"Non ci sono alternative a
Prodi"
A colloquio con Paolo Sylos Labini
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"Non ci sono alternative a Prodi"
A colloquio con Paolo Sylos Labini
di Paola Pentimella Testa
"È un caos. A destra e a sinistra". Nella sua casa romana, da dove si vede
villa Torlonia, una volta residenza "del mascellone, il tombeur de femmes
Benito Mussolini", Paolo Sylos Labini, uno dei maggiori economisti e
intellettuali italiani, si dice molto preoccupato, ma anche speranzoso. Lo
angoscia "questa sinistra che fa sempre gli stessi errori, e non capisce che
si deve andare avanti uniti, perché l'unico obiettivo adesso è mandare a casa
questa banda che è al governo". È fiducioso perché Prodi dimostra una grinta
che non sospettava, "e se resiste agli attacchi, anche del suo schieramento,
il centrosinistra può tornare a vincere". E perché, in fondo, chi ha votato a
destra "si sta accorgendo di quanto sia stato ingannato".
Affermazioni senza rete, che negli ultimi tempi hanno attirato sul professore
le critiche non solo dei nemici, ma anche degli amici, "che hanno cominciato a
prendere le distanze - racconta amareggiato - perché sono convinti che io
esageri, che io sia un demonizzatore, un apocalittico, come Biagi, Luttazzi,
Santoro, Travaglio e Veltri. Perché parlo di regime o quasi regime. Ma come si
fa a non accorgersi di quello che sta accadendo nel paese?".
Professore, da dove cominciamo?
Dal governo, che continua con le sue malefatte di ogni genere e dimensione,
dagli attacchi selvaggi alla Costituzione e all'autonomia della giustizia,
compreso il recente progetto di escludere Caselli dall'Antimafia, e le nomine
di Giorgio Guazzaloca e Antonio Pilati all'Antitrust, con un terribile disdoro
per la seconda e terza carica dello Stato: Pera e Casini. Per quelle nomine ha
violentemente protestato Romano Prodi, perché il primo non è certo competente,
e il secondo è dichiaratamente legato al partito di Berlusconi e, quel che è
peggio, è coautore ombra della legge Gasparri. Norma sulla quale proprio
l'Autorità garante della concorrenza dovrà vigilare. O come l'emendamento
"salva Previti", da cui ha preso le distanze persino il relatore della legge
che lo contiene, Cirielli. E la finanziaria che, continuano a dire, affronta
problemi dipendenti dalla congiuntura internazionale, il che è falso. La
congiuntura continua a essere difficile, è vero, ma ciò non toglie che in
certi paesi se la stiano cavando benino.
Nel centrosinistra, però, c'è chi sostiene che, una volta al governo, queste
leggi non debbano essere cancellate.
Quando Rutelli afferma "non cancelleremo le riforme del Polo", io rispondo che
vanno cancellate, e subito. Rutelli dovrebbe distinguere fra le leggi utili,
sono poche ma ci sono, e le leggi vergogna. Bisogna ricordarsi che questa non
è la destra, ma più semplicemente una banda intenta a curare esclusivamente i
propri interessi. In uno dei pochi e sorprendenti momenti di sincerità,
Berlusconi spiegò a Enzo Biagi che aveva deciso di "scendere in campo" perché
temeva di fallire e di finire in galera. Insomma, doveva riformare la
giustizia a uso suo e dei suoi soci, e doveva difendere le sue televisioni,
ciò che ha fatto così bene da raddoppiarle; doveva anche rafforzare il
patrimonio che in quel momento stava andando a picco, come un giornale di
estrema sinistra aveva raccontato: Milano Finanza.
Scusi se insisto con il centrosinistra, ma alcuni leader dell'attuale
opposizione gli hanno dato una mano.
Credevano così di poterlo controllare. Ma uno come Berlusconi non lo si può
controllare. Questa opposizione è una delusione, ed è una balla la storia che
l'avversario va criticato a bassa voce altrimenti si fa il suo gioco. Due
sociologi rispettabili come Luca Ricolfi e Renato Mannheimer hanno dimostrato
che i demonizzatori hanno sottratto a Berlusconi da uno a due milioni di voti.
Se le critiche che si rivolgono sono documentate, prima o poi gli elettori
aprono gli occhi.
Sì, ma l'opposizione è impelagata in altre questioni e non sembra concentrarsi
sul Cavaliere.
Il quadro del centrosinistra è atrocemente litigioso. Colgo l'occasione per
raccomandare a Prodi, cosa che hanno già fatto Giovanni Sartori ed Eugenio
Scalfari, di unirsi, magari con un nuovo patto di desistenza, e puntare sulle
liste civiche per mandare a casa questo governo.
Un patto senza condizioni?
Deve comunque esserci una premessa da cui non si può prescindere: un codice
etico, che impedisca a chi è stato condannato di andare al governo, di
rivestire cariche pubbliche, oltre che politiche. Con la tanto criticata
Democrazia cristiana, fino a prima del dilagare della corruzione, i ministri
si dimettevano solo perché erano stati messi in discussione. Ora, invece,
siamo arrivati al punto che Mastella si vanta di avere compagni di cordata
come Cirino Pomicino, condannato per corruzione. Penso anche a qualcuno
condannato nella Margherita o a certi personaggi vicini al vertice dei Ds.
Tanto così fanno tutti, pensano i nostri machiavellici politici. E invece in
questo modo ci rotoliamo nel fango, e non c'è più da scegliere tra destra e
sinistra. E finiamo per diventare uno dei tanti paesi sudamericani dove
esistono solo due partiti che, dopo una tacita intesa, si alternano per andare
al potere, in modo che tutti possano saziare la propria ingordigia. Il nostro
paese di antichissima civiltà si è ridotto come Santo Domingo?
Insomma, non c'è via d'uscita, professore?
C'è e si chiama Romano Prodi. E l'auspicio che faccio a Prodi è che vada
avanti con l'idea delle liste civiche da affiancare alle liste dei partiti
della federazione, lì dove non si presentano con il simbolo uniti nell'Ulivo.
Idea che è stata subito avversata da Rutelli, ma anche da Fassino e D'Alema.
Non sono il profeta Isaia, ma è chiaro che è l'unico modo per salvarsi e per
salvare tutti. Se cade Prodi, sarà dura. A tutti i leader dell'opposizione
rivolgo un appello accorato, anzi angosciato: non fatevi ingannare da un
machiavellismo fuori dal tempo: la questione politica è oggi anche questione
morale. La marea montante di fango sta paralizzando tutto, lo sviluppo
economico e lo sviluppo civile, come in Argentina. E come in quel paese, fino
a un tempo recente, i politici saranno inseguiti per strada da chi tira loro
sassi o monetine.
Berlusconi sostiene che chi vince le elezioni nel 2006 rimarrà al governo per
almeno 10 anni.
Beh, questo non lo sa nemmeno il profeta Isaia. Ma lui crede di essere l'unto
del Signore… Insomma, Gaetano Salvemini parlava di ministro della malavita,
credo che sia giusto parlare oggi di Repubblica della malavita.
Il paese non ha speranze, dunque?
Siccome credo che, in fondo, molti italiani non siano servi e imbecilli, e
abbiano capito chi è veramente Berlusconi, avendo anche compreso di essere
stati gabbati, sono certo che avranno un moto di ribellione, civile ed
economico. Perché quando sarà chiaro che anche il portafoglio è in
discussione, allora ci sarà un ripensamento.
Quando il vento cambierà, cosa dirà a chi ora non vuole parlare con lei perché
la ritiene esagerato?
Se si farà risentire, mi negherò.