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editoriale - i referendum del 12 - 13 giugno


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EDITORIALE


I referendum del 12-13 giugno 2005: gli elettori italiani sono
chiamati ad esprimere il propriovoto per l'abrogazione parziale dell'attuale legge 40/2004 sullaprocreazione assistita e sul divieto della ricerca con le cellule staminali
embrionali. Cosi' ha deciso il nostro Governo, pur avendo la possibilita' di farli
svolgere in una data meno balneare: ha dovuto tener fede ai suoi equilibri
interni, soprattutto di coloro che, oltre al consenso e al dissenso sugli
specifici quesiti, giocano proprio sulla data "alta" per cercar di far fallire la
consultazione. Che e' bene ricordare, non e' persa o vinta rispetto al
numero degli elettori che segnano il loro SI' o il loro NO, ma solo se questi
voti sono espressi dal 50% + 1 degli aventi diritto. Visti i precedenti, c'e' poco
da stare allegri.
Abbiamo piu' volte esternato il nostro dubbio sul fatto che materie
simili ?di per se'- debbano essere sottoposte a referendum, cosi' come abbiamo
esternato sulla praticabilita' attuale (non validita') dello strumento referendum
in se', ma non sara' questo a farci tirare indietro nella nostra campagna perche'
gli elettori vadano a votare e votino SI'.
Ma ricapitoliamo questi dubbi:
1 - di per se'. Ricordiamo il recente referendum californiano dove hanno
vinto i pro-ricerca. Non si votava se era legittimo o meno fare ricerca sulle
staminali embrionali, ma se lo Stato avrebbe dovuto o meno finanziare questa
ricerca.
Quindi: ognuno e' libero, ma e' stato verificato, con il voto referendario, se i
soldi dei contribuenti dovevano incentivare queste ricerche, che mai lo
Stato si sognerebbe di vietare a chiunque. Un metodo che e' distante anni luce da
cio' che e' il contesto legislativo in cui i promotori dei referendum italiani
hanno dovuto muoversi, operando per conquistare il diritto alla ricerca e ad
una procreazione assistita che non fosse tale solo sulla carta. In California
gli elettori sono stati chiamati in causa per i loro soldi, in Italia gli
elettori vengono chiamati in causa per condividere o meno un'impostazione
ideologica e religiosa.
2 - praticabilita' attuale (non validita') dello strumento referendum in
se'. Che il referendum sia uno degli strumenti principe della democrazia, non
lo mettiamo in discussione (e gli esempi del loro uso nei vari Stati Usa
?California in primis- o la Svizzera, ne sono testimonianza: entrambi
Paesi la cui solidita' e tradizione democratica non sono in discussione proprio
perche' in grado di accettare il cambiamento di 180 gradi senza battere ciglio).
Ma abbiamo un dubbio grande come una montagna quando pensiamo alla sua
praticabilita' nel nostro ordinamento giuridico e politico. Il fatto che i voti
siano validi quando rappresentano la volonta' del 50% + 1 degli aventi
diritto, e' una regola che da' doppia possibilita' ai sostenitori del NO (e quindi
vizia la parita' nel potenziale risultato, che dovrebbe essere alla base di
ogni confronto democratico). Il fatto che la Corte Costituzionale debba
esprimersi sulla loro ammissibilita' dopo che i promotori si sono sfiancati nella
raccolta delle oltre 500 mila firme necessarie, ne scoraggia il ricorso e da' un
enorme potere discrezionale alla stessa Corte (non dimenticheremo mai quando la
Suprema Corte alcuni anni fa ammise la consultazione referendaria per
l'abrogazione parziale della legge 194 sull'aborto, e la stessa Corte boccio' la
identica richiesta alcuni anni dopo. Tutto perche' era cambiato il contesto
politico in cui si sarebbe dovuto svolgere il referendum?. alla faccia della certezza
del diritto e dei principi costituzionali di riferimento?).
Ovviamente speriamo che questi dubbi restino tali, e non una conferma di
come in questo anno che ci ha separato dall'approvazione di questa legge, noi e
tutti i sostenitori referendari abbiamo girato a vuoto. Chi non avesse le idee
ancora precise, ha ancora un paio di mesi per informarsi (www.comitato
referendum.it).
(Vincenzo Donvito)