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Articolo apparso sul "La Nuova di Ferrara" del 30 gennaio 2005


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Il cantiere emilia romagna/rassegna stampa/quando si muore di democrazia esportata

 

Quando si muore di "democrazia esportata"
L'Iraq chiamato alle urne ma in un clima che non promette nulla di buono

A fronte dei tanti problemi sociali ed economici che ci sono nel mondo odierno della globalizzazione certamente ci si sarà chiesto, come sto facendo io con queste righe, cosa succederà tra poche ore in Iraq quando quel popolo andrà a votare- Tantissime sono state le morti finora conosciute e non, descritte e non. Un inventario crudele di morti del popolo iracheno, dì soldati americani, inglesi, australiani, e di quei soldati italiani numericamente pochi, ma così tanto vicini al nostro cuore come i loro familiari che hanno dato la vita in nome di una mistificata missione di pace.
Ma le missioni di pace non sono tutt'altra cosa? Noi non osiamo neanche pensare cosa potrà succedere nelle prossime ore perché le aperte minacce di quei fanatici espletati assassini che i loro inafferrabili capi, Bin Laden o chi per lui da anni guidano, non sono parole ma proiettili che uccidono e cosa succederà il mondò, non io saprà mai visto che persino il Parlamento Europeo ha deciso di non inviare Osservatori per mancanza di sicurezza. Perciò mi chiedo e giusto tutto questo? Quando peserà in termini di vite umane, oltre al vil denaro, questa democrazia esportata che Bush (e non certo il popolo americano) vuol far passare come una santa crociata? Certamente la democrazia e cosa giusta e buona ma, in questo caso, costa lacrime e sangue- Ma sì può essere certi che il dopo, il domani, sarà pacifico e non continuerà invece a scorrere sangue anche quando tutte le truppe, comprese le nostre, avranno lasciato agli iracheni quella loro martoriata ed infelice terra? Dio solo quanto vorremmo sbagliarci e che l'odio e la vendetta non abbiano il sopravvento- Del doman non v'è certezza.
Enzo De Matte!