci sarà "miseria, terrore e morte". Avvertiamo - ha proseguito Mussi-uno sgradevole sentore di fascismo. Cacciare Berlusconi diventa un dovere patriottico. Adesione alla proposta anche da Paolo Cento per i Verdi e Pagliarulo, Pcdi. Giovanni Berlinguer, presidente di Aprile, aveva anche sottolineato il valore della discussione, delle proposte scaturite dal dibattito che " mi da gioia e speranze a fronte delle poche e sbagliate idee dei partiti del centrosinistra. Gli elementi di programma che stiamo mettendo a punto devono penetrare nella grande alleanza".
Il "testimone", come nelle staffette, è stato raccolto bene, insomma e la corsa è stata rilanciata. Dall'assemblea del Manifesto nel grande teatro della Fiera di Roma, dalla Camera di consultazione proposta da Alberto Asor Rosa ed accolta con entusiasmo, sono passate meno di ventiquattro ore quando in un aula dell'Angelicum, l'università pontificia che porta il nome di Giovanni XXIII, i direttori delle riviste del "Fuori programma", Nicola Tranfaglia (Aprile), Pierluigi Sullo (Carta), Domenico Iervolino (Alternative), Sergio Ferrari (Quaderni Laburisti) e Fabrizio Fabbri (Ecoradio) aprono i lavori che termineranno nel tardo pomeriggio. Un segnale di continuità, un filo rosso che lega le due iniziative, pur nella diversità delle problematiche, degli obiettivi immediati, del modo di definirli, affrontarli, farli diventare iniziativa culturale e politica. Lo scenario è quello della sinistra critica che cerca se stessa, ha bisogno di contaminarsi con i movimenti, le associazioni, di entrare in sintonia con il modo di riflettere, di ragionare, di costruire proposte, programmi, progetti. Non fa neppure arrabbiare l'ignoranza di Rutelli, ignoranza nel senso di non conoscere, che getta al macero socialdemocrazia e egualitarismo (poi smentirà se stesso, incolpando ai giornalisti ndr). Se conoscesse il pensiero e l'agire di personalità del socialismo, della socialdemocrazia europea, come Brandt, Palme, dell'eurocomunismo come Enrico Berlinguer, saprebbe che c'è una storia in continua evoluzione, che ci sono grandi partiti socialisti in tutto il mondo, che ci sono valori da difendere, promuovere.
"Fuori programma" con il suo Cantiere ha lavorato, appunto, su quattro grandi questioni. Dopo aver ascoltato le relazioni di apertura c'è stato un trasferimento di massa: l'aula era troppo piccola, ci si è spostati nell'Aula magna, quella con le poltrone rosse in prima fila dove siedono le personalità nelle occasioni ufficiali. Lisa Clark (pace e solidarietà globale), Riccardo Petrella (Beni comuni), Paolo Nerozzi (Sviluppo e diritti dei lavori), Luigi Ciotti (Legalità e diritti dei cittadini) hanno illustrato le linee generali, impostando i lavori. Nei quattro gruppi si sono avuti più di cento interventi, di rappresentanti di movimenti, parlamentari, sindacalisti, dirigenti di associazioni grandi e piccoli, protagonisti di lotte sociali. No alla guerra, mai più Kossovo, mai più guerre, salari, qualificazione del lavoro, lotta al precariato. Abrogazione della legge 30, revisione da sinistra dei parametri di Maastricht, centralità del lavoro o centralità del reddito, reddito di cittadinanza, proprietà. Gestione, controllo pubblico dei beni comuni, partecipazione dei cittadini, l'acqua e la conoscenza, la finanza, la democrazia nei luoghi di lavoro, la legge sulla rappresentanza, rappresentanza politica del mondo del lavoro che oggi non c'è, collegamento e autonomia dei movimenti: tanti problemi, tante idee, tante proposte che diventeranno documenti concreti. Ma prima di tutto ci sono le persone. Un sacerdote come Luigi Ciotti, con parole di fuoco, esprimerà il disagio di una società sempre più insicura, inquieta, di una depressione che non viene dal cielo Ricorda Tom Benettolo che "sentiamo con noi" e Felicia Imposimato. Parla di mafia, mafiosità: lo stato-dice - ha una potente macchina da guerra. Si scusa per l'uso di questa parola ma se la mettesse in moto contro la mafia, la criminalità organizzata, la battaglia sarebbe vinta. Ma ci sono "troppe tenerezze", non solo oggi, che vengono da lontano. E poi l'ecomafia, la droga, la legge Fini, la Bossi Fini, i centri di permanenza temporanea da chiudere, le carceri inumane. Don Ciotti affronta la disperazione di una società che vede nei paesi dell'Unione europea nel 2004, 57mila suicidi, oltre tremila in Italia sono gli anziani che si uccidono. Negli ultimi cinque anni 1500 persone si sono uccise per l'usura. Legge lettere di ragazze e ragazze che si sono tolti la vita. " La vita è troppo difficile, scusate non sono capace", "Scusate se vi ho deluso".
Si usano anche i messaggini. "Vivo una vita che non è la mia, se non fossi nata sarebbe lo stesso" Anche per questi ragazzi che non ci sono più vale impegnarsi, salire in alto con la qualità delle proposte e delle iniziative, delle campagne che bisogna organizzare, come ha suggerito Agnoletto. Si chiudono i lavori, si stabilisce un'agenda, si individuano altri temi per le prossime iniziative, Il " testimone" è in buone mani. Non ci sono, ci pare, quei pericoli di cui aveva parlato all'assemblea del Manifesto Paul Ginzborg, il professore del Laboratorio di Firenze, cantando uno "stupido canzoncino" che racconta del duca di York che aveva fatto scalare una collina ai suoi diecimila uomini, poi li aveva fatti subito scendere. La volontà comune, la Camera di consultazione, la Fondazione, è quella di salire in alto e guardare all'orizzonte. E oltre, se possibile.